Il grande vuoto che lascia il nostro amico David

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David Maria Sassoli si chiamava così in onore di David Maria Turoldo, un uomo di fede speciale. E David diceva che per lui quel nome era una ispirazione ma ben lontana dalle sue possibilità!

Nei primi mesi del 1992 Sandro Curzi, che stava potenziando il TG3, riconosciuto ormai come un grande telegiornale dopo la prima guerra del Golfo, cercava un inviato di cronaca forte, uno tosto – diceva- che non guarda in faccia a nessuno. Ennio Chiodi ed io, che con Sandro lavoravamo a quella epica navigazione del TG3 in quegli anni complicati, avevamo in mente due colleghi più giovani, di pensiero culturale simile al nostro, cioè un cattolicesimo democratico e un forteimpegno per la libertà di pensiero: i due giovani erano Paolo Ruffini che lavorava al Messaggero come inviato di politica e David Sassoli che lavorava alla redazione del Giorno, allora una grande testata. David era un eccellente inviato di cronaca, aveva documentato l’incontro dell’ex ministro De Michelis a Parigi con Oreste Scalzone, faceva spesso inchieste esclusive. Bastò un incontro a Via Teulada con Curzi e il mese dopo David era al TG3 a seguire gli attentati mafiosi e le tante altre vicende, spesso drammatiche, di cronaca di quel tempo. Bravissimo, con un  talento televisivo inaspettato, nella ricerca delle immagini e nel sapere raccontare in diretta, sul posto, quello che stava accadendo. Con il cambio delle direzioni qualche anno dopo David fu chiamato a condurre la “cronaca in diretta” su Rai 2 e subito dopo passò al TG1 ancora come inviato, ma per poco: era troppo convincente e chiaro per gli spettatori e destinato giustamente alla conduzione, come tutti lo ricordano. Un professionista rigoroso e meticoloso come pochi, anche azzardato molte volte, sempre mosso dal concetto che non si nasconde la verità al pubblico, la verità dei fatti è strumento di democrazia.

Quando si è bravi si è bravi, e così è stata la seconda vita di David, che con molti di noi fonda Articolo 21 e poi diventa presidente della Stampa Romana. Capisce che la politica lo affascina e che quella strada è importante, per rilanciare la cultura progressista e portare avanti battaglie per i diritti di tutti, per recuperare i concetti di solidarietà e partecipazione. Dall’elezione al Parlamento Europeo fino alla sua presidenza, il Sassoli politico è stato un combattente per ridefinire i rapporti con i paesi del medioriente con l’obiettivo di trovare una soluzione al dramma degli emigranti, si è battuto per una organizzazione più snella del Parlamento Europeo e per tutti gli obiettivi di unificazione delle risorse al fine di rendere l’Union e più attenta e più vicina ai più fragili, ai dimenticati, agli ultimi.

David voleva assolutamente rendere le istituzioni europee più vicine ai cittadini, più alla portata di tutti, i suoi discorsi ufficiali erano chiari, scritti da giornalista, non in politichese.

Sapremo come ricordare David in occasione dei venti anni di Articolo 21, ma la sua scomparsa apre un  grande vuoto in un momento in cui i valori democratici che lui ha tenacemente perseguito in ogni aspetto sono in seria difficoltà.


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