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Rispecchiamento e fusione. ‘Ritratto della giovane in fiamme’ di Céline Sciamma, Prix du scénario Cannes 2019

 

1770. Marianne, una pittrice francese, si reca su un’isola normanna per fare il ritratto di Héloise, una giovane donna promessa in sposa ma contraria a questo matrimonio. Il rapporto tra le due donne, in un primo momento caratterizzato dalla diffidenza, piano piano si trasforma fino a diventare una passione amorosa.

Per questo film Céline Sciamma si è documentata accuratamente scoprendo che nel passato sono esistite molte pittrici, a parte le più note come Artemisia Gentileschi e Angelica Kauffmann. Era infatti socialmente accettato che le donne lavorassero come artiste (spesso nelle botteghe paterne) riscuotendo anche un discreto successo e come Marianne vivevano una vita autonoma (uscivano e viaggiavano da sole, fumavano etc). Ciò fa riflettere sul processo di invisibilizzazione attuato all’interno della Storia ufficiale, così come viene insegnata nelle scuole. Una rimozione avvenuta non per negligenza, ma con l’intento di non creare modelli femminili nei quali le giovani possano identificarsi.

Sciamma d’altronde è una regista esplicitamente femminista e anche il modo in cui tratta l’amore non può prescindere da questo. La storia tra Marianne e Héloise è peculiare e sarebbe stata diversa se si fosse trattato di un uomo e di una donna. Il loro è un sentimento nato dalla comprensione e dal rispecchiamento, dove i ruoli si mischiano e le barriere crollano: non esiste più l’artista e la musa, in quanto le due figure si confondono dando origine a un inedito rapporto creativo. È un amore scevro dal senso di possesso, caratterizzato da un rispetto reciproco, che consente a entrambe di prendere decisioni difficili senza per questo sentirsi giudicate.

Nella narrazione del film è centrale il mito di Orfeo e Euridice. I due si amano ma la donna un giorno, per sottrarsi alla violenza di un pastore, viene morsa da un serpente velenoso. Orfeo innamorato perdutamente pur di ritrovarla è disposto a tutto, anche a discendere negli Inferi. Questo commuove le divinità ctonie che gli permettono di ricongiungersi con Euridice, a patto di non girarsi mai indietro, verso di lei, finché non saranno usciti alla luce del sole. Orfeo segue le istruzioni ricevute ma alla fine, proprio prima di uscire dalla caverna, non riesce a resistere e si volta, vedendo ancora una volta il viso dell’amata Euridice ma perdendola per sempre. Perché Orfeo, pur avvertito, non riesce a resistere? Perché la paura di perderla nuovamente è troppo forte? E se invece come ci suggerisce Héloise fosse stata lei a sussurrargli “Girati”?

Come nei precedenti film, ricordiamo tra tutti Tomboy, anche in questo, Sciamma lavora sulla creazione di un linguaggio che miri a liberare lo sguardo spettatoriale dai pregiudizi e dai luoghi comuni. E infatti Ritratto della giovane in fiamme è un film originale anche dal punto di vista formale. La composizione dell’inquadratura è sempre ben studiata e bilanciata e quando prevale un colore o una forma non avviene mai casualmente ma per una ragione specifica, come se si trattasse del correlativo oggettivo dell’emozione di una delle protagoniste.

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