Il Papa in Iraq, un viaggio per voltare pagina

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Behnam Atallah, esponente della Comunità cristiana di Ninive, è stato tra i primi ad aderire alliniziativa. Riempire il web di fotografie di iracheni circondati da una scritta, io sono iracheno e do il benvenuto al papa…seguita da un loro pensiero. Lui ha scritto per la sua visita di pace e per la convivenza pacifica. Atallah è un grande intellettuale iracheno, poeta,  amico di vecchia data di Younis Tawfik, sunnita di Mosul, venuto tanti anni fa in Italia per la sua incontenibile passione per Dante. Younis, che si chiama per la passione dei suoi genitori per Giona (Younis in arabo), figura profetica e santa comune ai tre monoteismi, al quale era intestata la moschea vicino a casa sua e poi distrutta dallISIS proprio per il significato di incontro che Giona incarna, ha visto il post di Atallah e ha subito risposto: anchio sono iracheno e do il benvenuto a Papa Francesco, per la sua visita di pace e per la convivenza pacifica. Liniziativa non è chiaro da chi sia partita ma sta incontrando tantissimi consensi in tutte le comunità irachene, soprattutto tra i giovani di ogni provenienza e identità. Solo io ho visto su facebook centinaia di volti diversi, tutti determinati a dare il loro incoraggiamento e la loro gratitudine a Francesco. Loro hanno capito che Bergoglio partirà per capovolgere i vecchi paradigmi: cristiani quinte colonne dellOccidente, sciiti quinte colonne dellIran, sunniti quinte colonne dellArabia Saudita. Loro invece, tutti vicini o aderenti alle grandi manifestazioni di protesta che tra fine 2019 e inizio 2020 hanno riportato la primavera a Baghdad, sanno di essere iracheni, non sono miliziani di questo o quellidentitarismo fanatico e cieco che ha distrutto il loro Paese. Ecosì che lIraq attende Bergoglio, consapevole del suo coraggio in nome di un profondo convincimento: voi siete tutti fratelli, il motto evangelico che si legge sul logo del viaggio.  Se Francesco potesse salutare chi gli dà davvero il benvenuto in Iraq potrebbe, basterebbe incontrare un farmacista sciita di Bassora, Ala Rikabi. Quando allinizio del 2020 il regime iracheno, incapace di reprimere nel sangue la forza del movimento di protesta iracheno gli chiese un nome con cui dialogare, loro designarono proprio Rikabi come loro primo ministro. Sciiti, sunniti, cristiani, curdi e tanti erano già allora molto più interessati a costruire una democrazia matura con lui che a dividersi sulla sorte del generale Soleimani. Difficilmente il protocollo lo consentirà a Francesco, ma lincontro resta certamente nel suo cuore. Lui è il papa che a differenza di tutti i leader mondiali già nel 2013 aveva capito il vero senso delle proteste di piazza che sconvolgevano dal 2011 il mondo arabo e che continuano a dimostrarne la vitalità fraterna proprio a Baghdad. Nella sua esortazione apostolica Evangelii Gaudium, a inizio pontificato, Bergoglio senza citarli li fotografa tutti così: La città produce una sorta di permanente ambivalenza, perché, mentre offre ai suoi cittadini infinite possibilità, appaiono anche numerose difficoltà per il pieno sviluppo della vita di molti. Questa contraddizione provoca sofferenze laceranti. In molte parti del mondo, le città sono scenari di proteste di massa dove migliaia di abitanti reclamano libertà, partecipazione, giustizia e varie rivendicazioni che, se non vengono adeguatamente interpretate, non si potranno mettere a tacere con la forza.Tutti i regimi arabi, dalla Tunisia allIraq, hanno tentato di metterle a tacere con la forza, senza riuscirci. Tutti i regimi hanno anche tentato di alimentare il terrorismo per giustificare la propria repressione, impresa riuscita ai nostri occhi ma non ai loro, che continuano nonostante il Covid a rivendicare libertà e partecipazione.

