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Taglio dei parlamentari? Anche no

 

Ha ancora valore la rappresentanza? Quel sistema per cui un intero popolo distilla con le elezioni un “piccolo popolo”, che esercita nel Parlamento la sovranità di tutti? Sembrerebbe di no. Anni di scandali hanno svalutato la delega politica, al punto di ritenerla uno strumento meno affidabile della democrazia diretta, esercitabile con referendum o consultazioni digitali degli iscritti. Inoltre, l’atrofia del Legislativo – in parte indotta anche dall’iper-normazione dell’Esecutivo – ha finito per delegittimarne la funzione.

Così, non potendo sopprimere il Parlamento, è venuta a molti l’idea di potarlo, come si fa con una pianta mezza secca. A Renzi, che voleva trasformare il Senato nel secondo lavoro per rappresentanti regionali senza precise competenze; e a tutte le forze politiche, che hanno votato di ridurre il numero dei suoi membri, senza dimostrare il vantaggio democratico dell’innovazione, ma puntando a tre motivazioni principali: risparmio di stipendi; arrivare a un rapporto numerico eletti/popolazione di livello europeo; dare un segnale punitivo ad una “casta” senza più credibilità.
Il primo punto è irricevibile: la democrazia ha dei costi, se sono troppo alti si inizia a ridurli tagliando gli stipendi, non i parlamentari. Nel secondo, va detto che nel rapporto eletti/popolazione, l’Italia è tra le più nazioni virtuose, con un indice pari circa ad 1, a fronte di paesi “modello” come Finlandia (3,6), Svezia (3,4) ed altri. Chi tira in ballo gli Usa, mischia mele e pere. Nel sistema americano, infatti, vanno contati sia i rappresentanti confederali (535), sia quelli dei singoli stati, che sono centinaia.
Infine, la punizione per la casta: di fronte a mediocrità, corruzione e avidità dei parlamentari (vedi da ultimo i 600 euro scippati all’Inps), le mani prudono e sale la voglia di mandarne a casa un po’. Ma così ci togliamo solo una soddisfazione senza trovare una soluzione. Saranno meno, ma sempre mediocri, corrotti e avidi.  Va rivisto il funzionamento dei partiti, perché con la partecipazione azzerata, non c’è più controllo della base su dirigenti e candidati.
Insomma, la riduzione dei parlamentari è fumo negli occhi. Populismo costituzionale per far credere che le cose cambieranno riducendo la quantità dei rappresentanti, per mascherare l’incapacità di incidere sulla qualità della rappresentanza. Con tutto il rispetto di chi la pensa diversamente, io sono per il no.

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