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Screening a 350mila persone della Provincia di Bolzano con il test rapido antigenico.

 

Aggiornamento 22 novembre 2020 alle ore 20

Persone testate 343227; positivi 3185

Aggiornamento 21 novembre 2020  alle ore 20

Persone testate; 254408 positivi; 2553.

Home / Test in Alto Adige (asdaa.it)

 

Lo screening con il test antigenico (tampone solo nasale) che la Provincia di Bolzano sta effettuando (previsto per 350 mila abitanti) da venerdì e proseguirà su tutto il territorio concludendolo domenica. Il primo risultato ha testato fino alle ore 10 di oggi, sabato 21 novembre, 137.171 persone e ha rilevato 1744 positivi. Sul sito dell’Amministrazione provinciale alla pagina Sicurezza e Protezione Civile è stato pubblicato l’appello che spiega le motivazioni: «L’incidenza dell’infezione in Alto Adige ha raggiunto proporzioni tali da rendere necessaria un’importante azione congiunta. Per questo motivo, da venerdì 20 a domenica 22 novembre 2020, in tutto l’Alto Adige saranno effettuati circa 350.000 test rapidi dell’antigene per la rilevazione del Coronavirus. Uno screening su scala provinciale può aiutare a identificare le fonti di infezione ancora sconosciute e a fermare un ulteriore aumento della diffusione del virus. Ogni singola persona in Alto Adige può contribuire a questa iniziativa che ha lo scopo di ripristinare la libertà personale, l’istruzione e il lavoro, là dove attualmente vi sono delle limitazioni. Si tratta di una grande opportunità. La Giunta provinciale lancia quindi un appello urgente alla popolazione altoatesina affinché si sottoponga al test. Il test è gratuito e la partecipazione è volontaria». I positivi ora dovranno restare isolati per dieci giorni consecutivi e non sono previsti ulteriori controlli se non si evidenzieranno sintomi. Duecento postazioni istallate nelle città e nei paesi con personale sanitario e amministrativo, composto da circa 800 persone compresi i volontari della Protezione Civile, Vigili del Fuoco e Croce Rossa, sono all’opera dalle ore 8 alle 18. Lunghe file si sono formate davanti alle palestre, scuole, palasport, e altri edifici idonei per gestire il test che rileva il Sars-Cov-2 in soli 15 minuti e il risultato viene fornito entro 30 minuti o per mail/messaggio sms sul telefono successivamente. Lo screening ha suscitato molte reazioni contrastanti, anche tra gli operatori sanitari, come quella di un medico, la dottoressa Eleonora Boscarol che lavora a Bolzano. Il suo parere a riguardo è stato pubblicato sulla sua pagina social Facebook.

«In molti mi chiedono cosa penso dello screening di massa che verrà eseguito nel prossimo fine settimana. Per l‘ennesima volta l‘azienda sanitaria ha dimostrato il suo non aver minimamente capito di cosa ha bisogno il territorio, perché non è mai stato chiesto. Mai hanno pensato di involvere quelli che sono a contatto con il maggior numero di pazienti positivi e dei loro familiari nelle loro decisioni. Per l’ennesima volta si fa prima propaganda sui giornali (mostrando una bella facciata) e poi si cerca di capire i punti critici delle scelte.
Facciamo il punto:
1) si tratta di un test NON validato.
Questo test NON verrà seguito da un test validato. I positivi verranno liberati dopo 10 giorni senza ulteriori test, lasciando al sentire del singolo la possibilità di segnalare eventuali sintomi sospetti -e per esperienza personale- i pazienti, soprattutto paucisintomatici, sottovalutano questi sintomi.
2) non verrà fatto il tracciamento dei contatti. Quindi se il marito è positivo e la moglie no quest’ultima potrà andare al lavoro. Non tenendo conto che potrebbe essere in incubazione.
3) non è ancora stata chiarita la questione dei certificati di malattia. Ad oggi non è possibile mettere in malattia una persona clinicamente SANA, tanto meno sulla base di un test non validato.
La malattia da emettere dovrebbe essere
V29.0 Isolamento fiduciario. Cosa significa? Significa che la persona non può, come nella malattia normale, uscire di casa durante le ore in cui l’INPS non controlla. DEVE restare in casa, isolata in una camera. Anche se sta bene. Togliere la libertà personale non è una cosa che si fa con leggerezza. La possibilità di togliere questa libertà non è stata data al medico di Medicina Generale. È appannaggio esclusivo del SISP (servizio di Igiene e Sanità Pubblica).
Servizio già così al collasso. Quindi, chi decide di sottoporsi allo screening, è pregato di pretendere, in caso di positività, il certificato di malattia direttamente a chi ha eseguito il test.
Di cosa abbiamo bisogno? Abbiamo bisogno di un’altra macchina per processare i tamponi PCR. Di personale al servizio igiene e che questo personale venga minimamente formato (non ne possiamo più di quarantene che non arrivano o arrivano sbagliate, perché quando cerchiamo di contattare il servizio di igiene ci mettiamo ORE prima di prendere la linea e spesso non si risolve il problema, quindi tocca telefonare 3-4 volte, togliendo tempo a chi sta male). Abbiamo bisogno di tornare a un sistema rapido di testare-tracciare-trattare. Questi sarebbero investimenti che ci aiuterebbero anche ad affrontare i prossimi mesi in maniera sostenibile. Attualmente se richiedo un tampone per un sintomatico passano fra i 5 e i 7 giorni prima che venga eseguito. A questi si aggiungono in genere 3 giorni per processare il tampone +4 gg per l’arrivo della quarantena. Totale 14 gg. 14 gg nei quali i contatti stretti possono circolare liberamente. Dopo questi infiniti 14 gg vengono messi in isolamento fiduciario sì e no i familiari. Non i colleghi di lavoro, non le persone viste di recente. I familiari in isolamento fiduciario, proprio perché il sistema è al collasso, non vengono più testati immediatamente, ma solo dopo 10 giorni. Quindi i contatti di un potenziale positivo girano ignari.
Abbiamo bisogno che il servizio di igiene e il CUP che prenota i tamponi collaborino. Non se ne può più di pazienti che potrebbero lasciare la quarantena il giorno X, ma hanno il tampone il giorno X+3 e il risultato il giorno X+6. Con quarantena emessa a singhiozzo retroattivamente il giorno X+4, poi x+6. E intanto il datore di lavoro che si scompensa per la mancanza del certificato e il paziente che chiama noi disperato. Per quel che mi riguarda si doveva investire nel servizio di Igiene. Abbiamo bisogno di sostanza, di concretezza. Abbiamo bisogno, oggi più che mai, che le cose funzionino. Perché le belle facciate, se non c’è nulla dietro, nel giro di poco tempo si sgretolano e mostrano la miseria che nascondono.».

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