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Il comandante che conosce tutti i segreti di Sergio Nazzaro

 
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Fabrizio Lotito, comandante della Squadra Antitratta della Polizia Locale di Torino

 Dal tuo punto di vista d’investigatore e analista, quanto è stato compreso il fenomeno delle mafie di provenienza africana e, soprattutto, della mafia nigeriana?
Abbiamo capito poco, purtroppo. Abbiamo capito poco nonostante ci siano stati diversi segnali e anche un documento dei servizi segreti datato 2011, che rilevava una disattenzione verso le mafie straniere. Il documento sottolineava come a una forte attenzione verso le nostre mafie, estremamente pericolose, non corrispondesse una stessa attenzione verso quelle straniere, soprattutto di origine africana, che si stavano rafforzando sempre di più.
Adesso sembra esserci un’attenzione maggiore, ma rispetto alla mafia nigeriana c’è sempre l’idea che sia una mafia passeggera, incapace di incidere sui territori e non troppo pericolosa.
A me sembra che si vada avanti, piuttosto che con le analisi, con le sensazioni e le paure. Manca un serio ragionamento sull’origine, la pericolosità e i metodi di contrasto.
Esattamente questo è il punto. Ormai tutti parlano di mafia nigeriana, dovunque, anche quando non c’è la mafia nigeriana. Non c’è uno studio serio e analitico del fenomeno a tutti i livelli, eppure noi siamo il porto del Mediterraneo e, di conseguenza, il fenomeno dovremmo affrontarlo con estremo rigore e attenzione. Non si può improvvisare in questo campo.
Vogliamo sfatare alcuni falsi miti che ora si stanno costruendo in merito? Il primo: la mafia nigeriana potrebbe “spodestare” quella italiana. Mi pare un’affermazione senza senso.
Neanche io lo credo, assolutamente no. Ma non bisogna sottovalutarne la pericolosità. La mafia nigeriana sta occupando lo spazio lasciato vuoto dalle nostre organizzazioni criminali, si occupa di tutti quei reati che creano allarme sociale come lo spaccio e la prostituzione. Come tu hai evidenziato, le mafie coesistono ed è qui che intravedo la loro pericolosità, in questa saldatura di mafie diverse ma unite per lo stesso fine.
L’allarme sociale permette alle nostre mafie di operare silenziosamente. Lo dicevano anni fa gli uomini del clan dei Casalesi: lasciare lo spaccio e la prostituzione agli africani mentre loro si occupano di cemento e TAV. È così?
Precisamente. Così facendo le organizzazioni criminali si dividono territori e interessi e controllano completamente il malaffare, dai grandi appalti allo spaccio in strada. Come ti ho detto più volte, credo che il nord stia diventando una zona franca.
Mi fa riflettere il dato sugli spacciatori in strada…
Un’analisi svolta direttamente sul terreno. La quasi totalità degli spacciatori in strada è straniera. Italiani non ce ne sono più. Non perché non gestiscano il traffico di droga, ma perché gestiscono i traffici piuttosto che lo spaccio al dettaglio. Le mafie si muovono con i loro colletti bianchi nella finanza, nell’edilizia, nei grandi investimenti e negli appalti, mentre la massa, in strada, è tutta manovalanza sacrificabile, anche perché c’è molto ricambio, e immediato. Tempo fa, la maggioranza degli spacciatori era marocchina, tunisina, dei Paesi mediterranei. Oggi sono tutti… Continua su mafie

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