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Coronavirus fa paura Trump e Xi ora uniti

 

Sulle prime Trump e Xi hanno rischiato una pericolosa “guerra” perfino sulla drammatica epidemia da Coronavirus. Gli Stati Uniti guardavano con diffidenza le sottovalutazioni e le opacità, a dicembre e all’inizio di gennaio, delle autorità cinesi nella città di Wuhan e nella provincia di Hubei, i focolai della pericolosissima infezione. La Repubblica popolare cinese, invece, accoglieva con fastidio delle battute di Washington sulla ridotta capacità del Dragone di competere sul piano commerciale con gli Usa a causa dell’epidemia.

Poi Pechino ha preso delle rigorose misure per combattere il nuovo e temutissimo virus: ha messo in quarantena quasi 60 milioni di persone a Hubei, compresa la metropoli di Wuhan; ha accelerato le ricerche scientifiche, con incoraggianti risultati, per trovare delle cure e mettere a punto un vaccino; ha punito severamente le strutture locali del Partito comunista e dell’amministrazione pubblica colpevoli di aver sottovalutato (e secondo alcuni perfino occultato) l’epidemia.

La Cina trema. Xi Jinping si è impegnato per una piena, totale, trasparente collaborazione con l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) e con i paesi occidentali per combattere l’epidemia ed impedire la propagazione a livello mondiale. Il presidente della Repubblica cinese ha annunciato una battaglia senza tregua: «L’epidemia è un demone e non possiamo nascondere questo demone».

Così sono scomparsi contrasti e dissapori. Il presidente degli Stati Uniti d’America ha spinto sull’acceleratore degli aiuti, sanitari e alimentari, per la lotta al virus che ha mietuto finora oltre 900 morti e più di 40 mila contagiati, concentrati soprattutto a Wuhan ma disseminati in mezzo mondo: in Asia, in America del Nord, in Europa (tre malati ci sono anche in Italia) e in Australia.

Trump e Xi sono uniti nel combattere l’emergenza sanitaria, sociale ed economica.  Donald Trump, in una telefonata ai primi di febbraio con Xi Jinping, si è detto «fiducioso» nella capacità della Cina di affrontare la nuova epidemia di Coronavirus.  Il presidente americano «ha espresso fiducia nella forza e nella resilienza della Cina nell’affrontare la sfida».

Le parole d’ordine sono unità, fiducia e collaborazione: i due leader «hanno concordato di proseguire con un’ampia comunicazione e cooperazione tra le due parti».

Trump ha ricordato la “guerra dei dazi”, che due anni fa scatenò contro la Cina, ma in una chiave di dialogo positivo avviato per arrivare a una intesa completa: i due presidenti hanno anche discusso «del grande risultato del recente accordo commerciale di Fase 1 tra Stati Uniti e Cina e ribadito il loro impegno per la sua attuazione».

La paura è forte in tutto il mondo. Sono tante le domande su come si diffonde il contagio, quali sono i sintomi dell’epidemia, come si può curare. Xi Jinping ha rassicurato Trump. Ha precisato «che gli sforzi messi in atto dalla Cina per prevenire e controllare la diffusione del virus stanno già dando risultati positivi». Così anche la paralisi economica, che minaccia in particolare la zona di Hubei con le relative conseguenze negative internazionali (la provincia con al centro Wuhan è tra le aree più industrializzate dell’ex Celeste Impero ed esporta in tutto il mondo), potrà essere sventata. Il presidente della Repubblica popolare e segretario del Partito comunista ha tranquillizzato chi teme un crollo dall’attuale 6% al 5-4% della crescita economica annua del colosso rosso: «La tendenza a lungo termine dello sviluppo economico della Cina non cambierà».

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