Roberto Saviano è stato assolto dall’accusa di diffamazione nei confronti del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini.
Lo scrittore e giornalista ha accolto la sentenza ricordando come la definizione “ministro della malavita” non fosse una sua invenzione ma un’espressione coniata dall’intellettuale Gaetano Salvemini agli inizi del Novecento per descrivere il comportamento dell’allora presidente del Consiglio Giovanni Giolitti. Un’espressione che Saviano aveva ripreso e rivolto al leader della Lega nel 2018, e che aveva spinto Salvini a trascinarlo in tribunale.
Questo il commento di Roberto Saviano alla sentenza odierna:
“Per aver definito Matteo Salvini “Ministro della Mala Vita” sono stato trascinato in tribunale e oggi, dopo otto anni, sono stato finalmente assolto.
Questa assoluzione significa soprattutto una cosa: che la propaganda politica non può diventare uno strumento per mettere a tacere chi critica. Per anni Salvini ha giocato con parole e slogan, alimentando un clima ostile. “Gli toglieremo la scorta”, diceva riferendosi a me. E sapeva bene che, vivendo sotto protezione per le minacce dei clan, certe parole non sono mai neutre. Certe parole possono essere davvero pericolose, soprattutto se a pronunciarle è un Ministro della Repubblica.
E Ministro della Mala Vita non è un’espressione che ho inventato io, appartiene a Gaetano Salvemini, che la usò nel 1910 contro Giolitti per denunciare un modo di esercitare il potere fondato sulla paura, sul consenso facile, sull’uso della forza contro i più deboli. Ma soprattutto Salvemini lo usò per descrivere l’attitudine predatoria che Giolitti aveva nei confronti del sud Italia: sfruttato come bacino di voti e poi abbandonato.
“Ministro della Mala Vita” non era diffamazione allora e non lo è oggi. Era, ed è, una critica politica.
Mi sono dovuto difendere in questo processo per otto lunghi anni, mentre Salvini, chiamato a testimoniare, non si presentava in aula? adducendo i più fantasiosi degli impedimenti. Ma questo processo sarebbe potuto durare anche cent’anni, una cosa è certa: per quanto aspra sia la critica, le parole non possono essere messe sotto accusa quando raccontano il potere.”
Da Articolo 21 va la solidarietà e la vicinanza allo scrittore. La nostra associazione, con il suo portavoce Giuseppe Giulietti, ha seguito da vicino le udienze del processo, confermando ancora una volta il proprio impegno a fianco di chi si trova sotto processo per le proprie parole.
