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Toni, Di Palo e le verità negate

 
Non hanno avuto né verità né giustizia Italo Toni e Graziella Di Palo, i due inviati italiani scomparsi a Beirut il 2 settembre di quarant’anni fa e sui quali da allora è calata una coltre di inaccettabile silenzio.
Il punto è sempre lo stesso: vale per Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, vale per la Politkovskaja, vale per chiunque si dedichi alla professione giornalistica in qualunque parte del mondo ed è che non possono esistere lati oscuri su vicende che investono da vicino l’essenza stessa del vivere civile. Non è accettabile nemmeno nella Turchia di Erdoğan, dove un’avvocatessa, Ebru Timkit, si è spenta in carcere dopo oltre duecento giorni di sciopero della fame contro la barbarie repressiva del regime. Meno che mai è accettabile in Italia, dove di segreti di Stato ne abbiamo visti fin troppi e ancora non conosciamo i nomi di troppi mandanti e di troppi responsabili di stragi, violenze e barbarie d’ogni sorta.
Ricordare Toni e Di Palo, quarant’anni dopo, significa, dunque, rendere omaggio al loro coraggio e alla loro abnegazione ma, soprattutto, significa non piegarsi alla logica dell’oblio, ai costanti tentativi di nascondere, di insabbiare, di lasciare che agisca il tempo e che si perda la memoria collettiva sulle singole vicende. Il nostro compito, una delle ragioni per cui siamo nati, forse la principale, è, invece, proprio quella di far sì che la memoria si conservi, che la gente sappia, che i cittadini abbiano il diritto a essere informati e che di ogni mostruosità non si conoscano, al massimo, i nomi degli esecutori materiali ma, prima di tutto, quelli dei burattinai, di chi agisce nell’ombra, di chi comanda senza aver ricevuto alcun mandato popolare e determina le sorti della Nazione e persino ciò che si deve e non si deve sapere. Del resto, la libertà d’informazione è la cartina al tornasole di ogni governo, e quando si cominciano ad accettare cedimenti, omissioni o anche la più minuscola delle derive su questo tema è la qualità del nostro stare insieme ad essere a rischio.
Italo Toni e Graziella Di Palo, quarant’anni dopo. Noi continueremo a lottare al fianco dei loro familiari, con l’auspicio che l’esecutivo non si mostri concorde a parole ma reticente nei fatti.
P.S. Dedico quest’articolo alla memoria di Philippe Daverio: un uomo perbene, un grande divulgatore, un cittadino del mondo innamorato dell’arte, della cultura, della bellezza e dell’Italia.
Oggi abbiamo perso un difensore della civiltà contro ogni barbarie, un europeista sincero e una personalità capace di trasmettere valori importanti senza mai annoiare. Oggi tutti noi abbiamo perso un amico.

 

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