L’illusione del giorno prima, l’amara realtà del giorno dopo. È quel che si rischia a dare per certi i dati raccolti delle società demoscopiche alla chiusura dei seggi per confezionare i primi exit poll. In meno di 24 ore i 53 seggi assegnati a Eisenkot, che gli avrebbero consentito di risultare vincente su Netanyahu si sono ridotti a 49, mentre quelli del primo ministro sono saliti a 54. Questi i dati reali quando è stato effettuato il 77% degli spogli. Ovviamente per una risposta definitiva bisognerà attendere la tarda serata di oggi.
Se questo esito sarà confermato Bibi risulterà ancora una volta vincente individualmente, mentre non è certo che potrà riprendere a governare. L’impennata dei partiti arabi arrivati a quota 17 seggi potrebbero diventare un bacino d’utenza per Eisenkot. La maggioranza alla Knesset è di 61 seggi, quindi per ora l’incertezza è totale su chi sarà chiamato a governare.
Il larghissimo mondo dei democratici che ha sperato che per i palestinesi si aprissse uno spiraglio non solo di pace ma anche di riconoscimento istituzionale deve purtroppo prendere atto che continuerà a restare lettera morta. Pertanto se è vero che vive con amarezza una profonda delusione, non di meno non smetterà di sostenere con forza – a questo punto ancor più decisa – i diritti di un popolo oppresso come mai nella storia recente.
Nessuno dei principali contendenti ha mai aperto bocca sul futuro dei palestinesi, compresi quelli della Cisgiordania alle prese con i coloni israeliani sempre più violenti. Né su cosa ne sarà degli sfollati di Gaza, dei profughi, della ricostruzione dopo i devastanti bombardamenti di abitazioni civili, ospedali, scuole. Rimane da chiedersi se il sostegno a Netanyahu è solo frutto della esasperata propaganda inneggiante all’autodifesa contro i nemici, oppure se è frutto di una convinta adesione all’odio di cui il primo ministro e il suo governo – un esempio emblematico è Men-Gvir – si fanno portatori ad alta voce, continuamente. Se disgraziatamente fosse così sarebbe una situazione davvero preoccupante che dovrebbe spingere gli oppositori a dimostrare la loro totale dissonanza, anche per evitare che venga ulteriormente danneggiata l’immagine di tutti gli israeliani.
