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Scorta mediatica per Giulio Regeni si rinnova mentre in Egitto al Sisi espande i suoi poteri

 

La notizia è passata pressoché nel silenzio dei media internazionali, il presidente Abdel Fattah al-Sisi ha fatto quanto era in suo potere per evitare che il rafforzamento dello stato d’emergenza in Egitto venisse presentato per quello che è: un ampliamento incondizionato della sua ‘sovranità’.
Ma proprio oggi, nella giornata dedicata alla scorta mediatica per Giulio Regeni, che si rinnova ogni 14 del mese per ribadire richiesta di verità e giustizia, abbiamo ricevuto la conferma  che il provvedimento approvato nei giorni scorsi garantisce all’ex generale e ai servizi di sicurezza poteri aggiuntivi “necessari” secondo il governo “per
combattere l’epidemia di coronavirus”.
A nulla sono valse le proteste delle associazioni per i diritti umani, che accusano il capo di Stato di usare la pandemia di Covid-19 per espandere la legge d’emergenza. In base alle nuove modifiche, per combattere il coronavirus il presidente può sospendere le lezioni nelle scuole e alle università e imporre la quarantena a coloro che rientrando dall’estero, ma può anche vietare incontri, pubblici e privati, proteste, celebrazioni e altre forme di assembramento.
Tra gli emendamenti approvati, anche la possibilità per i procuratori militari di indagare incidenti ma la decisione finale sull’avanzamento o meno del procedimento giudiziario spetta al capo procuratore civile; inoltre il presidente può posticipare le tasse e i pagamenti delle utenze, nonché fornire sostegno economico ai settori colpiti dall’epidemia.
Fin dall’arrivo di al-Sisi al potere nel 2013, in Egitto è stata imposta una dura stretta contro gli oppositori, dall’aprile 2017 il Paese è sottoposto allo stato d’emergenza, adottato per combattere il terrorismo ed esteso lo scorso  aprile scorso per altri tre mesi.
Ma i veri obiettivi del presidente egiziano non sono i terroristi ma i dissidenti, chiunque non la pensi come lui.
Come Hany Mustafa, youtuber e attivista arrestato per aver postato video considerati “propaganda del terrorismo”.
“Ditemi chi siete, non apro la porta agli sconosciuti”. Questo il messaggio registrato dallo stesso Mustafa quando sono andati a prelevarlo a casa, ripetuto più volte prima di dover cedere e aprire. Gli uomini della sicurezza erano sul punto di abbattere la porta.
Mustafa, noto come Amou Hany (“zio Hany” in dialetto locale), è molto conosciuto in Egitto. Sul suo canale YouTube, a cui sono iscritte 240.000 persone, pubblica video in cui tratta con ironia temi d’attualità e la vita di coppia o i rapporti tra amici. Dall’8 maggio, data in cui compare il suo ultimo video sul suo canale, di lui si è  persa ogni traccia.
L’influencer, come confermano diversi siti locali di informazione, sarebbe stato arrestato dai servizi di sicurezza egiziani. A dimostrarlo proprio il video registrato quando sono andati ad arrestarlo e che mostra lo youtuber mentre apre la porta e l’irruzione in casa degli agenti.  Secondo Amnesty International, che sta seguendo il caso come una sparizione forzata, le modalità del fermo suggerirebbero che Mustafa sia stato arrestato dall’Agenzia per la sicurezza nazionale (Nsa).
In Egitto le organizzazioni per i diritti umani denunciano da tempo una stretta alla libertà di espressione da quando, nel 2013, è salito al potere il presidente Al-Sisi. Da allora si sono  moltiplicati arresti arbitrari, torture e sparizioni forzate a danno di manifestanti, dissidenti politici, giornalisti, attivisti o semplici intellettuali. Nel mirino della Nsa, i servizi segreti egiziani, non finiscono solo voci critiche contro il governo ma anche artisti come nel caso di Mustafa, giovani divenuti famosi grazie ai social, accusati di diffondere messaggi immorali che attentano ai valori tradizionali della nazione. Anzi di peggio. Youtube è stato definito “una forma alternativa di terrorismo che insegue l’Egitto”  e per questo la Nsa ha chiesto al governo di sottoporlo a “censura” come è già avvenuto per Facebook.
Patrick George Zaki, l’attivista e ricercatore egiziano dell’Università di Bologna in carcere in attesa di giudizio da oltre 90 giorni, è stato arrestato proprio per aver pubblicato dei post contro il regime sul social media.
Il prossimo 19 maggio Patrick dovrà comparire davanti al tribunale che deciderà sulla sua carcerazione. La scorta mediatica si rinnoverà anche per lui come per tutti i Patrick e i Giulio d’Egitto.

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