Informazione, legalità, deontologia e il ruolo dei professionisti (giornalisti, ma non solo) nel contrasto e nell’insediamento della criminalità organizzata in Emilia. Questi i temi, tanti gli ospiti che Fnsi e Libera hanno portato a Piacenza in un doppio appuntamento che promette di replicare nel 2020 con due premi destinati rispettivamente a giornalisti e studenti dedicati ai compianti Camillo Galba e Santo Della Volpe. Tanti gli argomenti emersi in aula magna della Scuola allievi agenti di Polizia della città emiliana dove centinaia di studenti e una cinquantina di giornalisti – nel contesto di un confronto seminariale valido anche come formazione per i giornalisti – si sono trovati per ascoltare testimonianze esemplari e dibattere su questioni nodali oggi per la società emiliana. In sala autorità (il questore di Piacenza Pietro Ostuni, il prefetto Maurizio Falco, la direttrice della Scuola allievi agenti, Francesca Scanu) e giornalisti, avvocati e studenti che si sono confrontati su temi come mafie, informazione e politica. Ospiti il cronista sotto scorta Sandro Ruotolo, il presidente Aser, Matteo Naccari, il giornalista reggiano Paolo Bonacini, Donato Ungaro per Articolo21, la vicepresidente di Libera Enza Rando e dall’università di Bologna la professoressa Stefania Di Buccio, coordinatrice del master in “gestione e riutilizzo beni e aziende confiscati alle mafie”. L’iniziativa, organizzata dal presidio territoriale di Libera e da Fnsi, con il segretario aggiunto Mattia Motta, ha visto intervenire anche il presidente dell’ordine giornalisti Emilia-Romagna, Giovanni Rossi, sui temi deontologici legati al racconto delle mafie.

Un doppio incontro che ha assunto le caratteristiche di un piccolo festival alla sua ‘edizione zero’. “Un percorso nato dal basso, grazie agli studenti piacentini” spiega Motta, moderatore degli incontri insieme all’ex direttore di Libertà e Secolo XIX, Gaetano Rizzuto.

“Dopo anni di laboratori formativi sull’informazione nelle scuole, promossi da Libera e con la collaborazione di Fnsi, questo momento di confronto sulla libertà di stampa, sui giornalisti minacciati e sotto scorta, sugli intrecci tra mafie e politica era una richiesta loro, degli studenti– spiega il segretario aggiunto Fnsi e promotore dell’iniziativa – e se questo era l’obiettivo, allora è stato raggiunto. Era doveroso farlo perché qui vicino si è celebrato il processo “Aemilia”, il più grande processo della storia sulla ‘ndrangheta, e perché a Piacenza a luglio è finito in carcere il presidente del Consiglio comunale, Giuseppe Caruso, attualmente al 416bis”.

Tra le proposte, quella di istituire un riconoscimento dedicato a due giornalisti importanti per Fnsi, Libera e per la città di confine emiliana: Santo Della Volpe e Camillo Galba.

“Vorremmo istituire qui un premio dedicato a Camillo Galba, piacentino, già presidente Aser, dirigente nazionale Fnsi e attivo con Libera in anni di lotta per il diritto di cronaca, e a Santo Della Volpe, che da direttore di Libera Informazione tenne qui i primi laboratori di giornalismo con gli studenti” spiega Antonella Liotti, referente per Piacenza dell’associazione di Don Luigi Ciotti.

Un percorso “largo”, che vuole coinvolgere i giovani, gli studenti, sull’importanza della consapevolezza sociale, ossia di un’informazione libera e indipendente, che passa anche da “retribuzioni dignitose dei giornalisti precari, che oggi rappresentano i due terzi dei giornalisti attivi in Italia” spiega Motta.

Le mafie, la ‘ndrangheta in particolare, hanno superato da tempo la “linea Gotica”. Centrale, in questi territori, il ruolo del giornalista. Tuttavia le criticità sono moltissime, sia sul piano delle intimidazioni e delle minacce, sia sul piano del lavoro con precarietà e crisi dell’editoria che morde. Arginare culturalmente il fenomeno mafioso è l’obiettivo di sindacato giornalisti e Libera.

“Dove non sono liberi i giornalisti è perché i territori non sono liberi, anche la storia emiliana ci racconta questo” ha detto Ruotolo a Piacenza. Il cronista ha mostrato agli studenti l’ultimo servizio realizzato per fanpage sull’uccisione di Daphne Caruana Galizia, e sul contesto mafioso in cui è maturata. Matteo Naccari ha ricordato la vicenda del filmaker Valerio Lo Muzio, freelance di Repubblica, che ha subito intimidazioni in una conferenza stampa in spiaggia dell’allora ministro dell’Interno. Naccari ha ricordato l’importanza “della solidarietà tra colleghi”, e sul lato sindacale “l’abolizione dei cococo” e della “tutela dei collaboratori dei giornali”, con una vertenza, quella con Editoriale Libertà, proprio su questo fronte, ancora aperta. Paolo Bonacini ha ripercorso l’infiltrazione della ‘ndrangheta al nord che ha visto “la fila degli imprenditori rivolgersi ai quattrini delle cosche” mentre a Enza Rando il compito di parlare del ruolo della società civile nei processi di mafia. La testimonianza di Donato Ungaro, al centro della serata del 6 novembre, aperta al pubblico, presso la Fondazione di Piacenza e Vigevano, ha scosso le coscienze e ha dimostrato, se occorresse, delle sciagure che derivano dall’indebolimento dell’articolo21 della Costituzione.