Emfa, la grande incompiuta

Quella artificiale è l’intelligenza della morte

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Il film diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor -Naza- sulle modalità scientificamente seriali del genocidio perpetrato dall’esercito israeliano sul popolo palestinese ci descrive il lato orribile delle intelligenze artificiali: sono sempre più sofisticati strumenti di morte. Nei convegni sulle IA tale verità emerge solo in piccola parte, sotto la formula ambigua ma rassicurante del cosiddetto dual use, ovvero la presunta complementarità tra utilizzi civili e militari. Sono questi ultimi a orientare tempi e obiettivi, nonché a fare la parte del leone nelle pratiche reali.

Naturalmente, vanno valorizzati i risvolti pacifici e progressivi dell’insieme tecnologico chiamato da una conferenza tenutasi negli Stati uniti del 1956 intelligenza artificiale. Guai a farsi prendere da rigurgiti post-luddisti o discutere di simile (indubbia) rivoluzione con la polarità dialettica introdotta nel 1964 da Umberto Eco tra apocalittici e integrati con riferimento al mondo mediale. Qui non siamo di fronte a nuove tipologie di comunicazione, bensì ad un passaggio di fase nei modelli di produzione e di estrazione del valore del capitalismo delle piattaforme.

Ora che si dibatte sui programmi elettorali si consideri finalmente il groviglio di questioni che ruotano attorno alla sintassi degli algoritmi e si illuminino i progetti con l’approccio adeguato. Oltre ad essere uno specifico argomento, le IA sono -infatti- il contesto che sussume e muta tutto il resto. Nessuno dei tradizionali obiettivi che generalmente compongono i programmi sfugge a simile discorso: politico, culturale, semantico. La confisca in corso di beni comuni come i dati e i profili delle persone si collega ai tratti inediti del potere e dei poteri, secondo la dottrina del grumo nero formatosi attorno a Trump e ai suoi orchestrali, Thiel o Musk che siano. Ecco il cuore della inedita cartografia del mappamondo. La legge elettorale anticostituzionale appena varata dalla maggioranza di destra rende il quadro davvero fosco e pericoloso. Mentre già si possono intravedere i segni tangibili della costruzione del clima di opinione attraverso interferenze e bot coordinati dall’internazionale sovranista, che ha in Italia i suoi ben delineati referenti. Al riguardo, è urgente un salto qualitativo pure da parte dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni nel delicato approccio alle pari opportunità nella propaganda elettorale. A maggior ragione, dunque, serve un mutamento nelle e delle culture politiche, tuttora troppo guidate dall’ontologia analogica. Il clima digitale va assunto e vissuto, cambiandone il verso oggi prevalente.

Torniamo al punto iniziale. Serve un rovesciamento: da intelligenze artificiali parte integrante dell’armamentario bellico, a tecnologie di pace. Intelligenze artificiali disarmate, per riprendere uno dei concetti cardine dell’enciclica di Leone XIV (cui vanno tantissimi auguri di pronta guarigione) Magnifica humanitas. Nello scritto vaticano, probabilmente il testo migliore tra gli innumerevoli saggi in circolazione, si arriva alla radice della trasformazione indotta dal capitalismo delle piattaforme: la proprietà in mano ad un ristrettissimo gruppo di oligarchi, chiamati Big Tech.

Una sinistra che voglia attraversare il nuovo secolo ha la necessità di porsi e porre il concetto chiave mutuato da una rilettura aggiornata di Marx: una simile concentrazione non deve essere appannaggio di un’élite privata senza né contrafforti, né trasparenza, né strutture negoziali. Insomma, serve una inedita mano pubblica, che non si confonda con gli antichi statalismi, bensì si ricostruisca nelle organizzazioni della società e nelle città. Così è urgente immaginare un governo democratico della trasformazione. La costruzione di una entità omologa al Cern in Europa, la rivitalizzazione dell’Internet Governance Forum che fa capo all’Onu, l’implementazione dell’Agcom italiana sono capitoli di una proposta ormai indifferibile.

Lenin scriveva che il socialismo è soviet più elettrificazione. Cambiamo secolo e parole, ma il risultato non cambia.

Fonte: https://ilmanifesto.it/quella-artificiale-e-lintelligenza-della-morte?t=IRQ2wRyh1SOZvRAjk3JIG


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