Giornalismo sotto attacco in Italia

Il silenzio colpevole su Gaza – Intervista con Roberto De Vogli

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Di Gaza se ne parla troppo poco, quasi sempre come se il suo destino fosse ormai segnato. Si mostrano in televisione le immagini delle macerie di quella che un tempo fu la Striscia, si raccontano le storie dei sopravvissuti, costretti a vivere nelle tende per rifugiati fra alluvioni, topi e malattie, e si dà quasi per scontato che questo debba essere il destino di un popolo che in pochi considerano davvero tale. Roberto De Vogli, professore di Salute globale e Psicologia del potere presso l’Università di Padova, ci ricorda invece che non è così. Il suo saggio, “Empatia selettiva. Perché l’Occidente è rimasto a lungo indifferente al genocidio di Gaza”, ha faticato non poco a uscire. Quella parola lì, “genocidio”, dava fastidio a molti, al punto che è dovuta arrivare la coraggiosa Compagnia editoriale Aliberti a rendergli giustizia, dando alle stampe un testo seminale che merita di essere letto e analizzato con attenzione.
George Monbiot ha scritto sul Guardian: “Un libro brillante, potente ed essenziale. Presenta una sfida morale che siamo obbligati ad affrontare”. Nulla, infatti, dopo Gaza, sarà più come prima. Le nuove generazioni sono assai diverse rispetto alle precedenti: la loro passione politica e civile, riattivatasi negli ultimi anni anche grazie al movimento ambientalista promosso da Greta Thunberg e alla lotta per i diritti civili e l’emancipazione delle donne maturata in seno alla società, è assai superiore se confrontata con quella delle generazioni più grandi, spesso corr
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ancora spaventate dall’utilizzo di termini radicali e bisognose di una rassicurazione che il mondo contemporaneo, ahinoi, non offre. E così, assistiamo allo iato fra ciò che è e ciò che viene rappresentato, mentre si consuma un autentico giornalisticidio e l’Unione Europea assiste inerme a uno sterminio di massa senza riuscire a comminare una sola sanzione, dopo averne comminate una ventina alla Russia di Putin. Un doppio standard che pesa, ci umilia e ci restituisce il senso di una sconfitta collettiva. Qualche voce critica, per fortuna, è rimasta e sta a noi darle la possibilità di esprimersi.

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