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“Ho voluto creare un’immagine che trasmettesse speranza”. Intervista esclusiva a Laika, la poster artist del manifesto su Regeni e Zaky

 

In questi giorni si stanno moltiplicando le manifestazioni per il rilascio di PatrickGeorgeZaky il giovane studente dell’Università di Bologna arrestato lo scorso 7 febbraio all’aeroporto del Cairo. Dopo esser stato bendato picchiato e torturato é stato fatto comparire davanti a un collegio di giudici, i quali gli hanno comunicato varie incriminazione che comprendono: diffusione di false informazioni con lo scopo di minare la stabilità dello Stato, incitamento a manifestazione senza permesso, tentativo di voler rovesciare il regime, uso dei social media volti a danneggiare la sicurezza nazionale, propaganda a gruppi terroristici e uso della violenza. Secondo quanto appreso su Zaky pendeva un mandato di cattura giá dallo scorso 23 settembre 2019. Lo scorso 15 gennaio la Corte d’appello di Mansoura in Egitto ha respinto inoltre il ricorso contro la custodia cautelare di 15 giorni imposta al ragazzo ed il prossimo 22 febbraio è prevista una nuova udienza. Nel frattempo gruppi di studenti e associazioni per i Diritti Umani seguono la vicenda di Zaky con attenzione invitando ad utilizzare l’Hashtag #FreePatrickGeorgeZaky al fine di sensibilizzare in modo decisive l’opinione pubblica. In questa triste vicenda il contributo piú forte lo ha dato sicuramente Laika, l’artista di strada che circa una settimana fa ha incollato sul muro di cinta di Villa Ada a Roma in Via Salaria, dove si trova proprio l’Ambasciata d’Egitto, un poster che raffigura il ricercatore italiano Giulio Regeni ucciso in Egitto nel 2016, mentre abbraccia Zaky, corredato dalla frase “Stavolta andrà tutto bene” e dalla parola ‘libertá’ scritta in arabo.

Due giorni dopo l’affissione, questo manifesto é scomparso e ora ne é rimasta solo la sagoma sul muro. Non é stato strappato, é stato proprio RIMOSSO e sarebbe corretto conoscerne il motivo. Per fare chiarezza su questa vicenda ho contattato io stessa Laika che vive nell’anonimato e le varie volte che si é mostrata in pubblico ha sempre indossato una maschera. Sinceramente non so bene se sia una donna o un uomo alcune volte risponde al femminile altre al maschile, ma al momento é importante solo conoscere e divulgare il piú possibile il suo messaggio. Per correttezza non ho voluto chiamarla al telefono proprio per non metterla nella condizione di camuffare la sua voce. É stata invece molto disponibile nel voler rispondere ad alcune mie domande:

Chi é esattamente LAIKA? E da dove deriva questo tuo nome?

“Laika – risponde – quando indossa la maschera è una poster artist, anche se la mia definizione preferita è comunque quella di attacchina, perché cosí mi piace definirmi. Sotto la maschera invece c’è una persona che si alza la mattina e fa tutt’altro tipo di lavoro. Ho iniziato un po’ per gioco disegnando adesivi da attaccare in giro per la cittá circa un anno fa; poi, piano piano, le cose sono cambiate si sono evolute ed ho disegnato diversi poster; non escludo di continuare anche con gli adesivi. Il nome Laika é il nome del ‘prima essere vivente andato nello spazio’.

Perché vivi nell’anonimato di cosa hai paura?

“Se ti riferisci al perché indossi una maschera, non lo faccio per paura, ma perché, attraverso il filtro del viso mascherato, mi libero di tutti gli altri filtri e quindi riesco ad affrontare ogni sorta di argomento senza limitarmi. Non ho paura di qualcosa nel mondo. Cerco di essere sempre realista, di capire il perché delle cose. Quando fai questo anche le cose più terribili non ti possono mettere paura; al limite ti preoccupano”.

Ma tu agisci da sola o qualcuno ti aiuta in questo tuo impegno sociale?

“Esiste un piccolo gruppo di persone che è con me quando attacco le opere, che mi supporta e che mi aiuta in tante cose. È soprattutto grazie a loro che mi sono buttata in questa storia. Però sulla realizzazione effettiva, sul disegno in sè per sé, no non mi aiuta nessuno; faccio tutto da sola.”

Come mai hai dato vita al manifesto di Zaky e come o cosa ti ha suggerito l’idea di farlo abbracciare da Giulio Regeni? È un immagine molto commovente cosa ti ha spinto a lavorare su questo?

“Ho voluto realizzare il poster per Patrick George Zaky perché avevo l’impressione che se ne stesse parlando troppo poco. Il suo non è di certo il primo caso del genere e, malauguratamente, dubito sarà l’ultimo. Non nascondo che il fatto che lui studi in Italia me lo fa sentire più vicino, è ovvio. Il collegamento con la vicenda di Giulio Regeni credo sia intuitivo. Ho voluto creare un’immagine che, pur partendo da un evento tragico, trasmettesse speranza. Non penso che il mio poster possa aver contribuito a spostare qualche equilibrio ma, in caso contrario, ne sarei felice”.

Perché secondo te lo hanno rimosso e chi pensi che possa essere stato?

“Non lo so. Come ho già detto altrove non credo sia stato staccato per essere portato a casa: si sarebbe rotto. Non ero presente quando è stato rimosso, quindi non posso sapere chi sia stato”.

Queste sono le considerazioni che Laika ha rilasciato. In quel ‘Stavolta andrá tutto bene’ é racchiuso il senso e la speranza che questo manifesto ha voluto donarci. Seppur rimosso quell’immagine oggi parla ancora piú di quando era sul muro. Chi lo ha rimosso forse ci ha visto la stessa potenza e forza simbolica che abbiamo visto tutti noi, pensando erroneamente che rimuovendolo il problema fosse risolto. E invece per chi é alla ricerca di giustizia e veritá quel manifesto continuerá ad essere l’emblema del caso Zaky fino a quando non verrá liberato e finché non sará tornato alla sua vita di sempre.

Il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio accusato di non aver ritirato l’Ambasciatore italiano al Cairo Giampaolo Cantini ha dichiarato che: “Se si vogliono difendere i diritti umani e si vuole la verità su Giulio Regeni non si può prescindere da una relazione con l’Egitto” lasciando intendere che l’Italia si impegnerá per il rilascio di questo giovane ricercatore.

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