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Antonio un anno dopo la scomparsa: la nascita della Fondazione Megalizzi

 

Trento appariva una città sbigottita, incredula, immersa in un silenzio irreale segnata dal dolore per la morte di un suo giovane concittadino: Antonio Megalizzi deceduto il 14 dicembre 2018 a Strasburgo in seguito all’attentato terroristico in cui era stato ferito alla testa l’11 dicembre per mano di Chérif Chekatt in un cui persero la vita anche Bartek Orent-Niedzielski, Pascal Verdenne e Anupong Suebsaman. Il funerale di Stato alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, accompagnato da Giuseppe Conte presidente del Consiglio e da Antonio Tajani a quel tempo presidente del Parlamento europeo, si svolse il 20 dicembre nel Duomo di Trento gremito fino all’inverosimile e celebrato dall’arcivescovo vescovo Lauro Tisi. Lo sgomento e il dolore sui visi delle centinaia di persone erano il segno evidente che la tragedia subita dalla famiglia di Antonio, i genitori Domenico e Annamaria, la sorella Federica e la fidanzata Launa Moresco, veniva percepita come un lutto della comunità intera e dei tanti giovani che avevano conosciuto il giovane appassionato di giornalismo e impegnato nel creare una rete radiofonica europea in cui far parlare tutte le voci. Restano vivide le immagini delle esequie solenni trasmesse in diretta dal Tg1 della Rai dove le telecamere inquadravano il viso del capo dello Stato che per tutta la cerimonia non smise mai di osservare la bara avvolta nella bandiera italiana e in quella europea. La sua presenza stava a significare quanto fosse importante testimoniare la necessità di difendere i valori della pacifica convivenza e dei valori fondanti di un’Europa unita. Lo ha ribadito anche ieri, 11 dicembre: «a un anno dal brutale assassinio, il ricordo e la testimonianza di vita di Antonio Megalizzi costituiscono ancor più un segno assai significativo per il nostro Paese. Un giovane giornalista, appassionato del proprio lavoro, fiero di essere cittadino italiano ed europeo, è stato strappato ai suoi affetti e all’impegno in cui spendeva il suo talento da mano terrorista, armata di fanatismo e di violenza”.

Alla cerimonia funebre era presente anche Giuseppe Giulietti presidente della Federazione nazionale della stampa, accompagnato dal segretario regionale del Sindacato giornalisti del Trentino Alto Adige – Südtirol, Rocco Cerone e dal presidente dell’Ordine dei giornalisti regionale Mauro Keller. La breve dichiarazione di Giulietti rilasciata ai giornalisti presenti che chiedevano un commento, spiegava già quale fosse il suo desiderio per onorare la memoria di Antonio: “Sono qui per rendere l’omaggio dei giornalisti italiani della FNSI e dell’ODG ad Antonio Megalizzi, un giovane che aveva nel cuore l’Europa unita, la solidarietà e la libertà di informazione. Lo ricorderemo dopo avere ascoltato i familiari, i suoi colleghi e i suoi amici, trovando il modo migliore per sostenere i suoi progetti professionali, di studio e di impegno etico e civile. Ci appare davvero essenziale che la sua testimonianza non venga dispersa e sia portata avanti da altri giovani che siano in grado di ripercorrere le sue orme». Parole che poi hanno preso forma nel corso dei mesi successivi in cui i vertici della Federazione, Articolo 21, Usigrai, e Sindacato giornalisti, si sono incontrati spesso a Trento con la famiglia Megalizzi, intessendo un dialogo mediato con cura dal segretario Rocco Cerone attraverso la consultazione con i rappresentanti istituzionali e politici della Provincia e Comune di Trento, l’Università, al fine di far nascere la Fondazione Antonio Megalizzi la cui costituzione è stata siglata pochi giorni fa e divenuta realtà. Il giorno del funerale ha visto la rinascita delle idee che Antonio diffondeva ogni giorno e che ora sono un patrimonio di tutti su cui investire nel futuro come i suoi famigliari hanno spiegato nell’intervista concessa ad Articolo 21: «Antonio ci credeva e lo faceva per passione in modo ‘pulito’, con entusiasmo e riusciva sempre a motivare, argomentare ogni suo pensiero con senso critico, costruttivo. Lo dimostrava nell’impegno e dedizione verso il suo lavoro. Sempre».  E le parole di Antonio lo confermano: «Inseguo le mie passioni: il giornalismo e l’Europa. Vorrei che i giovani come me lo capissero. Mai come oggi un’Europa unita è cruciale e mai come oggi siamo a un passo dal distruggerla».

 

Sabato 14 dicembre alle ore 18 si svolgerà una messa  in memoria nella Chiesa di Cristo Re di Trento presieduta dall’arcivescovo Lauro Tisi

 

Antonio credeva in un’Europa unita e inclusiva e lo raccontava con passione in radio

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