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Silvestro Montanaro. Ci lascia una voce libera

 

Autore fra l’altro di C’era una volta su Rai Tre. I suoi documentari hanno fatto conoscere gli ultimi della Terra. La redazione di Riforma l’aveva incontrato l’anno scorso in occasione della Giornata Mondiale della Nonviolenza

L’ultima volta che la redazione di Riforma ha incontrato Silvestro Montanaro era a Torino. Il giornalista d’inchiesta era stato invitato nel capoluogo piemontese in occasione Giornata Mondiale della Nonviolenza (venerdì 5 ottobre al Gruppo Abele, in Corso Trapani) e dov’era previsto un incontro promosso insieme al Circolo di Articolo21 Piemonte dal titolo «L’umanità è la mia nazione», moderato da Gian Mario Gillio.

Montanaro era nato il 26 marzo 1954 a Sora (Fr) e ha iniziato la sua carriera giornalistica come corrispondente di Paese Sera e poi de l’Unita. In seguito, ha lavorato per la Voce della Campania firmando tra il 1985 e il 1988 delicatissime inchieste sui rapporti tra mafia, camorra, poteri politici ed economici.

Sempre per la Voce e poi per la Domenica del Corriere, ha firmato la contro-inchiesta sul caso Enzo Tortora, raccogliendo testimonianze inedite e le ritrattazioni di numerosi collaboratori di giustizia.

Nel 1989, firma più dossier sull’immigrazione e diventa l’addetto stampa della prima Associazione di migranti. Nello stesso anno entra a far parte del gruppo della trasmissione televisiva Samarcanda.

Lavora con Michele Santoro anche a Il Rosso e il Nero e a Tempo Reale, diventandone co-autore nell’ultima fase.

Nel frattempo pubblica tre libri-inchiesta, di cui uno, con Baldini &Castoldi: un volume sul Mozambico adottato come libro di testo in numerose scuole, che riportava storie di bambini nel dopoguerra.

Poi, cura il progetto Sciuscia e ne realizza alcuni episodi ed è l’autore di Drug Stories.

Alla fine di questa esperienza lavora a uno speciale televisivo sul debito estero dei paesi del Sud del mondo e realizza documentari fra i quali Col cuore coperto di neve, girato in Brasile sui temi del lavoro e della prostituzione minorile e E poi ho incontrato Madid, sull’ultima delle terribili carestie che hanno afflitto il Sud del Sudan.

Nel 1999, insieme a P. Murgia, diventa autore del programma C’era una volta, in onda su RaiTre.

Nel 2002 è il conduttore della trasmissione Dagli Appennini alle Ande.

I suoi documentari hanno girato il mondo e accompagnato numerose campagne di verità e di difesa dei diritti umani, ricevendo, sia in Italia sia nel mondo prestigiosi riconoscimenti.

Eppure, la Rai, ultimamente non gli aveva più offerto spazi, poi destinati a trasmissioni più popolari ed emotivamente meno impegnative. Al posto delle inchieste di Montanaro abbiamo visto nascere programmi come «I raccomandati».

Tra le pubblicazioni di Montanaro spicca certamente Col cuore coperto di neve; un libro auto-pubblicato nel 2016. Una lettura tutt’altro che facile e dove le storie contenute e spiegate con grande umanità raccontano l’orrore dell’abuso e della prostituzione forzata di tante donne, soprattutto bambine e bambini, nel mondo: 4,5 milioni di vittime, secondo l’Ilo.

Grazie a Silvestro Montanaro abbiamo incontrato e conosciuto l’Africa, l’umanità; incontrato Thomas Sankara (il presidente con la bicicletta e la chitarra che fece vivere e rinascere il Burkina Faso, la Terra degli uomini integri come lui volle chiamarla, ucciso dalle lobby mondiali per mano di un “fratello” Blaise Compaoré, per le sue idee rivoluzionarie e contro corrente), abbiamo conosciuto tante storie, tanti volti ai quali il giornalista Montanaro ha restituito voce e dignità.

Auguriamo a lui un buon cammino e a noi di trovare un po’ di tempo per leggere, guardare e fare nostra l’eredità che Montanaro ci ha lasciato.

Da Riforma.it

foto: Giorgio Mancuso e Daniela Brina

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2 COMMENTI

  • Nicoletta

    Un nostro regista Silvestro Montanaro del programma di RAI3 C era una volta è morto. E morto cosi giovane, triste e affaticato di ciò che gli era successo, mi disse un giorno: ” la #RAI ha bruciato tutto il mio lavoro d’archivio e mi hanno cacciato in seguito al mio film sulla Costa d’Avorio e il colpo di stato contro Laurent #Gbagbo LA FRANCIA IN NERO.”
    Mi raccontò come fu chiamato dall’ambasciata Ivoriana che gli chiese di fare un altro film più favorevole a #Ouattara. Montanaro gli risposi che non esiste, che lui era un griot, un giornalista e dunque racconta i fatt che vede.
    Poco dopo fu licenziato e perse il suo programma. Una vera redazione sta accanto ai suoi giornalisti quanto essi scoprono scandali!
    Nel frattempo la resistenza Ivoriana che lotta da 9 anni ormai per far uscire l loro leader innocenti Gbagbo e Blé Goudé ( assolti dal Gennaio 2019) hanno sottotitolato i film LA FRANCIA IN NERO e l’hanno divulgato sui social networks.
    Muoro uno degli ultimi giornalisti che non aveva paura di guardare l’imperialismo Europeo in faccia e dire apertamente che cosi non va, che c’è da vergognarsi! Montanaro (perdere il lavoro a quel età!) l’ ha ucciso la RAI, il regime di Ouattara e tutti i giornalisti che sono rimasti in silenzio totale (ilManifesto, Ilfattoquotidiano, LaRepubblica, Limes, etc etc etc.) ai quali abbiamo scritto di parlarne…ma silenzio….l’avete ucciso voi giornalisti venduti !

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