Certo, anche se volesse incontrare i nemici del suo viaggio, della sua visita, Bergoglio avrebbe visita facile. Basterebbe chiedere di ricevere i leader degli opposti estremismi, lIsis e le milizie sciite, in particolare lHezbollah iracheno, e tutti i veri nemici sarebbero accolti in nunziatura. Sono loro, le milizie del fanatismo monocromatico, dove laltro va eliminato, criminalizzato, i nemici che da settimane agitano lIraq che lo attende con improvvisi bombardamenti di basi militari vicine alla capitale. Usano il pretesto che siano base americane per presentarsi come patrioti, ma in realtà dimostrando unenorme paura del messaggio di fratellanza irachena che porta Bergoglio. In questo Paese dove il sottosuolo è così ricco di risorse da farne una sorta di Eldorado energetico, le retribuzioni medie sfiorano la soglia di povertà, i disoccupati superano il muro del 35%, quelli giovani addirittura luno su due, le banche sono fallite, il credito non esiste più. Difficile non capire che in queste condizioni è lodio, la violenza, la sopraffazione per conto terzi a salvare un corrotto per affossare diecimila onesti. Ecco allora che si capisce perché il papa ricorderà la piaga tremenda della persecuzione dei cristiani,cominciata alla fine dellimpero ottomano, quando i cristiani qui erano il 25% della popolazione- come ha scritto proprio in queste ore su Civiltà Cattolica padre Giovanni Sale. Ora sono poche centinaia di migliaia e il loro dramma è il dramma di tutta la loro società. Dopo i genocidi di inizio Novecento la loro eclissi è proseguita.  Negli anni del governo di Saddam Hussein, paradossalmente, la situazione per i cristiani sembrò almeno parzialmente stabilizzarsi: certo, continuarono le difficoltà nel costruire o riparare chiese, continuò la ghettizzazione e la politica panarabista del Bath portò al divieto di insegnamento del siriaco e allimposizione di nomi arabi in sostituzione di quelli cristiani (con una «arabizzazione» anche formale dei caldei nei documenti ufficiali) però, nellinsieme, Saddam, concentrato nelleliminazione degli oppositori kurdi e sciiti (nel primo caso con azioni direttamente di pulizia etnica), era tollerante verso i cristiani. Non a caso scelse come ministro degli Esteri e vice-primo ministro Tareq Aziz (il cui vero nome è Mikhail Yuhanna), un intellettuale cristiano moderato la cui funzione primaria, al di là della sua statura politica, doveva essere proprio quella di rassicurare il mondo occidentale sulla situazione di «libertà» dei cristiani mesopotamici e sulla benevolenza del regime nei loro confronti. Di riflesso, la comunità cristiana, molto presente nel nord del Paese, finì nel mirino dei ribelli kurdi, che distrussero numerosi villaggi cristiani tra il 1978 e il 1980, con il pretesto che fossero «alleati» di Saddam. Etempo di voltare pagina, senza prestarsi alle strumentalizzazioni di nessuno.

One thought on “Il Papa in Iraq, un viaggio per voltare pagina

  1. Sembra che i problemi dell’Iraq siano legati al terrorismo e al Covid… nessuno ricorda che proprio 30 anni fa, il 17 gennaio 1991 è iniziata l’aggressione Americana e della Nato all’Iraq, la “madre di tutte le guerre” fu definita, oltre che guerra umanitaria E CAVOLATE DEL GENERE… da allora i problemi dell’Iraq sono solo cresciuti… nessuno ricorda che la Clinton ha rivendicato la “creazione” dell’Isis… chi finanzia questi criminali, chi li addestra, chi li rifornisce di armi sempre più sofisticate? Mi meraviglio anche di voi che mettete Hezbollah iracheno sullo stesso piano dell’Isis… terroristi allo stesso modo, date a intendere che Hezbollah è una formazione terroristica perchè vuole “eliminare l’altro” (in questo caso l’Isis)… perchè ha combattuto e combatte contro l’Isis, e con Soleimani ha vinto tante battaglie. Nessuno parla della presenza criminale degli USA che con le sue basi sta li a difendere i propri interessi economici, che ha distrutto questo Paese, che con le sue guerre ha fatto centinaia di miglia di morti. Anche a voi da fastidio Hezbollah perchè combatte l’Isis? siete anche voi gli amici dell’Isis? ho l’impressione di si! E come prete sono deluso anche dell’atteggiamento della Chiesa, anche di Papa Francesco che non ha il coraggio di dire anche agli Americani, agli Europei di farla finita con la guerra e con le armi… non ha coraggio di dire che “i cristiani la guerra non la fanno mai”, loro non conoscono le armi, non le usano, non le costruiscono, non le vendono… chi fa queste cose non appartiene alla Chiesa di Gesù, non è in comunione con colui che si è lasciato uccidere come un agnello e con la sua morte ha salvato il mondo, insegnando la vera e unica via della Pace: la non-violenza. Sembra che il capo degli Sciti abbia fatto presente che il problema che più gli sta a cuore è quello del popolo palestinese… da qui nascono tutti i problemi del Medio Oriente, ma da parte nostra anche del Papa, non c’è una presa di posizione chiara… non possiamo schierarci contro Israele anche se sta occupando illegalmente terre non sue, sta bombardando quotidianamente in Siria… non possiamo schierarci contro gli Usa che stanno rubando il petrolio in Siria, bruciando campi di grano, impedendo al governo legittimo siriano di poter usufruire delle proprie ricchezze per la ricostruzione del Paese… non possiamo schierarci contro queste Potenze, sono i nostri “Alleati”… e allora ce la prendiamo con l’Isis, Hezbollah, i terroristi… anch’io sono contro questi gruppi armati, ma prima di tutto sono contro l’uso delle armi e contro tutti coloro che le usano, le vendono, addestrano all’uso… in tutto questo l’Occidente “cristiano” è il più grande e pericoloso dei terroristi. Che ipocrisia denunciare la crudeltà dei terroristi e nello stesso tempo fare cose ben peggiori di loro chiamandole magari “effetti collaterali”… guerra umanitaria… guerra per la democrazia. “Signore disarmali! Signore disarmaci!” Gianni Sabatini parroco a San Gemini – TR
    ….vi auguro di essere giornalisti liberi, liberi di dire solo la verità, tutta la verità.

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