Diritto all’asilo nel 2023, tutte le ombre. Il dossier della Fondazione Migrantes

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Il conflitto in Ucraina scoppiato nel febbraio 2022 ha contribuito all’aumento del numero di persone in fuga da guerre, conflitti, persecuzioni e diritti negati, che ha superato a livello globale i 110 milioni a metà 2023. Di questi, circa 35 milioni si trovano nel 2023 fuori dei confini del proprio Paese, alla ricerca di protezione e sicurezza. La maggior parte, circa il 70%, rimane in Paesi confinanti, e solo una piccola parte inizia un lungo e pericoloso viaggio verso l’Europa, che continua a presentare un’assoluta carenza di canali di ingresso legali e sicuri. Sono stati infatti poco più di 500 mila gli ingressi irregolari in Europa tra il 2022 e il 2023, mentre sono state più di un milione le richieste d’asilo presentate nello stesso periodo. Il primo capitolo del nuovo report su Il diritto d’asilo fa il punto sugli andamenti del 2022 e dei primi nove mesi del 2023, portando l’attenzione sulle rotte di ingresso, le domande d’asilo presentate e le forme di protezione riconosciute in Europa e in Italia, e discutendo l’intrecciarsi di motivazioni che spingono le persone a fuggire dal proprio Paese alla ricerca di protezione e sicurezza.
E’ questa una parte dei dati e delle considerazione sul Diritto d’Asilo redatto dalla Fondazione Migrantes e presentato questa mattina. Molti i passaggi interessanti, tra gli altri quello relativo alle frontiere esterne all’Unione Europea. Infatti “invece di creare vie di fuga sicure, organizzare una rapida accoglienza e distribuzione di tutti coloro che cercano protezione alle frontiere esterne dell’Unione Europea e sviluppare procedure efficaci per documentare e prevenire le violazioni dei diritti umani ai confini, l’UE e i suoi Stati membri continuano a perseguire una politica di isolamento e di esclusione. I piani di “riforma” del Sistema europeo comune di asilo (CEAS) non promettono alcun miglioramento, tanto più se si analizzano le attuali prassi alle frontiere esterne dell’Unione, in particolare in Spagna e in Grecia. L’adozione della pessima riforma del CEAS non farebbe altro che legalizzare le continue violazioni della legge alle frontiere esterne europee e aggravare ulteriormente la situazione dei diritti umani. Quindi non c’è dubbio: al momento, meglio nessuna riforma che questa”.
I dati

Alla fine di settembre 2023 la popolazione in situazione di sradicamento forzato ha probabilmente superato la cifra “record” di 114 milioni di persone fra rifugiati (rifugiati in senso stretto, persone in situazione analoga e “altre persone con necessità di protezione internazionale”), richiedenti asilo e sfollati interni (dati UNHCR): un abitante del mondo su 71.
Nell’ottobre 2023 la stima dei rifugiati assistiti dall’UNHCR ha raggiunto i 31,4 milioni, contro i 30,5 di fine giugno, e quella dei richiedenti asilo i 6,7 milioni, contro i 6,1 di fine giugno. In aggiunta, il conflitto israelo-palestinese divampato il 7 ottobre ha causato nella Striscia di Gaza, al 23 novembre, 1,7 milioni di sfollati (fonte UNRWA).

Ma cosa succede “dopo”? . Per esempio fra i rifugiati della diaspora ucraina in Europa, la percentuale di coloro che hanno un lavoro raggiunge il 43%. Invece, fra gli sfollati rimasti nel Paese invaso la percentuale è notevolmente inferiore, 32%. Due rifugiati su tre sono beneficiari di sussidi in denaro o di assistenza sociale. Sono alloggiati in situazione di autonomia (sussidiata o non sussidiata) il 35% dei rifugiati, contro il 17% degli sfollati.

