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#iorestoacasa, fallo anche tu

 

Campagne di sensibilizzazione istituzionali e dal basso per contrastare il virus e solidarietà alla redazione de La Stampa

«Restare a casa è l’unico modo per fermare l’epidemia di coronavirus. Per questo motivo la collaborazione di tutti è decisiva in questo momento».

Questo messaggio solo qualche settimana fa sarebbe sembrato eccessivo, ora non più. A lanciarlo è la Presidenza del consiglio dei ministri con una Campagna social promossa insieme al Ministero della Salute e a Facebook e che ha coinvolto (per raggiungere la fascia di età dei più giovani e connessa a internet) molti artisti, influencer, cantanti, personaggi della cultura, dello spettacolo e dello sport; volti noti e affidabili che, con un breve video, hanno deciso di sensibilizzare gli utenti della rete su qunanto sia importante osservare le restirzioni contenute nel decreto uscito lo scorso 9 marzo.

Insieme a questa strategia di sensibilizzazione virtuale, anche quella «porta a porta», scelta per chi non ha accesso alla rete web: #IORESTOACASA: dillo ai tuoi vicini!. Anche se, per utilizzarne gli strumenti messi a disposizione, è necessario comunque avere una rete internet e una stampante per scaricare un cartellino disponibile online: stamparlo, piegarlo, incollarlo, tagliarlo e poi appenderlo alla propria porta di casa.

Già, perché questo è il tempo della responsabilità, ma anche della solidarietà, infatti molti volontari della Croce rossa italiana, in collaborazione con Federfarma, stanno intensificando il servizio di consegna di farmaci a domicilio alle persone più vulnerabili portando loro la spesa, distribuendo viveri di prima necessità e aiutando le persone più anziane e chi ne ha bisogno, anche quelle che un tetto sulla propria testa non lo hannno: over 65, persone non autosufficienti, soggetti con sintomatologia da infezione respiratoria e febbre (temperatura superiore a 37,5°), persone sottoposte alla misura della quarantena o risultati positivi al virus.

Il servizio è attivo su tutto il territorio nazionale con i numeri: 800 06 55 10 (attivo h24, sette giorni su sette) e l’ 800 06 55 10.

«Andrà tutto bene» è invece l’altra iniziativa di questi giorni, nata dal basso e dal mondo della scuola.

Un’iniziativa di incoraggiamento, di aiuto psicologico, un’iniezione di positività in questo periodo particolarmente difficile.

Slogan che, curiosamente, è identico al titolo dell’ultimo singolo della cantautrice Levante (uscito nel 2019) e che oggi potrebbe essere la perfetta colonna sonora di quanto sta accadendo.

La cantante, infatti, delinea nel testo un futuro senza memoria e elenca un presente spaventoso, invitando ad aggrapparsi alla promessa che «andrà tutto bene» e ricordando che la vita non è un notiziario ma una presa di coscienza esortando tutti a essere adulti, umili e responsabili davanti alle catastrofi ambientali e alle politiche disumane e all’indifferenza.

Una sorta di premonizione canora al virus che ci ha colpiti come un fulmine, arrivato a ciel sereno, insegnandoci una lezione importante: il mondo che viviamo è lo stesso per tutti.

Mesi fa guardavamo con sospetto l’impegno messo in atto dai medici cinesi e dalle autorità per contrastare il virus; ci sembravano precauzioni eccessive. Oggi ci sentiamo più vicini e capiamo le premure messe in atto con tempestività.

Questa nuova e tragica sfida, tuttavia, ha fatto emergere alcuni lati positivi, una più estesa empatia, ad esempio, o ancora il farci comprendere che le tragedie africane sono le nostre tragedie; capire che quei profughi siriani al confine con la Grecia, rifiutati dal mondo, siamo tutti noi.

Prevalgono ancora tanti egoismi e cecità, certamente questa pandemia è anche un grande esperimento sociale di portata epocale.

Arcobaleni colorati, fiori, cuori, ritratti di famiglie riunite in casa, realizzati da tanti bambini, diffondono un necessario messaggio di speranza, ma anche un monito, quello dell’urgenza e di essere, ognuno di noi, attori seri e responsabili.

Il bilancio dei contagiati, dei malati e dei decessi, non è affatto incoraggiante.

Gli effetti del «coprifuoco» contro un nemico invisibile lo si potrà valutare, affermano gli esperti, solo tra qualche settimana.

