End impunity day, per reclamare giustizia per Andrea, Daphne, Jamal e tutti gli altri giornalisti uccisi per le loro inchieste

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Si celebra oggi l’International Day to End Impunity for Crimes Against Journalists.
Oggi più che mai necessario ricordare che una stampa libera è essenziale per una democrazia. Un’informazione vigorosa può denunciare la corruzione, far luce sugli abusi dei diritti umani e fornire al pubblico notizie essenziali durante emergenze, crisi e conflitti, come quello in corso tra Russia e Ucraina.
In molti luoghi, i giornalisti rischiano attacchi da parte di regimi autoritari e organizzazioni criminali che cercano di reprimere la libertà di stampa e la libertà di espressione. Dall’inizio del secolo sono stati uccisi più di 1.600 operatori dell’informazione in tutto il mondo e nell’85% dei casi gli assassini sono rimasti impuniti.
Nella Giornata internazionale per porre fine all’impunità per i crimini contro i giornalisti, Articolo 21 insieme alle altre organizzazioni per la difesa del diritti alla libertà di informazione ancora una volta chiede ai governi di intraprendere indagini indipendenti e trasparenti su minacce, attacchi e omicidi quando si verificano; porre fine ad abusi da parte di forze di sicurezza e polizia che maltrattino i giornalisti; e aboliscano le leggi e le pratiche che limitano la loro azione.
Mai come quest’anno, a pochi giorni dalla prima sentenza del processo per l’assassinio di Daphne Caruana Galizia, fatta saltare in aria nella sua auto a Malta nel 2017, che ha visto la condanna degli esecutori ma non dei mandanti dell’omicidio, l’End Impunity Day indetto dall’Unesco acquisisce un significato e una rilevanza ancor maggiori.
Daphne, Jamal Kashoggi, Andrea Rocchelli e Andrej Mironov, e tanti altri colleghi che hanno perso la vita solo per aver fatto bene il loro mestiere, erano giornalisti liberi, coraggiosi ma non sprovveduti. Nonostante questo sono caduti vittime di chi ha voluto porre fine al loro impegno nelle inchieste contro corruzione e violazioni dei diritti umani.
Per tutti loro, giustizia non è ancora compiuta.
Per alcuni non lo sarà mai.
Una vera e propria emergenza che dovrebbe mobilitarci tutti a sostenere lo stato di diritto mettendo in campo ogni sforzo comune, a livello globale, per chiedere ai governi di porre fine alle impunità per questi crimini.
Per Jamal, Daphne, Andy e tutti gli altri colleghi sacrificati sull’altare del giornalismo libero e indipendente.


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