Giornalismo sotto attacco in Italia

È morto Nogaro, padre, fratello, figlio: il ricordo dello scienziato Antonio Malorni

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Antonio Malorni Ci ha lasciato nel primo pomeriggio del giorno dell’Epifania Raffaele Nogaro, Vescovo Emerito di Caserta. Lo chiamavamo Padre Nogaro ma non mancavano le occasioni per dirci che avrebbe preferito che lo chiamassimo “Fratello”. E così ci parlava del Vangelo di Matteo, di quando Gesù deve subire l’interrogatorio provocatorio prima dei sadducei e poi dei farisei che tacita con la domanda: “Che cosa pensate del Cristo? Di chi è figlio?” (Mt 22,41) e di quando, subito dopo, parlando alla folla e ai suoi discepoli, disse: “… voi non fatevi chiamare rabbì, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate padre nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste” (Mt 23,8-9). Perciò avrebbe voluto che tutti noi, che eravamo con lui ogni domenica e festa comandata, lo chiamassimo Fratello Nogaro, invito che non abbiamo mai esaudito. Per alcuni di noi, poi, sarebbe stato anche difficile farlo perché nel cuore lo sentivamo anche come “figlio”. Questo l’ho sempre pensato – ma mai palesato fin’ora – vedendo soprattutto anche i modi squisitamente materni di Lucia nell’accudirlo.

L’ho salutato per l’ultima volta dopo la messa di Capodanno. Il giorno dopo mi sono messo a letto con l’influenza. Sono uscito di casa solo nel pomeriggio dell’Epifania, accompagnato da mia moglie e da mia figlia, alla notizia della sua morte. Lo abbiamo raggiunto nella Cattedrale, dove è stata rapidamente allestita la veglia funebre.

Parlavamo spesso della morte, della trasfigurazione in Gesù. Negli ultimi mesi concludeva ogni Celebrazione Eucaristica con la preghiera di Pietro (At 2,25-28). Era pronto ad incontrarsi con Gesù, che lui ha amato incondizionatamente fin da quando ha sentito la sua chiamata a 18 anni mentre, completati gli studi liceali, stava abbandonando il Seminario vescovile di Udine per avviarsi ad una vita laicale. Ma amava molto anche la vita, che per lui non aveva nessuna connotazione materiale. Amava la vita perché amava incondizionatamente il “suo popolo”, quello di Sessa Aurunca e di Caserta, e il pensiero di lasciarlo comunque creava in lui un certo turbamento. E amava la sua missione, quella di “liberare Gesù”, nella quale era riuscito a coinvolgere anche persone prima a lui sconosciute, come il filosofo sloveno Slavoj Žižek.

La Provvidenza non mi ha mai abbandonato. Proprio un anno fa sono riuscito a dare vita all’Accademia nogariana delle culture in dialogo e, violando ogni tempistica, mi sono speso negli ultimi mesi per arrivare alla pubblicazione degli ATTI dell’Accademia dei quali ho ricevuto le prime copie subito dopo Natale. È stato il regalo per il suo compleanno, il novantaduesimo, del 31 dicembre scorso. Non se lo aspettava, perché gli atti di una qualsiasi istituzione vengono di norma pubblicati nell’anno successivo. Ha immediatamente capito il perché dell’urgenza di quel regalo, e il giorno dopo, mentre io volevo parlargli di altre cose, lui mi ha interrotto e mi ha detto che quel volume, che in un giorno aveva letto integralmente, era stato il regalo più bello che avesse mai ricevuto nella sua vita. Ma mi ringraziava in modo particolare perché la lettura degli ATTI gli aveva fatto capire che l’Accademia, che in un primo momento aveva visto come una strada dal percorso incerto, era invece la strada verso un futuro luminoso. Voglio sperare che le Accademiche e gli Accademici siano spronati in futuro da questa “visione luminosa” dell’ispiratore della loro istituzione.

Foto di Antonio Malorni

Fonte: https://www.casertasera.com/2026/01/07/e-morto-nogaro-padre-fratello-figlio-il-ricordo-dello-scienziato-antonio-malorni/


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