Diciamolo subito. Il merito primario della liberazione del cooperante veneziano Alberto Trentini è essenzialmente della famiglia, la cui perseveranza è stata a dir poco esemplare, dell’avvocato Alessandra Ballerini, di alcune testate giornalistiche, della società civile, di uomini delle istituzioni come il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dell’associazionismo. Fin da subito, poco dopo il suo arresto a Caracas 423 giorni fa, e il suo trasferimento nel carcere venezuelano di El Rodeo, è cresciuto nel paese un ampio schieramento che ha chiesto al Governo di fare tutto il possibile per liberare Trentini. Appelli, manifestazioni, qualche intervento diplomatico sotto traccia. Nulla è accaduto, fino al blitz militare del presidente Trump che ha catturato Maduro, ma lasciata intatta la struttura politica ed economica che guidava il Venezuela.
Una liberazione doverosa.
Negli ultimi giorni il Governo ha certamente favorito la liberazione di Alberto Trentini, ma era un atto dovuto, come per Cecilia Sala, Giuliana Sgrena, Domenico Quirico e altri. Nulla di più. L’impegno di intelligence, di diplomazia, sarebbe potuto giungere ben prima. Infatti, Armanda Colusso, la madre di Alberto Trentini, ha ringraziato il presidente Mattarella per la sua operosa solidarietà, il patriarca di Venezia e le associazioni che fin dal primo momento le sono state vicine, come Articolo 21, Libera, l’Arci. La liberazione di Alberto è la dimostrazione che l’opinione pubblica quando si muove può ottenere un risultato, che poteva giungere anche nel 2024, quando tutto era ormai chiaro, e il governo venezuelano non aveva formalizzato nessuna accusa contro Trentini.