Il rapporto contiene anche un focus sulla rotta balcanica. L’UNHCR stima che tra gennaio e luglio 2023 siano transitati nella regione formata dai Paesi che l’Agenzia ONU definisce come “Balcani occidentali” (Bosnia-Erzegovina, Serbia, Kossovo, Macedonia del Nord, Albania e Montenegro) circa 15 mila rifugiati e migranti, il 9% in meno rispetto allo stesso periodo del 2021. A fine ottobre gli ingressi nell’UE “allargata” durante il 2023 hanno raggiunto un totale di 331.600 persone: nel complesso, sempre + 18% rispetto all’ottobre ’22, ma + 68% dal Mediterraneo centrale, + 24% da quello orientale, – 8% da quello orientale, – 23% dai Balcani occidentali, – 8% dalla frontiera orientale di terra e + 95% dalla “rotta” della Canarie (dati Frontex).

E interessante capire poi cosa  pensano i migranti del sistema di accoglienza italiano. Quali riflessioni porterebbe la loro esperienza diretta? Come interpretano le diverse pratiche d’accoglienza, dall’arrivo alla possibile integrazione? Rispondono ai loro bisogni, urgenze, desideri? Che idea hanno dei loro percorsi nei diversi “sistemi” di accoglienza? Quale significato attribuiscono a pratiche e servizi? Potendosi esprimere, come vorrebbero l’accoglienza? Queste e altre domande che finora non avevano mai ricevuto risposta (né il dibattito pubblico le aveva mai affrontate) sono state esplorate dalla ricerca “Sinapsi” (sostenuta dalla Fondazione Migrantes e condotta tra il 2018 e il 2022) interpellando direttamente migranti che hanno fatto esperienza di diversi sistemi di accoglienza. Attraverso focus group e interviste sono state raggiunte oltre 350 persone in tutte le regioni italiane, grazie anche alla rete degli enti di tutela della rete Europasilo, che ha permesso di dialogare con diversi gruppi di migranti: da coloro che stavano vivendo accoglienze nel SAI (Sistema di accoglienza e integrazione) a coloro che, fuori da ogni sistema, soffrivano condizioni di sfruttamento lavorativo, da gruppi di esclusi dai sistemi a seguito dei decreti “Salvini” a persone che, durante la pandemia di COVID-19, stavano perdendo la loro fragile autonomia lavorativa, da persone accolte in grandi centri governativi e in CAS ad altre che vivevano in “ghetti” auto-organizzati. I migranti interpretano i messaggi che arrivano loro dalla società e dalle istituzioni, e quelli che percepiscono sono violenti segnali di “divieto”: non puoi arrivare, non puoi stare, non puoi fare, non puoi essere, non puoi diventare. Quindi non sei (ancora) una persona e devi rinascere, ma “da solo”. Le novità legislative in materia di diritto d’asilo in Italia nel 2023 – Un contributo del nuovo report è dedicato ad alcune tra le più recenti misure normative e amministrative adottate durante l’anno nel nostro Paese, fra le quali: la previsione di restrizioni alla protezione speciale, di riduzioni delle prestazioni disponibili nei sistemi di accoglienza governativi in cui devono essere accolti tutti i richiedenti asilo non vulnerabili (senza però adeguare il numero dei posti di accoglienza all’effettivo fabbisogno) e di ulteriori forme di trattenimento dei richiedenti asilo durante l’esame delle domande e di nuove procedure accelerate per le domande presentate in frontiera dai cittadini di Paesi d’origine “sicuri”; l’emanazione di un nuovo e più ampio elenco di questi Paesi “sicuri”, che di fatto ora riguarda l’80% dei Paesi d’origine dei richiedenti asilo in Italia; la proclamazione dello stato di emergenza nazionale. Ancora, l’aumento a 18 mesi dei termini massimi complessivi del trattenimento degli stranieri respinti o espulsi; l’inclusione di tutte le donne tra gli ospiti delle strutture di accoglienza del SAI e la riduzione delle prestazioni del sistema di accoglienza per i minori non accompagnati over 16, che possono essere collocati in strutture per adulti; le deroghe alle procedure per il riconoscimento dell’età dei non accompagnati; e infine l’aumento della capienza dei centri governativi di accoglienza, dimezzandone gli standard di abilità ordinaria, il che peggiora gli standard di abitabilità dei centri.


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