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Teatro Olimpico. “Raffaello”, l’appassionato grande affresco di Vittorio Sgarbi

 

Vittorio Sgarbi non ripete mai uno spettacolo uguale, così la sua presa di posizione davanti al pienone del teatro Vittoria sulla sospensione del prestito dell’Uomo Vitruviano di Leonardo al Museo del Louvre è del tutto estemporanea: “L’uomo Vitruviano può serenamente viaggiare, non è fragile, non corre rischi – s’infervora il critico teatrale – non prestarlo non ci porta alcun vantaggio perché il disegno non sarebbe esposto ma resterebbe nei depositi dell’Accademia di Venezia ,dove pure io l’ho sempre visto”. Lamenta che il Louvre potrebbe dare all’Italia due capolavori pari all’Uomo Vitruviano e, dunque, la contrarietà a tale scambio è assurda e retriva. Quindi, abbandonate le cronache dei nostri giorni, il suo discorso decolla e sale ad alta quota.

La lunga e coinvolgente esposizione della biografia e delle opere di Raffaello Sanzio conferisce a Vittorio Sgarbi il titolo di vero mattatore. Il critico d’arte legge alcuni passi del Vasari e li reinterpreta con linguaggio personale, familiare e schietto, sì da rendere apertamente umano il grande artista. Arrivato all’ultimo segmento della vita del pittore, illustra i significati reconditi di un suo dipinto dai nitidi, inconfondibili tratti: “L’estasi di Santa Cecilia”. Vittorio Sgarbi narra che vedendo il quadro Francesco Francia, stimato collega di Raffaello, abbia ricevuto una tale percezione della propria inferiorità da beccarsi un infarto, cosa che, senza le cure odierne, l’ha portato alla morte. La perfezione di Raffaello, aveva già avvisato il critico, l’ha reso “antipatico” anche a lui. Sgarbi lo dipinge come ligio al lavoro, relegato alla produttività quotidiana a differenza del “pigro Leonardo”, mai interessato al sesso fino ai trentatré anni (per l’epoca una veneranda età) per poi invaghirsi follemente di quella che conosciamo come “Fornarina” e morire di sifilide all’età di trentasette.

La lectio magistralis di Vittorio Sgarbi supera le tre ore e il pubblico, tutto intero fino all’ultimo minuto , applaude. E’ una vita non agiografica quella che lui ha raccontato, per questo più comprensibile e vicina a noi.  E giacché si conosce davvero solo ciò che si comprende, Raffaello d’un tratto arriva ai presenti nella sua grandezza: i suoi quadri spiccano se paragonati alle fatiche di altri; se seguiamo il travaglio della loro gestazione, se scopriamo la scuola che li ha influenzati, se tocchiamo visivamente negli artisti dei secoli successivi l’eredità raffaelliana. Vittorio Sgarbi ha detto che è riconosciuto grande colui del quale pronunciamo solo il nome – del resto hanno la massima importanza le persone cui siamo legati affettivamente, che certo non chiamiamo per cognome – e lui di fatto è riuscito a trasmettere verso l’arte e l’artista quell’amore che vicendevolmente avvicina e magnifica.

Vittorio Sgarbi esordì al Festival La Versiliana nell’estate 2015 con lo spettacolo teatrale “Caravaggio”, esperimento rinnovato nei sequel degli altrettanto fortunati “Michelangelo” (Stag.2017/18) e “Leonardo” (Stag.2018/19). Con il quarto protagonista compone un trittico sul Rinascimento giungendo a RAFFAELLO SANZIO (1483/1520), genio di cui nel 2020 ricorrono le celebrazioni dal cinquecentenario della scomparsa, e con cui attraverso questo “Raffaello” è anticipato un tributo. Uno spettacolo da non perdere.

 

Teatro Olimpico di Roma

CORVINO PRODUZIONI p r e s e n t a

es

RAFFAELLO

Uno spettacolo con VITTORIO SGARBI

Musiche composte, ed eseguite dal vivo da VALENTINO CORVINO

Violino, viola, oud, elettronica, glasses

Scenografie video

Elide Blind _ Niccolò Faietti _ Domenico Giovannini

Mikkel Garro Martinsen _ Simone Tacconelli _ Simone Vacca

 

Service tecnico Promo Led

Messa in scena ed allestimento

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