Riportiamo di seguito l’intervista del Corriere della Sera a Walter Verini sulla vicenda Report e l’inchiesta su Valter Lavitola
Walter Verini, giornalista, capogruppo Pd in commissione Antimafia, cosa cambia l’arresto di Lavitola in questa vicenda?
«Conferma quanto fosse grave e poteva essere tragico l’esito dell’attentato di cui Ranucci è stato, lo preciso, vittima. Soprattutto ne esclude qualsiasi coinvolgimento nell’ideazione».
Lei aveva pensato a questa ipotesi?
«Premetto che per me le frequentazioni di Sigfrido, un amico che ho sempre difeso e che stimo, sono gravi. Ma non ho mai avuto dubbi sulla sua estraneità all’ideazione di quell’atto».
Cosa resta ora di questa vicenda?
«Da un lato il fatto che ci deve essere un limite nei rapporti personali e nella ricerca delle fonti, perché si possono creare conflitti di interessi. C’è un limite etico. Lo dico da giornalista: io, con uno come Lavitola, pregiudicato, con il suo passato, non mi sarei preso neanche un caffè. Figuriamoci sceglierlo come fonte. Dall’altro lato però…».
Dica.
«Questi errori commessi da Sigfrido non devono ora essere un pretesto per mettere in discussione l’uomo, la trasmissione e tutto il giornalismo d’inchiesta. Ed è quello che sta facendo da giorni questa destra, che dimostra una volta di più di essere allergica a qualsiasi tipo di controllo e ai giusti contrappesi democratici. È chiaro che per la maggioranza le inchieste di Report sono urticanti».
Il Pd è stato un poco timido finora nel difendere Ranucci?
«Non mi pare. Io che le parlo ho un ruolo di peso nell’Antimafia, che è quella che ha ascoltato Ranucci subito dopo l’attentato. E Sandro Ruotolo, responsabile per l’Informazione, è stato presente con le sue dichiarazioni».
