John Turturro è Harry Lehman, un borseggiatore che continua a muoversi nella città che conosce da sempre, mentre le regole del gioco sono cambiate. Noah Segan firma un crime malinconico e ironico, omaggio a una New York in trasformazione e al cinema americano degli anni Settanta.
Harry Lehman ha un cappotto di tweed, mani velocissime e una certa idea di New York che nessuno sembra più disposto a condividere. Per anni ha sfilato portafogli dalle tasche dei passanti senza lasciare traccia, facendo della distrazione altrui un’arte. Adesso, però, la gente gira senza contanti, i cellulari tradiscono ogni movimento e le carte di credito si bloccano in pochi secondi. Il mestiere è diventato più difficile, Harry è invecchiato e la vita non gli ha fatto sconti: un matrimonio fallito, un rapporto compromesso con la figlia, il carcere. A casa lo aspetta Rosie, la seconda moglie, che una malattia ha lasciato in stato semi-vegetativo. È anche per lei che Harry continua a cercare il colpo giusto. Finché, in una New York che crede ancora di conoscere, sceglie la vittima sbagliata.
Harry è un antieroe fuori tempo, protagonista di un crime che recupera lo spirito del cinema americano degli anni Settanta senza limitarsi a celebrarne la nostalgia. Egli attraversa tutti e cinque i distretti della metropoli, lontano dalle cartoline turistiche, mentre la città cambia pelle, restando aggrappato a un mestiere che non ha più spazio nel presente. La sua ostinazione suscita tenerezza, ma non cancella le responsabilità di una vita disseminata di errori. John Turturro restituisce al personaggio una fisicità inconfondibile, fatta di gesti misurati, sguardi obliqui e una scaltrezza che sopravvive anche quando tutto il resto sembra sfuggirgli di mano. La necessità di provvedere a Rosie aggiunge una nota dolorosa alla sua vicenda: l’affetto per la moglie non lo assolve, ma rende più evidente la fragilità di un uomo che non ha imparato a vivere diversamente.
Quando Harry punta un ragazzo giovane e apparentemente ricco, convinto di aver individuato una preda facile, il furto si trasforma in un pericoloso passo falso. La situazione precipita e il vecchio borseggiatore si ritrova invischiato in una vicenda più grande di lui, costretto a misurarsi con un mondo nel quale l’esperienza non basta più a prevedere le conseguenze delle proprie azioni. Segan imprime al racconto il ritmo del thriller, senza perdere di vista la malinconia del protagonista. La fotografia di Sam Levy e la musica jazz di Gary Lionelli accompagnano gli spostamenti di Harry in una New York contraddittoria, insieme aspra, vitale e irriconoscibile. Attorno a Turturro si muovono Steve Buscemi, Giancarlo Esposito, Tatiana Maslany e Will Price, in un cast che sostiene il racconto senza sottrarre centralità al suo protagonista. La città, del resto, è molto più di uno sfondo: è lo specchio di un cambiamento che Harry non riesce ad accettare, il luogo in cui le vecchie abitudini diventano un limite e la memoria smette di essere una garanzia. The Only Living Pickpocket in New York racconta così, con ironia e senza indulgenza, un uomo che ha sbagliato quasi tutto e che continua a cercare una via d’uscita con gli strumenti di sempre. Non è soltanto il ritratto di un ladro analogico nell’era digitale, ma quello di una persona incapace di separarsi dalla propria storia. L’epilogo – che Harry affronta con ostinata rassegnazione – rappresenta per lui l’unica occasione per affrancarsi da una vita lastricata di errori.
Presentato alla 21ª Festa del Cinema di Roma nella sezione Best of 2026, The Only Living Pickpocket in New York, ha attraversato il circuito dei festival internazionali, dal Sundance alla Berlinale, passando per altri appuntamenti dedicati al cinema d’autore.
