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La fratellanza di Francesco e Al Tayyeb, unica alternativa culturale ai terrorismi

 

Si avvicina il 4 febbraio, anniversario del documento sulla fratellanza umana firmato da Papa Francesco e dall’imam al-Tayyeb.  E molto di più di un documento per il dialogo islamo-cristiano:  dopo secoli questo documento supera la nostra dialettica escludente, quella amico-nemico, arrivando a quella includente, consapevole che ogni parte può vivere solo in relazione con l’altra. Leggendo si può capire che lo “scontro di civiltà” non solo è un artificio, funzionale a tanti interessi, ma  anche mortale per chi lo sostiene!

Illustrandolo pochi giorni fa su La Civiltà Cattolica padre Antonio Spadaro ha scritto che quel documento ci consente di superare il pensiero apocalittico diffuso tra jihadisti e neo-crociati che pensano di accelerare la fine del mondo, ormai imminente, per sconfiggere il male e far trionfare il bene.  I “realisti” così erigono barricate a difesa dell’esistente, comunque sia e qualunque sia. Il documento sulla fratellanza indica la terza via.

Padre Spadaro per me interpreta Jean Baudrillard e capisce che il documento lo risolve. Ha scritto anni fa il grande sociologo: “terrore contro terrore- non c’è più ideologia dietro tutto questo. Siamo ormai molto al di là dell’ideologia e del politico. Dell’energia che alimenta il terrore, nessuna ideologia, nessuna causa, neppure quella islamica, può rendere conto. E’ una cosa che non mira neppure più a trasformare il mondo, che mira (come le eresie dei tempi antichi) a radicalizzarlo attraverso il sacrificio, mentre il sistema mira a realizzarlo con la forza. Il terrorismo, come i virus, è dappertutto. C’è una profusione mondiale del terrorismo, che è come l’ombra portata di ogni sistema di dominio, pronto dappertutto a uscire dal sonno, come un agente doppio. Non si ha più linea di demarcazione che permetta di circoscriverlo, il terrorismo è nel cuore stesso della cultura che lo combatte, e la frattura visibile (e l’odio) che oppone sul piano mondiale gli sfruttati e i sottosviluppati al mondo occidentale si congiunge segretamente alla frattura interna al sistema dominante. Quest’ultimo può far fronte a qualsiasi antagonismo visibile. Ma contro l’altro, a struttura virale – come se ogni apparato di dominio secernesse il proprio antidispositivo, il proprio fermento di scomparsa-, contro questa forma di reversione quasi automatica della propria potenza, il sistema non può nulla.”

L’unico antivirus è il documento di fratellanza. E la lettura di padre Spadaro è la sola che ci aiuta a coglierne la portata. Spadaro capito grazie alle lenti di Baudrillard mi aiuta a esprimere un mio convincimento;  solo un uomo che è nato e vissuto nel Global South come Bergoglio, ma che non è “del” Global South, poteva creare l’antivirus con il “suo fratello” del Global South, al-Tayyeb.

E’ un discorso enorme, e fa tenerezza che qualcuno lo controlli con il Bignami del catechismo. Il documento sulla fratellanza va capito come antidoto al terrorismo e al conflitto che non vediamo.  Questo conflitto contrappone i portatori del pensiero apocalittico ai suoi nemici. I nuovi signori dell’Apocalisse sono ben presenti nel jihadismo islamico e tra i neo crociati cristiani. Qual è il loro pensiero? E’ semplice, ma efficace. La lettura dei segni apocalittici consente di capire che la fine del mondo si avvicina, dunque l’uomo ha la possibilità di avvicinarla. La linearità del tempo viene sostituita da una concezione dialettica. Un’azione può determinare una reazione e proseguendo questo produrrà un effetto non più controllabile.  Un esempio: l’attacco alla Torri Gemelle produrrà una reazione violenta che produrrà una reazione ancor più violenta che porterà alla battaglia finale. Distruggere le Torri Gemelle ha dunque lo scopo di consentire un’accelerazione della resa dei conti, la fine dei tempi e la vittoria del bene sul male. A tutto questo si può rispondere in un solo modo: difendendo l’ordine esistente, supportando questo ordine, facendogli da stampella.

Il potere spirituale deve dunque sostenere quello temporale, ad ogni costo. Pubblicando un volume monografico della collana Accenti sul documento per la fratellanza universale La Civiltà Cattolica ha aiutato molto la comprensione di conflitto. E’ il direttore, padre Antonio Spadaro, senza fare esempi, a farci capire ad esempio cosa sia successo nel profondo dei meccanismi, non nei fatti, quando è stato ucciso il generale Soleimani. Non conta asserire che Trump sia un neo-crociato, è evidente che settori del mondo evangelicale ai quali si rivolge lo sono. In quell’azione avrà avuto i suoi obiettivi, ma c’era qualcosa che evocava la dimensione di accelerazione apocalittica, l’avvicinare la resa dei conti finale. Non credo sia un caso che Trump il giorno dopo l’azione di Baghdad abbia detto a un’assemblea evangelicale in Florida “Dio è dalla nostra parte”. Analogamente apocalittico è stato il senso dell’azione del generale Soleimani. La sua azione criminale su tutti i teatri bellici iraniani per lui sarà stata finalizzata all’esportazione della rivoluzione e al rafforzamento imperiale dell’impresa khomeinista, ma per i suoi, per i miliziani che dal Libano all’Afghanistan si votano ad azioni violente, l’obiettivo è la vittoria finale, quella contro il male: Armageddon.

