Non c’è più Maradona, il più politico campione del mondo

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Aveva un giudizio su tutto e per tutti, non necessariamente condivisibile ma sempre coerente. E non si limitava a esprimerlo, lo sbandierava. Non accade spesso che la gente comune faccia altrettanto e neppure molti politici di professione. Dire che era colto può sembrare un’indulgenza post-mortem, un tributo eccessivo alla sua fama. Eppure quanto Diego non aveva appreso nel breve curriculum scolastico, lo aveva poi strappato via-via strada facendo, dall’insaziabile curiosità con cui osservava il mondo mentre faceva di tutto per divorarlo e farsene divorare, dalle parole delle persone che riuscivano a trattenerne per qualche istante l’ansia frenetica con cui rincorreva la vita, ancor più che la palla sui campi di futbol. S’era fatto così un’idea dell’esistente.

Maradona credeva davvero di essere “la mano de Dios” (che aveva fraudolentemente sconfitto l’Inghilterra e dunque per un argentino aveva portato la giustizia divina sulla terra), senza tuttavia perdere di vista la realtà, quella nuda e cruda d’ogni giorno in mezzo a cui era nato e cresciuto. Quell’uomo rumoroso, talvolta (ma raramente) sguaiato, aveva una vita interiore. Poteva tacere per ore, nel corso delle quali era possibile vederlo vibrare -forse dolorosamente- dentro di sé. Ne sono stato diretto testimone molti anni addietro. Quando dopo aver rischiato una volta ancora la vita per i suoi eccessi tossici, andava a disintossicarsi in un centro specializzato a Cuba. Abbiamo viaggiato uno accanto all’altro in aereo da Buenos Aires a Campeche, in Messico, dove prendeva una coincidenza per l’Habana. Lo accompagnava Guillermo Coppola, che per decenni è stato personal-trainer, segretario, confidente del Pibe de Oro, finchè questi non s’è infine convinto che molto prosaicamente si preoccupava più dell’oro che del Pibe, da un certo momento in poi travolto da incenso, mirra, cocaina e cortigiane di amori tumultuosi. “Ogni tanto sogno quel che avrei potuto fare ancora e di più en la cancha, se la droga non mi avesse tagliato le gambe”, diceva ad alta voce a se stesso in presenza del regista Quel viaggio fu nondimeno una parentesi.

Quel che E’ semplice ma chiaro, disse una volta di lui Fidel Castro, caustico con chiunque.

 


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