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La morte di George Floyd e la  furia per le strade dell’America

 
L’ambientazione sembra quella di un film distopico dalla trama incredibile: In piena pandemia di un virus sconosciuto, le città americane sono in fiamme dopo l’uccisione di un afroamericano soffocato da un poliziotto famoso per i suoi modi brutali, gli scontri divampano,i saccheggi sono repressi con mano pesante dalle forze dell’ordine,mentre il Presidente da Washington incita alla violenza e a picchiare più duro contro i manifestanti. Negli scontri muore un dimostrante a Philadelphia, un agente viene accoltellato, ma la soluzione per il Commander in Chief, invece di placare gli animi, è di proporre l’invio anche dei militari per dare man forte ai sindaci e ai governatori. Purtroppo non è un film,è tutto vero e questa tragica realtà non è ambientata in un prossimo futuro,ma adesso nel 2020. Gli Stati uniti non sono nuovi a scontri razziali, ma mai erano scoppiati nel mezzo di una emergenza sanitaria come quella che il pianeta sta vivendo con gli animi già alterati per le difficoltà che le persone stanno affrontando. Sono 40 milioni gli americani che hanno perso il lavoro in sole dieci settimane e hanno fatto richiesta di un aiuto causa Coronavirus. Un lavoratore su 4 è disoccupato, una cifra enorme per gli standard USA e non è chiaro per quanto si protrarrà questa situazione unica. Non ci sono prospettive certe e non era mai successo nel passato, neanche dopo il catastrofico crollo dei mercati finanziari del 2008 né dopo gli attacchi alle Torri Gemelle nel 2001. Il virus rende tutto incerto e la voglia di riaprire in larga scala confligge con la paura della pandemia. I morti negli Usa sono stati sinora oltre 105 mila. La comunità afroamericana è stata colpita duramente sia per la perdita del lavoro sia per il numero di vittime da virus. La brutale uccisione di George Floyd a Minneapolis è stata la scintilla che ha scatenato gli animi già esacerbati da preoccupazione e frustrazione. Quel video con il poliziotto che premeva il ginocchio sul collo di Floyd che gridava “Non riesco a respirare” ha scatenato le protesta da una costa all’altra dell’America su una popolazione già stremata. Il comportamento di Trump, che ha invitato la polizia a sparare se ci fossero stati saccheggi, ha fatto il resto. Ha aggiunto benzina sul fuoco. E c’è il sospetto che suprematisti bianchi si siano infilati tra le fila dei manifestanti per alimentare i disordini. Il coprifuoco è scattato in molte città, da Los Angeles a Chicago a Minneapolis, per evitare che la situazione sfugga al controllo. La violenza dei poliziotti non è nuova contro la gente di colore negli Stati Uniti e prima di George Floyd altri afroamericani, spesso giovani, sono stati uccisi durante operazioni di controllo finite male. Il razzismo fa parte della storia americana e le battaglie per i diritti civili hanno ristabilito giustizia, ma le disuguaglianze non sono mai scomparse,anzi si sono inasprite nell’era Trump. Chi era ricco è ancora più ricco, chi era povero con il coronavirus ha visto sfumare le poche certezze. ”Siamo una nazione addolorata, ha detto Joe Biden, candidato democratico alla Casa Bianca. Ma non dobbiamo permettere che questo dolore ci distrugga. Siamo una nazione arrabbiata,ma non possiamo permettere che questa rabbia ci consumi”. Il Presidente dovrebbe parlare alla nazione.Glielo stanno consigliando anche alcuni repubblicani. Serve il dialogo, serve l’empatia, due qualità che sembrano mancare a Trump e delle quali invece ci sarebbe tanto bisogno in questo momento.

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