Basta alla violenza della polizia USA verso giornalisti. L’appello delle maggiori associazioni per la libertà di stampa

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L’abuso di potere della polizia nei confronti dei giornalisti deve finire. È l’appello che Reporters Without Borders insieme ad altre 16 associazioni per i diritti hanno firmato il 9 giugno e indirizzato a 33 autorità americane, tra sindaci e governatori.

A partire dal 26 maggio, primo giorno delle manifestazioni a Minneapolis per l’omicidio di George Floyd, US Press Freedom Tracker ha registrato oltre 300 incidenti ai danni di giornaliste e giornalisti, tra arresti e attacchi personali o alla strumentazione. La maggior parte sono avvenuti per mano della polizia.

Sono stati 49 i giornalisti e fotogiornalisti arrestati durante le manifestazioni di Black Lives Matter, sia freelance che affiliati a grandi testate (Huffington Post e Agence-France Presse per citarne un paio). Ad alcuni sono state messe le manette ai polsi perfino durante una diretta, come è accaduto al corrispondente della CNN Omar Jimenez e alla sua troupe – rilasciati quasi due ore dopo.

Sono però molti di più quelli assaliti dalla polizia durante le proteste: almeno 160, finora, di cui 24 feriti solo durante le manifestazioni di Minneapolis. La polizia ha usato gas lacrimogeni, spray al peperoncino e proiettili di gomma, con l’obiettivo di sfollare i manifestanti o deliberatamente attaccare giornalisti e fotoreporter. “Continuavamo a dire che siamo dei media e la polizia ci ha attaccato con lacrimogeni e spray al peperoncino”, ha raccontato Ryan Raiche (reporter di KSPT) su Twitter. La giornalista e fotoreporter Linda Tirado, colpita all’occhio sinistro durante gli scontri del 29 maggio, ha twittato l’indomani l’aggiornamento medico: non recupererà, resterà cieca da quell’occhio.

Incidenti e arresti ai danni di giornalisti durante le manifestazioni di Black Lives Matter sono avvenuti un po’ ovunque negli Stati Uniti. E oltre a essere un rischio per la democrazia, è una bella contraddizione per un Paese che ha la libertà di stampa sancita dal primo emendamento della Costituzione. Per questo, l’appello per porre fine alla violenza della polizia nei confronti di giornalisti e fotoreporter ha 33 illustri destinatari, a partire dal governatore del Minnesota Tim Walz, quello della California Gavin Newsom e Andrew Cuomo dello stato di New York. E poi i sindaci: Jacob Frey di Minneapolis, Muriel Bowser di Washington DC, Eric Garcetti di Los Angeles e Bill de Blasio di New York City.

A inviarlo una cordata di 17 associazioni per i diritti e la libertà di stampa tra cui Reporters Without Borders, PEN America, Human Rights Watch, Freedom House, ARTICLE 19, International Women’s Media Foundation, NPC Journalism Institute, la National Association of Black Journalists e altre.

Tra le richieste delle associazioni, oltre alla fine immediata degli abusi da parte della polizia, anche l’impegno a garantire la sicurezza dei giornalisti – sia professionisti che citizen journalists – durante le proteste e nelle altre interazioni con le forze dell’ordine; e l’istituzione di commissioni indipendenti che, a livello locale, investighino e tengano traccia di tutti gli attacchi ai giornalisti per mano della polizia durante le proteste.


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