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Pandemia. Possiamo uscirne solo con strategie globali

 

La pandemia in corso mette in discussione la salute degli abitanti, dell’ambiente e degli assetti geopolitici del nostro Pianeta. Possiamo uscirne solo con strategie globali fatte proprie da tutti gli stati i quali orientino e coordinino i loro interventi sanitari, ambientali, economici e sociali e rivalutino gli organismi sovranazionali, dall’ONU all’UE dalla BCE alla Banca Mondiale al FMI. La pandemia ha evidenziato la mendacità sia dell’idolatria delle privatizzazioni e della sacralità del dio mercato neoliberista sia delle chiusure nazionaliste sia dell’austerità salvifica praticata dalla troika di fronte la crisi del 2008 del sistema capitalistico finanziarizzato. Oggi tutte queste pratiche sono impraticabili nella crisi epocale più grave provocata da un virus sconosciuto e velocissimo che si sia vista nell’era moderna. Giustamente è stato detto “alla crisi globale si risponde con strategie globali”. Da subito bisogna pensare al dopo coronavirus, rivedendo e ribaltando l’attuale modello di sviluppo predatorio delle risorse naturali e umane della Terra. Esso ha accresciuto la ricchezza di quell’1% possessore della maggior quota della ricchezza mondiale, mentre miliardi di persone patiscono povertà,disuguaglianza e ingiustizia sociale.

Tutte le classi dirigenti degli stati prendano atto che nell’attuale momento storico il controllo dell’uomo sul pianeta è sul punto di produrre l’autodistruzione. Nessuna chiusura egoista e nazionalista è pensabile. Vale anche per l’UE, dove si è aperto un aspro scontro tra i paesi membri del Nord (per’ora, meno colpiti dal virus) e del Sud (devastati dal virus). O l’UE rafforza e innova i suoi strumenti d’intervento comune o corre il rischio di deperire trascinandosi il modello di democrazia occidentale. Il corona virus può uccidere anche l’UE nel caso in cui l’emergenza non fosse colta da tutti i paesi membri per fare un passo lungo verso l’integrazione europea come hanno chiesto i nove paesi del Sud e, forte della sua esperienza alla guida della BCE, anche da Mario Draghi. “In tempo di guerra i debiti aumentano”! Autorizzare, attraverso gli eurobond, un debito comune per finanziamenti a lungo termine per far fronte alla crisi sanitaria e a quella economica e sociale di domani mattina anch’essa al limite del collasso, è urgente e non procrastinabile. Basta pensare ai deceduti, al dolore di centinaia di migliaia di famiglie, ai senza lavoro o cassa integrazione, alle imprese piccole, medie, grandi che non sanno se riapriranno, agli anziani o ai giovani dal futuro incerto per comprendere che lo slogan “ce la faremo”  è credibile solo se è seguito da misure concrete e immediate. Tra queste ci sono anche gli eurobond che dimostrerebbero la necessità storica dell’UE e sconfiggerebbero tutti  gli euroscettici e i sovranisti. Nel caso dovesse fallire il mandato affidato ai cinque presidenti- della Commissione, del Consiglio, dell’Eurogruppo, della Bce, del Parlamento- di trovare una soluzione prevarrebbero quelle destre che oggi alimentano la paura e l’insicurezza dei cittadini europei promettendo, senza dilungarsi troppo in proposte alternative, di risolvere tutto.

Le attuali classi dirigenti saranno capaci di fare un salto verso gli Stati Uniti d’Europa completando l’unione bancaria e fiscale, e dandosi un’unica politica sociale e sanitaria, estera e di sicurezza?

In questo quadro incerto, il presidente del consiglio Conte ha fatto bene a porre con forza l’esigenza di una risposta convincente, e a breve, dell’UE e impegnarsi sul piano della politica interna ad attivare una concertazione con l’opposizione e le forze sociali sulle misure che si rendono necessarie per fronteggiare e superare la crisi nella sua complessità. A loro volta tutte le forze sociali e politiche dovrebbero utilizzare il momento per ricollegarsi con il territorio e ascoltare le esigenze dei cittadini, contrastare la paura e le fake news usando correttamente le tecnologie digitali. L’obiettivo deve essere quello di difendere la salute, il lavoro e le possibilità di vita di tutti, di fare emergere dall’ombra e dal silenzio i poveri, il lavoro nero, lo sfruttamento e la predazione sociale della criminalità e delle mafie. Oggi, se non ci fossero state corruzione, evasione e mafie, il paese disporrebbe di più risorse per far fronte alla crisi. Pensando al futuro prossimo, come suggerisce l’ex procuratore Pignatone, occorre vigilare affinché mafie e corruzione non utilizzino gli interventi post-epidemia per continuare ad arricchirsi e a deprimere il futuro del paese. La crisi ha messo in luce non solo limiti e difetti del sistema paese, ma anche le sue grandi potenzialità, risorse umane  e un grande spirito di solidarietà che marginalizza quell’individualismo esaltato dai fautori del neoliberismo dando un nuovo vigore ai valori costituzionali di unità, di libertà individuale e sociale.

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