Il 27 gennaio è il Giorno della Memoria, per commemorare le vittime dell’Olocausto, ricordando la Shoah e le leggi raziali. Quel giorno del 1945 le truppe sovietiche dell’Armata Rossa liberarono il campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau.
Quante volte è stato detto che tutto ciò non dovrà mai più accadere, che il rispetto della vita umana deve essere al di sopra di tutto, la giustizia sociale l’obiettivo da raggiungere. La fotografia di ciò che oggi sta accadendo ci dimostra che tutto questo è crollato: nazioni che invadono altri paesi facendo stragi di civili, un popolo, quello palestinese, che rischia di sparire dalla faccia della terra, mentre gli intellettuali discutono se è in atto o meno un nuovo genocidio, a Gaza neonati e bambini continuano quotidianamente a morire di freddo e fame; il presidente degli Stati Uniti che si offende perché la Norvegia non gli assegna il Nobel per la Pace, Giorgia Meloni, che per compiacere Trump, sostiene che il Nobel gli andrebbe dato, senza smentire le sue menzogne: “Ho portato la pace in otto conflitti”, come la finta tregua tra Thailandia e Cambogia, il non rispetto dei diritti internazionali con l’arresto del dittatore argentino Maduro, le minacce di annettere il Canada, poi di invadere la Groenlandia e infine di attaccare l’Iran.
Questo è il “pacifista” Trum, un leader che non rispetta la democrazia, il suo linguaggio è aggressivo con l’obiettivo di delegittimare gli avversari, chi non è con lui va distrutto, vuole il controllo totale dei media, lui è il centro del mondo, la sua pressione sulle istituzioni, giustizia, apparati federali e elettorali, è totale, il dissenso va combattuto e punito. Trump non è un bullo, come lo ha definito Macron, il forte culto che ha di se stesso – solo lui può risolvere i problemi -, lo porta ad avere atteggiamenti pericolosi in un paese come gli Stati Uniti che all’interno del sistema democratico ha contrappesi reali: le Corti, il Congresso e gli Stati che finora sono riusciti ad arginarlo, ma fino a quando?
Quello che sta succedendo a Mineapolis e in altre parti del Minnesota, dopo che la Casa Bianca ha inviato migliaia di agenti dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement) anti migranti, ci fa comprendere chi è veramente Trump e da chi è formata la sua corte. Le immagini che hanno fatto il giro del mondo, documentando l’arresto di bambini di due, cinque e dieci anni, non centrano nulla con l’obiettivo di combattere l’immigrazione, sanno di rastrellamento, di pulizia etnica, ricordano quelle dei nazisti durante la Seconda guerra mondiale nel ghetto di Varsavia; per non parlare degli omicidi a sangue freddo di Renée Good, la donna di 47 anni e di Alex Jeffey Pretti, l’infermiere di 37 anni accusato di impugnare una pistola mentre le immagini dimostrano che in mano aveva un cellulare con cui stava riprendendo la violenza di alcuni agenti dell’ICE nei confronti di una giovane manifestante.
Mi chiedo a cosa serve celebrare un Giorno della Memoria all’anno se poi negli altri 364 accadono fatti come quelli di cui siamo testimoni?
Fu un giurista ebreo, come ha ben ricordato Tomaso Montanari sul Fatto Quotidiano, a definire il reato di genocidio e la dichiarazione del Laboratorio ebraico antirazzista: “Nel giorno in cui ricordiamo la fine di un genocidio, guardiamo a come fermarne un altro che è in corso”.
