Nei miei articoli precedenti immaginavo una finestra per le operazioni militari entro pochi giorni, considerando che i 3000 Marines trasferiti dal Giappone sarebbero stati utilizzati solo per rapide e limitate incursioni aventi lo scopo di forzare il blocco navale nello stretto di Hormuz. Non avevo ancora evidenze tali da far comprendere che la partita in gioco nell’area fosse ben più grande e, soprattutto che fosse stata programmata già a gennaio per dispiegarsi in un modo ben diverso da quello che abbiamo visto sino ad ora.
Il Preludio Silenzioso. Mentre a gennaio 2026 il Segretario di Stato USA, Marco Rubio, rassicurava il Congresso che gli Stati Uniti cercavano solo di “degradare le capacità balistiche iraniane tramite attacchi aerei mirati”, nello Studio Ovale si firmava il destino di una generazione. Secondo documenti trapelati dal Pentagono, il 26 gennaio 2026 Donald Trump ha impartito l’ordine esecutivo di Ordine di “Build-up” e attivazione dei protocolli TPFDD (Time-Phased Force Deployment Data): tali protocolli, che prevedevano il carico dei mezzi pesanti (Abrams/Bradley) negli USA, non si elaborano dall’oggi al domani, ci vogliono settimane, quindi l’ordine di prepararli probabilmente è stato dato da Trump ai primi di gennaio 2026.
TPFDD non era solo una sigla burocratica, era l’interruttore della macchina da guerra terrestre (senza questo preavviso di circa 60-90 giorni, i carri armati non potrebbero trovarsi in teatro operativo oggi). Fonti logistiche confermano che già in quella data nei porti della East Coast era iniziato il carico di oltre 70 carri armati M1A2 Abrams (i più avanzati) e 60 veicoli Bradley. “Un carro armato non serve per eliminare un singolo leader con un drone,” spiega un analista militare della Jane’s Defense, “serve per tenere il terreno. Se a gennaio pianifichi di muovere delle brigate corazzate, hai già deciso l’invasione di aprile-maggio”. La doppiezza di Trump emerge qui: vendere al mondo l’idea di una “chirurgia aerea” decisa d’improvviso il 28 febbraio perché le trattative con l’Iran si rivelavano infruttuose e nel frattempo si erano create le condizioni favorevoli per eliminare Khamenei, mentre già da quasi due mesi aveva segretamente deciso lo sbarco di una forza d’urto pesante. Non è credibile che in tutta questa pianificazione Trump non avesse previsto le possibili contromisure iraniane.
Il Tradimento degli Alleati. La conferma definitiva della natura terrestre del conflitto è arrivata dalla Germania a marzo. Il Landstuhl Regional Medical Center (LRMC), il principale hub medico militare USA in Europa, è stato posto in “allerta elevata”, sospendendo i servizi di maternità e le cure civili come abbiamo potuto apprendere dalla decodifica di comunicazioni ufficiali che parlavano semplicemente di “priorità operativa”, ma che in realtà sottacevano un quadro più crudo: le culle dell’ospedale sono state svuotate per far posto alle barelle di migliaia di feriti previsti da un’offensiva di terra.
In questo contesto, la frattura con la NATO è diventata insanabile ma da parte statunitense non europea. Oggi Trump accusa gli alleati di essere “inutili e codardi” per il rifiuto di scortare i mercantili nello Stretto di Hormuz, tuttavia, fonti diplomatiche a Bruxelles rivelano che il rifiuto europeo è nato dalla scoperta che gli USA stavano usando le richieste di supporto navale come copertura per il posizionamento dei 3.000 Marines della USS Tripoli. “Ci hanno chiesto aiuto per la pace mentre caricavano le baionette,” ha dichiarato un anonimo diplomatico francese. La Spagna ha risposto negando l’uso delle proprie basi, portando Trump a minacciare ritorsioni commerciali senza precedenti. Ma il primo a tradire gli Alleati è stato lui.
70.000 Uomini verso il Picco. Ad oggi, 3 aprile 2026, la maschera è caduta. I numeri parlano chiaro: 7.000 paracadutisti della 82° Airborne Division (la punta di diamante arrivata per via aerea); 3.000 Marines d’assalto anfibio arrivati con la Tripoli pronti allo sbarco. Un contingente totale che con i 50.000 già di stanza nella regione e gli altri presenti nelle basi del Golfo ha raggiunto i 60.000 – 70.000 effettivi nell’area USCENTCOM.
In sole cinque settimane il costo di questa operazione, denominata Epic Fury, ha superato i 35 miliardi di dollari. “Non spendi un miliardo di dollari al giorno per una missione di polizia aerea,” riporta un editoriale del Washington Post. La discrepanza tra la promessa elettorale di “niente più guerre infinite” e lo spiegamento di una forza d’invasione superiore a quella del 2003 è la prova finale della strategia di Trump: creare un’inevitabilità logistica che costringa il Congresso ad avallare l’attacco terrestre tra aprile e maggio.
La Finestra di Aprile. I vertici militari hanno confermato che il “picco di potenza” logistica sarà raggiunto nelle prossime due settimane. Con l’arrivo della portaerei USS Harry S. Truman e il completamento dello scarico dei mezzi pesanti dai mercantili partiti a gennaio, Trump avrà a disposizione l’intera gamma di opzioni terrestri che aveva ordinato di preparare tre mesi fa.
La narrativa dell’eliminazione del “tiranno Khamenei” come unico obiettivo si scontra con la realtà di una nazione che si prepara a un’occupazione o a incursioni profonde in territorio iraniano. La decisione che Trump dice di voler prendere a metà aprile è, di fatto, una messinscena: l’ordine è già stato eseguito nelle stive delle navi cariche di Abrams mesi fa. Il mondo attende ora di vedere se la diplomazia dell’ultimo minuto potrà fermare una macchina da guerra che il Presidente ha messo in moto discretamente a gennaio mentre la gente ancora stava disfacendo l’albero di Natale.
