Un incentivo volto a favorire i rimpatri, un premio in denaro (nemmeno tanto alto) ai legali che assisteranno i migranti nei rimpatri volontari. E’ una specie di prezzo della libertà o del trattenimento nei Cpr, a seconda di come lo si guardi. Comunque un’aberrazione giuridica e il superamento della frontiera dei diritti civili, tutto contenuto nell’emendamento al Dl Sicurezza approvato venerdì su proposta della maggioranza ma che in poche ore si è trasformato in un boomerang politico. I primi a sollevare polemiche sono stati proprio gli avvocati. Il Consiglio nazionale forense, ossia il massimo organismo di rappresentanza della categoria, ha detto di non sapere nulla di quell’emendamento e di non essere mai stato interpellato sul punto.
Nello specifico il passaggio del Dl prevede una “spinta” ai rimpatri volontari assistiti dei migranti. Per incentivarli si è pensato a un compenso per l’avvocato che offre consulenza legale e informazioni al migrante interessato. In pratica scatterebbe un compenso al legale della stessa misura del contributo economico oggi previsto per il migrante, e pari a 615 euro. Sarà riconosciuto “ad esito della partenza dello straniero”. Nella relazione illustrativa dell’emendamento sono riportati i dati del ministero dell’Interno per cui nel triennio 2023-2025 sono stati circa 2500 i cittadini stranieri che hanno chiesto e aderito ai rimpatri volontari assistiti, in media 800 l’anno.
“In merito alla norma del decreto sicurezza che attribuisce al Consiglio nazionale forense un ruolo nel processo di rimpatrio degli immigrati e nella gestione dei pagamenti dei legali coinvolti, il Cnf precisa di non essere mai stato informato di tale coinvolgimento: né prima della presentazione dell’emendamento, né durante il suo iter parlamentare, né dopo la sua approvazione”, si legge in una nota del Cnf che ora “chiede che il Parlamento intervenga per eliminarne ogni coinvolgimento”. Si sottolinea altresì che “le attività previste non rientrano tra le proprie competenze istituzionali”.
Anche l’Organismo congressuale forense (la rappresentanza sindacale dell’avvocatura italiana) ha ribadito la contrarietà al decreto sicurezza lanciando lo stato di agitazione riguardo, in particolare, alla norma che prevede un compenso economico per l’avvocato che dia assistenza a un migrante nella pratica per il rimpatrio volontario. “Si introduce un compenso all’avvocato, subordinato esclusivamente all’assistenza al rimpatrio volontario del migrante e da corrispondere all’esito della partenza dello straniero. Il testo licenziato, nella logica che lo ispira e nelle conseguenze che ne derivano, non solo lede il diritto di difesa effettiva dell’individuo, ma addirittura stravolge il ruolo e la funzione dell’avvocato, essenziale nel garantire l’assetto democratico del nostro ordinamento. – si sottolinea nel documento – La persona, migrante o cittadino che sia, ha diritto a una difesa effettiva e a un difensore che sia e appaia privo di interessi rispetto alle scelte da adottare nella difesa dell’assistito. L’Organismo congressuale forense afferma che l’attività difensiva ha, quale sua prerogativa, la libertà da qualunque potere e che alcun compenso può essere subordinato o previsto solo in ragione di una sorta di collaborazione da parte dell’avvocato nel conformare la sua attività e le sue scelte agli obiettivi perseguiti dalla politica”. Non meno duro il giudizio dell’Associazione nazionale magistrati. “Esprimiamo il nostro sconcerto, condividendo le preoccupazioni espresse in queste ore dal mondo dell’avvocatura in merito alle novità introdotte dal decreto Sicurezza durante l’esame parlamentare. – afferma la Giunta esecutiva centrale dell’Anm – Il riconoscimento di incentivi economici connessi all’esito della procedura di rimpatrio volontario dei migranti e le limitazioni all’accesso al patrocinio a spese dello Stato in caso di impugnazione dei provvedimenti amministrativi di espulsione dello straniero pongono questioni che mettono a rischio l’effettività della tutela giurisdizionale. Questo contrasta con l’idea stessa di difesa, perché collega il premio all’insuccesso della strategia difensiva, in contrasto con la logica, prima che con il diritto. In ogni ambito il diritto di difesa deve rimanere pieno, libero e concretamente accessibile. Senza essere piegato a logiche diverse. La salvaguardia di tale diritto costituisce un presidio essenziale dello Stato di diritto e un elemento imprescindibile per la fiducia dei cittadini nell’amministrazione della giustizia”.
