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Un pezzo di Bookcity sbarca a Roma. L’edizione 2019 all’insegna dei confronti, focus sulle Afriche

 

Un pezzo di Bookcity è sbarcato a Roma, per la prima volta fuori le mura di Milano dove è nato e cresciuto arrivando a concentrare circa 1600 eventi nella sua ottava edizione, che oggi prende ufficialmente il via e andrà avanti fino al 17 novembre. Il professor Piergaetano Marchetti, Presidente dell’associazione Bookcity Milano, ha ripercorso la storia del progetto nato non per vendere libri (non solo) ma per diffondere storie, parole, cultura e farlo in modo orizzontale, occupando tutti gli spazi della città, dalle librerie, alle biblioteche ai cortili, alle case private, in centro e in periferia, anche nelle sale degli aeroporti, per allietare i passeggeri in attesa. Straordinario. Sì, ma vero. E quelli del Bookcity lo hanno raccontato nel corso della conferenza stampa che si è tenuta presso la Federazione Nazionale della Stampa suscitando curiosità e un po’ di invidia nel cuore di una città dove, appena poche ore prima, i libri li avevano bruciati e per la seconda volta in sei mesi.

L’appuntamento con la stampa a Roma ha messo in luce alcuni aspetti particolari dell’edizione 2019: l’incontro con le culture del mondo, il rapporto con i tempi dell’attualità più stringente, come la Brexit, e lo spazio, amplissimo, dedicato all’Africa, anzi alle molte Afriche che compongono il continente nostro vicino di casa. Un punto su cui si è soffermato il direttore del Ministero degli esteri per l’area sub Sahariana, Giuseppe Mistretta: “E’ interessante e finalmente innovativo guardare l’Africa con gli occhi degli africani”. Ma è Filippo Del Corno, assessore alla cultura del Comune di Milano, ad offrire un colpo d’occhio assai ravvicinato su cosa si intende per “rassegna corale  e aperta alle contaminazioni culturali”. “Bookcity non è un evento che si tiene in centro, non solo lì, perché coinvolge tutti i quartieri, inclusi quelli dove si mescolano e prevalgono culture diverse. Il fatto di avere ospiti internazionali, alcuni particolarmente significativi è proprio un elemento caratterizzante del Bookcity, penso al Premio Nobel  per la letteratura Wole Soyinka e tanti altri, penso agli scrittori inglesi che proprio a Milano faranno la prima tappa del tour sul loro rapporto con la cultura europea nelle settimane della Brexit e che prevede altri incontri a Madrid, Berlino, Parigi. Questa rassegna mette in rete parole, letture, confronti che guardano all’attualità, a ciò che ci accade attorno”.

Il nome di Wole Soynka è tornato più volte negli interventi della conferenza stampa. Allo scrittore nigeriano è infatti dedicata la copertina del primo numero cartaceo di “Focus on Africa”, la testata diretta da Antonella Napoli che da tempo, e pressoché in solitudine, racconta ciò che sta accadendo nelle Afriche. Il Magazine accompagnerà tutte le iniziative del Bookcity. La sezione Focus Afriche si articola in oltre 130 eventi pensati per conoscere la ricchezza e i problemi di “un  mondo assai vicino all’Italia ma troppo poco conosciuto” ed è prevista, tra gli altri la partecipazione di Wole Soynka, appunto, Chimamanda Ngozi Adichie, Leonora Miano. “L’idea è quella di accendere la luce su ciò che sta succedendo in quel grande continente, sulle guerre e i problemi soprattutto, ma  non solo. – ha detto Antonella Napoli – C’è tanto altro da descrivere e da far conoscere, dalla cultura, all’arte, alle tantissime iniziative che riguardano anche noi, l’Europa”.

La necessità di uno sguardo più attento alle Afriche a ciò che sta succedendo nel Mediterraneo è stata sottolineata nel corso della conferenza stampa dal giornalista (anch’egli collaboratore di Focus on Africa) Jean-Léonard Tuadi che ha fornito un’immagine efficacissima dei due continenti. Questa: “Ci sono un ospizio, l’Europa, e un asilo , l’Africa, che affacciano sullo stesso cortile e si guardano e convivono, che non hanno avuto lo stesso passato ma avranno lo stesso futuro”. Una pennellata precisa che si è portata dietro il sorriso di approvazione del moderatore della conferenza, Marino Sinibaldi, direttore di Rai Radio Tre, e il consenso di Giuseppe Giulietti, intervenuto come Presidente della Fnsi, per dire che “dove c’è la parola, dove si coltivano le parole e la lettura, lì c’è sempre un buon segno” e che ”in questo momento c’è bisogno di chi crede nella cultura e nei libri, c’è bisogno di esempi come questo, da imitare; sarebbe bello farlo anche qui a Roma”. La lettura intesa come bene comune da proteggere e promuovere è, probabilmente, quel concetto o fissazione che ha prodotto Bookcity e che emerge con chiarezza nelle parole di Oliviero Ponte di Pino, eclettico direttore della rassegna, narratore appassionato di come questa sia entrata ovunque, nel centro e nei quartieri più lontani, “più a nord e più a sud”, “dove non c’è nemmeno un’insegna in italiano”, “nelle palestre”, “nei cortili”. Insieme a Marchetti, lui  è il più profondo conoscitore dell’anima autentica del Bookcity  e si vede quando ammette che ”sì, è vero, vivo tutto l’anno in una stanzetta tappezzata di post it su cui sono scritti  gli appuntamenti e i luoghi dell’edizione che verrà”. Deve essere quello, in qualche modo, il “bene comune” chiamato lettura che si vuole tutelare.

In questa edizione il Bookcity accentua la sua vocazione internazionale a partire dalla serata inaugurale, nel corso della quale verrà consegnato dal sindaco di Milano il sigillo della città a Fernando Aramburu, e mette inoltre in circolo la passione, con la prima convention nazionale dei “Patti locali per la lettura” , ossia percorsi di promozione della lettura nelle città.

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