La mia storia. Quasi 8 anni per una sentenza che non farà giustizia

2 0
Di quella sera ricordo la paura che potesse finire davvero male. Nelle settimane prima ero stata in un centro di cura e sostegno di uomini violenti per un servizio giornalistico. Avevo raccolto le loro storie.

Ora ero io a confronto di un uomo di cui non conoscevo le intenzioni.

Questa è la mia storia.

Ma è anche la cronaca di come da vittima si possa diventare indagati e di come il taxista  che  il 25 maggio 2014 a Roma mi ha messo le mani addosso, non andrà a processo.

È la prescrizione, bellezza.

Tra poche righe inserirò la descrizione cronologica del mio legale avvocato Andrea Di Pietro che insieme alla collega Pinuccia Bonito avevano raccolto il mio racconto concitato, frastagliato e impaurito per ciò che non avrei mai pensato potesse accadermi quella domenica 25 maggio alle 21: giornata delle elezioni europee, prendendo un regolare taxi a una colonnina autorizzata di Roma Capitale.

Una corsa di cui purtroppo senti che avvengono a Roma con uomini che da semplici maleducati si trasformano in arroganti e aggressivi.

Io ho beccato anche quello fuori di testa.

Pioveva e invece di prendere l’autobus per rientrare a casa solo salita sull’auto bianca che dopo 30 minuti è diventata il luogo del mio incubo.

Non è finita peggio solo perché S. e la moglie N. dopo aver sentito le mie urla non si sono girati dall’altra parte e con grande coraggio, senso civico e di umanità hanno inseguito quell’auto che stava andando verso quello che a Roma chiamano “il serpentone”: palazzi fatiscenti e distese di campi abbandonati.

Di quella sera ricordo che ero così sotto choc che quando ho visto S. e N.  ho pensato fossero addirittura dei complici di quell’uomo che qualche minuto prima mi aveva trascinata per i capelli.

Ho reagito, sferzando calci ma non è servito a nulla; provando di persona cosa significhi la forza di un uomo che sta prevaricando una donna.

Puoi reagire, ma non riuscirai ad avere la meglio perché la mano e le braccia di un maschio sono incommensurabilmente più forti.

La solita discussione scaturita sul percorso di strada da fare – per dimostrare che anche se hai l’accento del nord non hai l’anello al naso – si è trasformata in aggressione.

Sono stata “solo” aggredita e strattonata grazie solo alla coppia che mi ha salvata  perché non so come sarebbe andata a finire.

Mi sono costituita parte civile all’indomani dell’accaduto.

Questa è la cronologia a partire dalla contro-querela che il taxista manesco ha presentato il 5 agosto 2014, solo quando ha scoperto di essere indagato.

Anche lui si è costituito parte civile.

Questa contro-querela, invece di essere archiviata in quanto evidentemente strumentale è stata mantenuta viva dalla Procura della Repubblica così nel processo sia la vittima che l’aggressore si sono seduti sia sul banco degli imputati che su quello delle persone offese.

Questo “peccato originale” della Procura ha determinato che io dovessi anche preoccuparmi di difendermi per un fatto di reato proprio che non ho commesso.

Da vittima sono passata ad essere indagata.

Dopo quattro anni di inutili indagini, considerata la semplicità di questo procedimento dal punto di vista investigativo, il processo è iniziato il 3 maggio 2018, proseguito con i seguenti rinvii: 11 marzo 2019, 14 ottobre 2019, 30 marzo 2020, 16 novembre 2020, 13 settembre 2021 e, infine, l’udienza finale fissata per il 13 dicembre 2021 che non verrà celebrata perché i locali del Giudice di Pace di Roma devono essere ristrutturati.

Questo determinerà quasi certamente la prescrizione del reato che in assenza di ulteriori rinvii con sospensione dei termini, maturerebbe il 27 gennaio 2022.

Bene. O male dal mio punto di vista considerato che l’udienza di rinvio d’ufficio a causa della ristrutturazione dei locali è stata fissata senza curarsi minimamente di questo aspetto a febbraio 2022.

Quasi 8 anni per una sentenza che non farà giustizia di una gravissima aggressione.

E allora mi è impossibile non pensare a tutti i processi di tantissime donne aggredite, picchiate, violentate: sì proprio tutte quelle che non otterranno mai nessuna giustizia, neppure quella di poter avere uno spazio per raccontare come sto facendo io.

Tutto ciò fa proprio considerare nella pratica – purtroppo – il 25 novembre giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne solo un bla, bla, bla.


Iscriviti alla Newsletter di Articolo21