Sei qui:  / Cinema / Culture / “Villetta con ospiti” – di Ivano De Matteo

“Villetta con ospiti” – di Ivano De Matteo

 

Un noir claustrofobico, quello che ci presenta Ivano De Matteo, con il suo ultimo lavoro: “Villetta con ospiti”, con un marcato elemento sociologico, la cui ambientazione è parte essenziale ai fini della trama. Un film che non lascia alcun appiglio ad elementi consolatori.

Quest’ultimo, forse, il tratto identitario di questo regista, capace, come pochi, di individuare e mettere a nudo le contraddizioni della nostra società, con un approccio “verista” e dissacratorio dei nostri tempi.

Sullo sfondo un dramma, che si materializza scena dopo scena, come il naturale epilogo dello scontro tra due realtà familiari tanto distanti tra loro: l’una, borghese, stimata, ma lacerata dalle sue contraddizioni interne, l’altra, decimata, costretta ad emigrare per sfuggire ad un passato di violenza e di privazioni.

La prima parte del film, più lenta, è dedicata alla presentazione delle due famiglie. Da una parte, un’antica famiglia veneta di vitivinicoltori di cui è entrato a far parte Giorgio (Marco Giallini), romano, fedifrago impenitente, che ha sposato, per interesse, l’ereditiera Diletta (Michela Cescon), cattolica militante, depressa, con una madre detestabile e razzista, Miranda (Erica Blanc), la paro’n dell’azienda, che detesta il genero meridionale; e poi Beatrice Tamanin, (Monica Billiani), la figlia scontrosa e ribelle di Giorgio e Diletta, in perenne lotta con la madre. Dall’altra, Sonya (Cristina Flutur) con il suo primogenito Adrian (Ioan Tiberiu Dobrica) – l’altro figlio men che adolescente è rimasto a casa con la nonna -, venuti in Italia dalla Romania, sono entrambi al servizio della famiglia Tamanin. A far da contorno, l’onnipresente Commissario di Polizia Panti (Massimiliano Gallo), dal marcato accento partenopeo; un personaggio ‘sinistro’, più incline al malaffare, cui nulla sfugge di quanto accade nel paese; don Carlo (Vinicio Marchioni), dalla scarsa vocazione ecclesiale, amato da Diletta, e non solo, il Dottor De Sanctis (Bebo Storti), un ortopedico ricattabile.

La seconda parte del film, viceversa, più serrata, è quella in cui ritroviamo tutti assieme i protagonisti della storia.

Ecco, dunque, che in una notte tempestosa Diletta viene svegliata di soprassalto da un rumore sinistro; ancora assonnata, e in preda agli effetti degli psicofarmaci, impugna la pistola di Giorgio – quest’ultimo assente “per lavoro”, ma in realtà tra le braccia della giovane amante – e fa fuoco contro una sagoma che si aggira per la casa. E’ a questo punto che il dramma diventa lo specchio dei tempi, in cui tutti i protagonisti sono chiamati ad interrogarsi, a fare delle scelte, all’apparenza contrastanti, ma accomunate da un unico intento: quello di sopravvivere in qualche modo! In fondo in fondo tutti potrebbero fare scelte differenti, ma sono tutti (forse) diversamente colpevoli.

Un film che non lascia indifferenti. Che interroga lo spettatore e lo rende partecipe della storia, perché se è questo lo specchio dei nostri tempi tutti sono chiamati a fare delle scelte: nessuno può ritenersi neutrale. Insomma, uno sguardo desolante sulla nostra società.

Gradevoli le musiche originali di Francesco Cerasi.

Il film, la cui sceneggiatura viene firmata dallo stesso regista insieme a Valentina Ferlan, sarà in sala dal prossimo 30 gennaio. Una coproduzione Rodeo Drive con Rai Cinema e Les Films D’Ici, distribuito da Academy Two.

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE