C’è una linea nera tracciata con una bomboletta, è sottile ma continua, e collega le intimidazioni nei territori, i blitz studenteschi e la violenza sistematica contro la libertà d’espressione. L’ultimo, in ordine di tempo, si è consumato a Roma, tra le quattro mura della galleria d’arte Rosso20sette. Tre persone incappucciate hanno fatto irruzione durante la mostra “The Collapse of Democracy” dell’artista Laika, immobilizzando e minacciando di morte il proprietario per poi devastare, in pochi minuti, ventitré opere. Un’azione chirurgica, vile, dal sapore inequivocabilmente squadrista.
Non siamo di fronte a una semplice bravata né a un atto di vandalismo comune. La furia cieca che si è scatenata contro i lavori di Laika risponde a un movente politico preciso: colpire chi ha il coraggio civile di denunciare le ingiustizie, scuotere le coscienze e sfidare il potere con la forza deflagrante del linguaggio artistico. Le opere di Laika danno fastidio perché rompono la narrazione ufficiale, smascherano le ipocrisie e tengono dritta la barra dei valori antifascisti in un tempo che sembra voler smarrire la bussola della democrazia.
Colpire un’artista che non ha mai avuto paura di schierarsi — vicina agli ultimi, ai perseguitati, a chi resiste dentro e fuori i confini del nostro Paese — significa mandare un messaggio intimidatorio a tutto il mondo della cultura e dell’impegno civile. È il ritorno della logica dei manganelli e dei volti coperti, il tentativo di imporre il silenzio attraverso il terrore e la distruzione materiale del pensiero libero.
A Laika vanno la solidarietà e l’abbraccio incondizionato, ma soprattutto la certezza che la risposta del Paese democratico sarà corale. Di fronte a chi sceglie la via della violenza e dell’agguato notturno per fermare l’arte, la risposta non può che essere una sola: presidiare gli spazi del dibattito, moltiplicare le voci libere e stringersi attorno a chi non abbassa la testa. I codardi che pensano di poter cancellare la democrazia distruggendo ventitré tele ignorano una legge elementare della storia: le idee camminano sulle gambe di migliaia di persone. E nessuno, per quanto incappucciato, riuscirà a fermarle.
