Mettere nei programmi elettorali, nero su bianco, l’impegno per raggiungere la verità e la giustizia sulle stragi e i troppi misteri che hanno ferito la storia del Paese.
Impegni parlamentari e impegni di Governo. Non solo petizioni politiche e morali di principio. Che pure hanno un valore. Ma un vero e proprio punto programmatico sottoscritto da tutte le forze politiche disponibili.
Eravamo a Bologna sabato, al Museo di Ustica, per una nuova iniziativa promossa da Daria Bonfietti e dall’Associazione Parenti Vittime per la verità sulla strage dopo la tappa vittoriosa ( tappa, non traguardo) nella battaglia per non archiviare.
Eravamo insieme ad Associazioni che da sempre affiancano Daria (Ordine Giornalisti, con Silvestro Ramunjo; Fnsi, Articolo 21, con Loris Mazzetti, Sofia Nardacchione di Libera) e lì abbiamo lanciato la proposta, subito accolta anche dalla “squadra” di parlamentari di tutte le forze di opposizione che insieme, da anni, combattono questa battaglia. Parlo di
Andrea De Maria, bolognese, come me PD, da sempre sul pezzo.
E poi Marco Pellegrini di 5 Stelle, Ivan Scalfarotto di Italia Viva. E Ilaria. Ilaria Cucchi, di AVS, Marco Lombardo, di Azione. Magari non saremo tutti – purtroppo – nella stessa coalizione, ma siamo insieme per squarciare veli su depistaggi, morti misteriose, complicità e silenzi.
Come si sa, l’archiviazione su Ustica era un rischio concreto. La Procura l’aveva chiesta con la motivazione di non riuscire ad andare avanti per la mancata collaborazione della Francia, per confermare cosa successe quel 27 giugno 1980 sopra Ustica: un atto di guerra contro un MIG libico che provocò la caduta del DC9 Itavia e la morte di ottantuno persone. Ma qualche mese fa fu la stessa Giorgia Meloni a raccogliere l’appello dell’Associazione Parenti Vittime e di tutti noi.
Ne parlò con Macron e da lì arrivò una ufficiale disponibilità francese a collaborare. Di qui il ritiro della richiesta di archiviazione. Dopo che lo stesso Governo aveva annunciato la costituzione di parte civile. Vedremo, naturalmente, se e quanto questa disponibilità francese produrrà quelle carte necessarie all’affermazione della verità. Che serve alle vittime, ai parenti, alla dignità del Paese, la cui sovranità nazionale fu violata quella sera di quarantasei anni fa.
Ma l’impegno programmatico che chiediamo ai partiti di sottoscrivere formalmente riguarda anche altre stragi, altri omicidi, altri misteri. Ne citiamo alcuni. L’omicidio a Mogadiscio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, un’altra battaglia da non archiviare . Le stragi nere che non hanno ancora avuto un esito processuale. Le stragi e gli omicidi di mafia che hanno insanguinato la storia del Paese.
Tutte vicende, queste di mafia, che videro il braccio armato delle mafie al servizio di interessi criminali, interessi economico-finanziari e politici. Fino a Capaci e Via d’Amelio, quando la pista “mafia e appalti” fu solo una delle cause. Perché c’è ancora da scavare sulle complicità con l’estremismo nero e con settori della Politica che in quel periodo volevano condizionare e dominare l’avvio della cosiddetta Seconda Repubblica. E su questo asse si incardinerà la relazione di minoranza in Antimafia, contro gli inaccettabili tentativi di riscrittura della storia.
La proposta camminerà. La invieremo unitariamente ai segretari delle forze politiche, nella consapevolezza che potrà trovare nei programmi lo spazio che questo Paese si merita. Per la sua memoria, la sua dignità.
