Giornalismo sotto attacco in Italia

Com’è triste l’Ariston un anno dopo

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Se è vero che la terza serata della kermesse musicale è andata meglio negli ascolti rispetto all’omologo appuntamento dell’anno passato, pur solo in percentuale di share e non in termini assoluti (9 milioni e 543.000 spettatori contro 10 ml e 700.000 del 2025), rimangono impressi nel giudizio i 7 punti percentuali persi nella prima serata.

Certamente, incide il calo della platea della televisione, ancorché ora si prendano in esame tutti i vari strumenti trasmissivi dell’età crossmediale. Del resto, la decrescita non felice della parabola di una vecchia Regina è da tempo analizzata con una cura statistica degna persino di miglior causa. Quindi, lo stupore è relativo.

Tuttavia, come quando si fa una visita sullo stato di salute del proprio corpo, vanno colti i sintomi della malattia prima che la crisi diventi irreversibile. Se si utilizza meno il telecomando, infatti, non è per regalare qualche ora alla lettura dei giornali o dei libri. Fa parte di un fenomeno più generale di de-culturalizzazione della società, con la dittatura del consumo effimero e velocissimo dei social.

Insomma, persino la magia dell’alienazione consensuale insita nelle giornate della Riviera dei fiori perde colpi. E si tratta dell’apice storico della fruizione di massa, paragonabile solo con le finali dei campionati di calcio. Tant’è che la scadenza sanremese fa parte della lista dei programmi che non possono essere criptati, essendo un fenomeno (giustamente) popolare. Non solo canzonette.

Perché è sorto il problema, come hanno sottolineato pressoché tutti i commenti? L’origine della difficoltà risiede probabilmente in una regola aurea del racconto mediale.

ma ha bisogno di periodiche rotture di continuità. Vale a dire, o nelle proposte musicali c’è qualche impennata, ovvero nella conduzione e nelle ospitate si respira una novità.

L’edizione in corso, senza tirare strali ingenerosi, non pare avere nessune delle caratteristiche richieste per arrivare al top.

A discolpa sta il progressivo abbassamento della qualità culturale di un Paese ipnotizzato da una destra priva di contronarrazione rispetto agli stili consolidati della migliore medietà italiana. Così Carlo Conti e Laura Pausini sembrano arrancare in un istmo che cerca di non schierarsi, finendo inesorabilmente nel banale. La macchina ha bisogno di un tagliando.


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