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Libertà di stampa: la lezione dei vignettisti turchi

 
Invece di attaccare a testa bassa Charlie Hebdo come la maggior parte dell’occidente e del mondo musulmano, i vignettisti turchi, che rischiano prigione e le rappresaglie violente dei Lupi grigi nel loro paese, difendono il diritto alla satira e criticano il potere turco. 
Una vera e propria lezione di satira e di libertà di espressione giunge dal paese dove meno ce lo aspetteremmo in questo momento storico: la Turchia. Eppure la Turchia lo sappiamo, e non cessiamo di ripeterlo, non è un paese per giornalisti, men che meno un paese per fare satira, soprattutto se colpisce un potere in sella da 18 anni. Un potere che ha cancellato l’opposizione con processi ad hoc, purghe e colpi di mano, un potere che ha messo in prigione un’intera società civile, centinaia di giornalisti, intellettuali, scrittori, dissidenti, avvocati e migliaia di funzionari, poliziotti, giudici, militari. Un potere che da 18 anni imbavaglia brutalmente  la libertà di espressione attraverso procedimenti giudiziari distorti, trasformando cioé giornalisti, scrittori ed anche caricaturisti in militanti separatisti o in membri di organizzazioni criminali o terroristiche che intendono sovvertire il potere. In tal modo il giornalista, il caricaturista diventa un nemico agli occhi dell’opinione pubblica mentre non è altro che la coscienza civile che vuole far trapelare dei messaggi di verità nel mare di menzogne dell’establishment.
Ecco perché la lezione che viene dalla Turchia è doppiamente preziosa. I giornalisti turchi che si schierano in difesa della libertà di satira e apertamente contro l’establishment turco sono veri e propri eroi. In patria infatti rischiano il linciaggio o decenni di detenzione in prigione. Non dimentichiamo che lo stesso giornalista turco-armeno Hrant Dink, prima di essere assassinato sotto all’edificio della redazione del giornale turco-armeno Agos ad Istanbul, ricevette prima le minacce dei Lupi grigi per i suoi articoli (ti spezzeremo le mani gli dissero, una cosa molto simile alle matite spezzate del massacro di Charlie Hebdo). Oggi in trincea in Turchia e unici in Europa ci sono solo i caricaturisti turchi, gli unici a levarsi contro la barbarie ed il politicamente corretto che ha spuntato non solo le matite ma ha anche annebbiato le menti del fior fiore dei caricaturisti ed editorialisti europei. E’ il caso del caricaturista Musa Gümüş, che all’indomani della pubblicazione della vignetta di Charlie Hebdo raffigurante Erdogan e delle rappresaglie del governo turco contro la Francia non ha esitato a disegnare un vignettista che affila una matita da un lato mentre un jihadista tenta di bruciarla dall’altro. Un disegno eloquente che racconta come oggi la libertà di satira, al di là delle condannabili offese gratuite ad una religione, è costantemente minacciata dal terrorismo internazionale. Nuhsal Işın invece prende in giro Erdogan che annuncia in pompa magna il boicottaggio dei prodotti francesi. “Chiedo a tutti voi di boicottare i prodotti francesi” dice il presidente turco “mi raccomando, non acquistate marche francesi!” Ma di fronte a sé non ha certo una famiglia capace di spendere soldi in beni di lusso (prodotti francesi) ma una famiglia povera che risponde “Va bene ma tanto noi non possiamo permettercelo”. Nella sua vignetta Zafer Temoçin invece gioca sulla parola “Macron” disegnando sulla sinistra il presidente francese e alla sua destra invece il re saudita Salman, definendolo invece “Micron”. Ancora una volta si vede il dito puntato di Erdogan che ordina al popolo turco il boicottaggio dei prodotti francesi. “Chiedo a tutti di boicottare i prodotti degli insolenti francesi” dice Erdogan… “e vi invito a non esprimervi contro gli arabi che da mesi boicottano i prodotti turchi”. Come a dire che nella scala di valori del popolo turco certo non interessa il boicottaggio dei prodotti francesi (prodotti di lusso e trovata elettoralistica del potere per guadagnare consenso presso la comunità musulmana mondiale) mentre pesa molto di più all’economia turca il boicottaggio saudita dei prodotti turchi. Bellissimo poi il disegno del vignettista Sefer Selvi che mostra un papà povero con il figlioletto davanti ad una panetteria: “Papà, perché non compriamo il pane? Anche quello è francese?” chiede il figlio. Il padre risponde: “Figliolo, per noi ogni cosa è francese!” Vista la situazione economica della Turchia e la caduta libera della lira turca, la vignetta di Selvi è particolarmente graffiante perché fa capire che le priorità per il popolo turco sono ben altre che quelle indicate dal Erdogan.
Insomma i caricaturisti turchi ci insegnano che anche le prese di posizione del governo turco, che non cessa di bombardare i Curdi nel Rojava ed imprigionare dissidenti e militanti dei diritti umani, non sono altro che propaganda elettorale mentre il popolo turco soffre terribilmente per la recessione economica. Ma l’insegnamento più grande di questi vignettisti è quello di riuscire a prendere in giro il governo turco proprio quando l’establishment invece chiede alla nazione turca di mostrarsi compatta contro le offese all’Islam scaturite dall’ultima vignetta di Charlie Hebdo. Ma i vignettisti turchi non vogliono cadere nella trappola retorica e con la loro graffiante ironia, dall’alto del paese con il maggior numero di giornalisti in prigione, ci danno una lezione di libertà di espressione smascherando le menzogne del potere. Fortuna che qualcuno nel mondo riesca ancora a farlo, anche se sicuramente fa meno rumore di Charlie Hebdo.
@marco_cesario

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