La visione apocalittica di bin Laden era corroborata da un evidente mimetismo. Proprio René Girard ha sottolineato l’importanza di un’affermazione di Osama bin Laden: gli Stati Uniti sono il male, non solo per quel che fanno ai musulmani ma anche per le bombe di Hiroshima e Nagasaki. Dunque la reazione violenta deve essere globale, proprio come la loro. Nell’attacco alle Torri Gemelle, ha giustamente aggiunto Girard, c’era un mimetismo anche metodologico, reso evidente dalla scelta dei mezzi di distruzione, due aerei, simboli del progresso tecnologico. Si tenga presente questo e si legga Spadaro: “Il Documento affronta con coraggio la sfida della malattia della religione che trasforma la santità in servizio dell’azione politica intesa come causa sacra. Essa, nelle sue forme più estreme e virulente, sembra spingere l’adepto a una nuova «creazione» del mondo attraverso la violenza. Così si respinge la visione apocalittica che genera il terrore come strumento per la realizzazione in tempi rapidi della volontà di Dio intesa come distruzione.”

Questo terrore è portatore di una evidente tendenza mimetica, nella quale si distrugge l’altro divenendo uguali ad esso. Il meccanismo della fratellanza è opposto: c’è un passaggio fondamentale nel saggio di un altro gesuita, padre Diego Fares, che spiega l’amore di una madre per il suo secondo figlio. Maggiore di quello per il primo? No. Uguale? Si, ma non mimetico, anzi. Spiega padre Fares: “ Come accade che l’amore fraterno apra la via perché possano darsi relazioni sociali rispettose della diversità? Ecco cosa ha detto una madre in occasione della nascita del suo secondo figlio: «E la cosa più importante è questa: il “secondo” conferma quello che già sospettavamo (nonostante una grande paura…), cioè che è possibile innamorarsi di un altro figlio con la stessa passione e intensità riservata al primo». Ciò che esprime questa madre è un’esperienza profonda del fatto che l’amore non diminuisce tanto più, quanto più si distribuisce, ma anzi accade il contrario. Come afferma lei stessa, non si tratta di un’esperienza pura, cioè esente da timori. Come i padri trasmettono ai figli quell’amore integro nella differenza, così quella stessa differenza è l’origine dei conflitti tra i fratelli. Ma, come fa notare il Papa, «l’unità alla quale occorre aspirare non è uniformità, ma una “unità nella diversità” o una “diversità riconciliata”.

Questa fratellanza la capiamo. Capendo arriviamo a quel che ti ho detto all’inzio sulla fratellanza come unica vera strada per sconfiggere il terrorismo. Spadaro scrive che fuori dal bivio delle opzioni perniciose, quella del pensiero apocalittico e quella dello schierarsi con la difesa a tutti i costi dello status quo per evitare il peggio, ci sia dunque la terza opzione: “Il riconoscimento della fratellanza è verticale, fondato sulla trascendenza e sulla fede in Dio. Per i due firmatari, l’uomo non si salva da solo, come direbbe un’etica laica, illuminista, radicale e borghese. Né la fratellanza è un dato meramente emotivo o sentimentale. Non è il semplice – per quanto importante – «volersi bene». Invece è un forte messaggio dal valore anche politico. Non a caso esso porta direttamente a riflettere sul significato della «cittadinanza»: tutti siamo fratelli, e quindi tutti siamo cittadini con uguali diritti e doveri, sotto la cui ombra tutti godono della giustizia. Parlare di «cittadinanza» allontana sia gli spettri di una fine accelerata sia le soluzioni politiche posticce pur di evitare il peggio. Scompare, infatti, l’idea di «minoranza», che porta con sé i semi del tribalismo e dell’ostilità, che vede nel volto dell’altro la maschera del nemico. Così il messaggio assume rilevanza globale: in un tempo segnato da muri, odio e paura indotta, queste parole capovolgono la logica mondana del conflitto necessario. Il Papa lo ha espresso con chiarezza nel suo Messaggio per la Giornata mondiale della pace 2020: «La paura è spesso fonte di conflitto»; «sfiducia e paura aumentano la fragilità dei rapporti e il rischio della violenza». Bisogna rompere la «logica morbosa» della paura.”

Questa paura infatti è l’altra faccia del mimetismo della violenza. Se questo attrae gli opposti nel cercare di sostituirsi gli uni agli altri con azioni analoghe, speculari, la paura mimetica a mio avviso   tende a indurre non azioni ma reazioni  speculari, basate sul desiderio non di sostituire l’altro ma di non vedere l’altro. Si prefigura con la violenza e la paura un ordine non plurale, quello visto come il prodotto che sarà totale nella vittoria finale. C’è dunque nella negazione della connessione con il divino dell’altro un’idea di Dio estraneo a ciò che ci estraneo e un’idea di mondo pacificato come mondo uniformato, che riduce l’infinito a livello del nostro finito.

Al centro della fratellanza c’è invece il recupero della consapevolezza di ciò che è davvero possibile. Lo dico citando ancora padre Diego Fares: “L’amore di possesso e l’amore fecondo possono essere assoluti soltanto in Dio. L’unico Padre è soltanto il Padre del Cielo, e l’unico Sposo è Gesù. Fratelli, invece, possiamo esserlo veramente tutti. Si richiede la nostra libertà: accettarci e amarci come fratelli. Ed è una relazione nella quale possiamo crescere e includere tutti…”

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