Pandemia, infodemia e sindemia: Covid-19 e vaccini

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Da lunedì 22 anche la Sardegna da zona Bianca”(era l’unica nella mappa italica a resistere) è stata declassata e finisce in zona “Arancione” mentre la maggior parte delle regioni italiane sono “Rosse”. Il passaggio da basso ad alto rischio senza passare dal “Giallo”, dove le restrizioni sono inferiori, ha determinato (nuovamente) il caos tra la popolazione. Da Caos-Covid a Caos-Vaccini: in tilt per Aria, la società della regione Lombardia che deve (dovrebbe è più corretto) gestire le prenotazioni per presentarsi e farsi vaccinare. Il risultato è che i presidi sanitari sono rimasti inattivi per il mancato preavviso tramite sms. Oggi domenica 21 marzo si sono presentati solo 58 su quasi 600 fiale disponibili a Cremona, tanto da far arrabbiare Letizia Moratti assessora al Welfare e al contempo le opposizioni in Consiglio regionale che l’accusano di non essere all’altezza della gestione sanitaria. Vaccini che non vengono effettuati e disagi segnalati ovunque. Tra pandemia, infodemia, fake news, libertà e diritto-dovere di informare ai tempi dei Covid-19, il termine più corretto è quello di sindemia.

La Treccani lo spiega come «l’insieme di problemi di salute, ambientali, sociali ed economici prodotti dall’interazione sinergica di due o più malattie trasmissibili e non trasmissibili, caratterizzata da pesanti ripercussioni, in particolare sulle fasce di popolazione svantaggiata. A differenza della pandemia, che indica il diffondersi di un agente infettivo in grado di colpire più o meno indistintamente il corpo umano con la stessa rapidità e gravità ovunque, la sindemia implica una relazione tra più malattie e condizioni ambientali o socio-economiche. L’interagire tra queste patologie e situazioni rafforza e aggrava ciascuna di esse. Questo nuovo approccio alla salute pubblica è stato elaborato da Merril Singer nel 1990 e fatto proprio da molti scienziati negli ultimi anni. Consente di studiare al meglio l’evoluzione e il diffondersi di malattie lungo un contesto sociale, politico e storico, in modo di evitare l’analisi di una malattia senza considerare il contesto in cui si diffonde. (Edmondo Peralta, Periodista.it, ottobre 2020, Post)…».

Una spiegazione esaustiva e utile anche per chi si occupa di informazione sui media, dove spesso, al contrario, si leggono articoli utili solo a creare disorientamento e panico tra i lettori e non solo. Intervistato nel corso del programma “Tutta la città ne parla”, trasmissione di Radio Rai 3, Carlo Federico Perna (curriculum che cita incarichi come direttore di Virologia, Microbiologia, Policlinico Tor Vergata, Grande Ospedale Niguarda, Milano, Professore di Microbiologia, UniCamillus – International Medical University in Roma, direttore, Microbiologia, IRCCS Ospedale Pediatrico Bambino Gesù in Roma. Attual,mente è responsabile, Laboratorio monitoraggio terapie antiretrovirali presso l’IRCCS “L. Spallanzani” in Roma), ha spiegato che «la scienza è fatta più di quello che non sappiamo che quello che sappiamo. Il virus è respiratorio? Non più, colpisce tutti gli organi del corpo». Alla domanda se i parallelismi con altri virus respiratori vengono meno, la risposta di Perna spiega come esistano «similitudini ma anche diversità. La metodologia è respiratoria ma crea danni ovunque al malato». All’ordine del giorno c’è anche il vaccino AstraZeneca e chi ne fa un’analisi dettagliata e puntuale per quanto riguarda dubbi e certezze, è Barbara Spinelli sul Fatto Quotidiano del 18 marzo scorso. Tocca tutti gli ambiti che riguardano una corretta informazione, una seria e rigorosa indagine scientifica capace di analizzare eventuali rischi del vaccinare e l’onestà intellettuale di chi viene chiamato a rispondere di tanti interrogativi aperti tutt’ora, anche dopo il via libera che ha fatto ripartire la somministrazione di AstraZeneca.

Barbara Spinelli spiega come «non pochi scienziati sembrano temere la contraddizione . La loro fiducia nel vaccino AstraZenica è semireligiosa, e ogni dubbio o diffidenza è bollato come una reazione emotiva, irrazionale, perfino antiscientifica. (…) Un gran numero di esperti scientifici nega la sia pur minima esistenza di controindicazioni…». La sospensione del vaccino ha creato non poche polemiche e anche ora non si placano tra sostenitori e detrattori, alimentando un clima che non permette di avere un’informazione trasparente. «Quel che molti esperti italiani omettono di dire è che tra gli scienziati non c’è affatto unanimità sui possibili effetti negativi di AstraZeneca. (…) In Germania la sospensione del vaccino non è stata solo politica ma si è basata su un rapporto scientifico del prestigioso Istituto Paul Ehrlich, specializzato in vaccini e farmaci biomedici…».

L’autrice dell’articolo rende giustizia ad una decisione di sospensione che si basa su presupposti autorevoli, scientifici, rigorosi – e non come accade tutti i giorni in Italia – dove si riduce tutto allo strepito di molti talk shows in cui ognuno dice tutto e il contrario di tutto. Le cause di morte dopo la somministrazione di Astrazaneca non vengono per nulla trascurate dai ricercatori dell’Erlich Institut di Langen in Germania che ha segnalato casi di trombosi venosa cerebrale associati dopo la somministrazione del vaccino che ha portato alla sospensione temporanea del vaccino.

Tornando in Italia, su Change.org, è stata lanciata la petizione da Michele Zuddas: « La possibilità che dalle zone rosse italiane si possa venire in Sardegna attualmente zona bianca (ora non più visto il cambio di colore in arancione, ndr) rappresenta un paradosso e un rischio per la salute di tutti i Sardi. L’esperienza dell’estate scorsa dovrebbe aver insegnato qualcosa, ma pare non sia così.La Valle d’Aosta ha emesso un’ordinanza restrittiva, consentita dallo stesso DPCM di Draghi, con cui si bloccano gli arrivi verso le seconde case non motivati e giustificati. Il Presidente Solinas abbandoni la subalternità alla Lega e, nell’interesse dei Sardi, emetta subito un’ordinanza che blocchi gli arrivi di non residenti senza giustificato motivo o necessità e autorizzi solo i ricongiungimenti parentali». Oltre 44mila firme raccolte. Questo è quanto era stato scritto in precedenza: a rileggere l’appello di un sardo giustamente preoccupato, ci si chiede se quanto sta accadendo ora si poteva evitare. Il primo firmatario il 16 marzo aggiornava la petizione con un ringraziamento al presidente della regione Sardegna, Solinas, per aver accolto la sua richiesta nell’aver deciso di emettere un’ordinanza restrittiva per l’arrivo sull’isola dei proprietari di seconde case.

In conseguenza della zona arancione ha decretato l’annullamento della riapertura dei teatri sardi, prevista il 27 marzo prossimo in occasione della Giornata mondiale del teatro. Ma a leggere le ultime notizie provenienti dall’isola non promettono nulla di buono anche su altri fronti: l’ultimo fine settimana bianco prevede un assalto ai ristoranti e negli agriturismi isolani. Con le conseguenze che i contagi potrebbero risalire in fretta. Ma forse anche per questo rischio è tardi per evitarne le conseguenze. Nei giorni scorsi in Sardegna sono arrivati a centinaia in possessori di seconde case, provenienti da regioni attualmente rosse o arancioni. Solo ad Olbia gli sbarchi dalle navi traghetto hanno registrato quasi mille persone e la massiccia affluenza ha impedito di fatto di sottoporsi ai test prima di spostarsi nelle diverse località. Il Fatto Quotidiano del 18 marzo scrive a firma di Andrea Sparaciari che « (…) secondo le norme, avrebbero dovuto esibire un certificato di vaccinazione o di negatività al tampone, oppure si sarebbero dovuti sottoporre ad un test rapido (antigenico, ndr). La maggioranza il test l’ha rifiutato e ha lasciato il porto indisturbata, senza lasciare le generalità. E anche quando i turisti fanno il test e risultano positivi vengono avvisati con molto ritardo». Da bianca ad arancione il passo è breve e ormai i “buoi sono scappati dalla stalla” , per usare un’espressione ancora attuale.

La politica della Sardegna fa ancora i conti con la legittima e giustificabile necessità di garantire la sua economia basata sul turismo, ma quanto accaduto l’estate scorsa, evidentemente, non ha portato consiglio. Ora chi aveva programmato, finanziato, organizzato la riapertura delle stagioni teatrali in diverse città e paesi (tardive come potrebbe essere la raccolta dell’uva passita), si vede costretto ad annullare, rimborsare, o spostare gli spettacoli su streaming (ormai divenuto il mezzo supplente se non sostitutivo, ahimè, dello spettacolo dal vivo, fino a quando tutta la nazione potrà tornare in presenza): male necessario ed inevitabile e forse, in alcuni casi, prevedibile e per questo in grado di risparmiare denaro ed energie. I direttori dei teatri si sono visti costretti a cancellare le date di inaugurazione e rivedere il calendario. Slitta ad aprile anche il cartellone di Sardegna Teatro: la riapertura dei teatri – nel rispetto delle regole e delle distanze di sicurezza, con il contingentamento degli spettatori – è dunque rimandata a data da definire con una rimodulazione degli appuntamenti sulla base delle disposizioni ministeriali e dell’evolversi della pandemia.

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