Nell’ambito del monitoraggio sanitario relativo alla diffusione del coronavirus fatta ieri, sul territorio nazionale, i casi rilevati sono 15.113; al momento sono 12.839 le persone che risultano positive al virus. Le persone guarite 1.258. I pazienti ricoverati con sintomi 6.650, in terapia intensiva 1.153, mentre 5.036 si trovano in isolamento domiciliare.

I deceduti sono 1.016, un numero, però, che potrà essere confermato solo dopo che l’Istituto Superiore della Sanità avrà stabilito la causa effettiva del decesso. Il dettaglio regionale è disponibile a questo link.

Ieri, intanto, sono insorti i lavoratori dipendenti di fabbriche e stabilimenti che, giustamente, lamentano le scarse o inesistenti dotazioni di misure protettive. Anche i lavoratori (non dipendenti) con partite Iva, e tra loro anche tanti colleghi giornalisti in prima linea (free lance), hanno manifestato ovvie preoccupazioni per il loro presente lavorativo e per qello futuro.

Un abbraccio solidale oggi lo rivolgiamo alla redazione de la Stampa. A causa di un caso di contagio da coronavirus la sede di via Lugaro a Torino è stata isolata e tutte le persone che hanno avuto un contatto diretto con il dipendente sono state messe in quarantena. Allarme anche per lo stabilimento di stampa di via Giordano Bruno. Domani il giornale sarà in edicola, con fogliazione ridotta. Il comunicato di Gedi editrice di Stampa e Repubblica stamane recitava: «Un dipendente poligrafico della Stampa è risultato positivo al coronavirus. L’azienda ha subito informato le autorità competenti ed avviato il protocollo interno per mettere in sicurezza ambiente di lavoro, poligrafici e redattori. La redazione proseguirà l’attività in modalità smart working. L’attività in redazione riprenderà al termine delle attività di bonifica delle autorità sanitarie preposte».

Altrettanta solidarietà, per lo stesso motivo, la inviamo anche ai colleghi di Sky e delle Iene.

Ieri è arrivata anche un’altra attesa notizia.

Sono atterrati all’aeroporto di Fiumicino i primi aiuti dalla Cina, respiratori polmonari, mascherine, guanti monouso, portati dall’equipemedica che ha contrastato l’avanzare del virus, da oggi presente in Italia per aiutare i medici italiani.

Il presidente Conte proporrà un nuovo decreto, si dice, utile a rassicurare chi deve rimanere a casa dal lavoro, equiparando la quarantena alla malattia.

Questo accade nel nostro paese mentre l’Europa (unita?) sembra lasciarci (economicamente) da soli, senza particolari aiuti, e mentre i paesi membro si adeguano al virus con misure di contenimento a tratti restrittive, talvolta ancora troppo permissive, certamente non ancora consapevoli dell’impatto di quest’infezione, malgrado l’esempio italiano che avrebbero a disposizione.

Negli ospedali, il personale medico e paramedico sta conducendo una guerra faticosa, rischiosa. A loro giunge il ringraziamento di tutti gli italiani per la lro battaglia in una trincea difesa con poche munizioni, e talvolta senza, come sono consapevoli i medici in tanti ospedali del Sud.

Ora, in tante case italiane la situazione sarà sempre più difficile, molte famiglie dovranno tutelare figli, mogli, parenti immunodepressi, accudire anziani spesso soli, bambine e ragazzi con difficoltà.

Fortunatamente c’è tanta solidarietà.

L’arcobaleno proposto dai bambini italiani con i loro disegni e i messaggi di speranza è stato accompagnato da una buona notizia, se confermata, quella di un farmaco già in produzione e utilizzato per curare l’artrite reumatoide che sembrerebbe dare risultati importanti.

Il messaggio «andrà tutto bene» è un bel messaggio, non tutti però avranno la possibilità di raccoglierlo, di farlo proprio e di diffonderlo. Pensiamo a loro quando lo enunciamo con esntusiamso.

La nostra sanità pubblica, malgrado i colpevoli tagli fatti dalla politica anno dopo anno, sta rispondendo con caparbietà e professionalità; la nostra scuola pubblica, falcidiata alle fondamenta da tempo, grazie alle professoresse e ai professori, alle maestre e ai maestri e ai dirigenti didattici, sta dimostrando di saper fronteggiare con grande professionalità anche questo inatteso evento. L’Italia s’è desta. Che Dio ci aiuti.

Da Riforma.it

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