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Renato Zero: i migliori anni della nostra vita 

 
I settant’anni di Renato Zero dovrebbero indurci a riflettere. Sul tempo che passa, sull’importanza della poesia e dell’arte, sulla sublime bellezza della musica, su ciò che abbiamo perso (tanto) e su ciò che abbiamo guadagnato (poco) negli ultimi decenni. E poi c’è lui, una certezza, un artista in grado di attraversare epoche diverse senza mai smarrire il suo smisurato talento.

Non è possibile elencare tutte le canzoni che ci hanno fatto piangere, emozionare, sognare, non è possibile ridurre Renato Zero a un numero, anche se il cognome si presterebbe ma sarebbe profondamente ingiusto. Più che zero, infatti, se proprio dovessimo quantificare questo fuoriclasse della musica, dovremmo parlare di infinito.

Renato Zero è una sorta di Rimbaud contemporaneo, un Verlaine senza tragedia, il protagonista di mille stagioni e la colonna sonora di una parte importante delle nostre vite. Ogni decennio è stato segnato da almeno una sua canzone, ognuno di noi lo ha incontrato in un momento diverso dell’esistenza e poi è andato a cercare il passato o si è proiettato verso il futuro, in attesa di un nuovo gioiello, di un altro concerto che ci lasciasse in lacrime, di condividere insieme la gioia, di confrontarci con la massima espressione di libertà, anticonformismo e ribellione all’ordine costituito che sia mai apparsa nel panorama musicale italiano. A differenza di certi imitatori contemporanei, purtroppo non baciati neanche da una stilla della sua classe, il Renato nazionale ha infatti spalancato porte e finestre, facendo entrare aria pura e costringendo un’Italia ancora retrograda e bigotta a interrogarsi su temi come l’omosessualità, la diversità e la stravaganza, con i suoi abiti e le sue pose eccentriche, la sua voce inconfondibile, la profondità dei suoi messaggi che hanno mutato per sempre l’immaginario collettivo e la sua travolgente meraviglia interiore, in grado di trasformare in passione popolare, dunque utilissima, principî e ideali che, altrimenti, sarebbero rimasti appannaggio di un’élite.
Renato Zero può essere, pertanto, considerato un rivoluzionario: esiste un prima e un dopo di lui, e le sue innovazioni hanno fatto sì che non si potesse tornare indietro e che determinati concetti diventassero patrimonio comune.
Ora fa settanta, in un’Italia incattivita, in un mondo terrorizzato dalla pandemia, in un panorama musicale che non ha nulla a che vedere con la vivacità di quando ha iniziato, eppure è ancora qui e non ha alcuna intenzione di smettere. È una speranza: i migliori anni della nostra vita dureranno ancora un po’. La luce, per il momento, è destinata a restare accesa.

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