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“Daphne e noi. Daphne siamo noi”. Presentato il video di Fanpage dedicato all’agguato di due anni fa a Malta. Focus sulla libertà di stampa e sui rischi che corre in Europa

 

Le immagini partono dove molto è finito, al lato della strada che porta a casa di Daphne Caruana Galizia, lì dove è stata fatta saltare in aria la sua auto imbottita di tritolo. Sandro Ruotolo e Andrea Esposito hanno realizzato per Fanpage.it la videoinchiesta proiettata nella giornata dedicata al ricordo della giornalista maltese uccisa perché aveva scritto troppo sulla corruzione sull’isola e per quello che ancora non aveva scritto. “Malta siamo noi, Malta mi interessa – perché è in Europa, è vicina a noi e quello che accade a Malta, accade a noi”, ha detto Sandro Ruotolo durante l’incontro, invitando tutti i giornalisti a riprendere le inchieste di Daphne Caruana Galizia. “Andare sull’isola per questo servizio per me è stata una grande esperienza umana oltre che professionale. La stampa non è libera a Malta e i giornalisti che hanno preso il testimone di Daphne hanno bisogno di essere sostenuti da noi, dall’Unione Europea”. Messaggio chiaro raccolto dal Presidente della Federazione Nazionale della Stampa, Giuseppe Giulietti, che ha invitato ad “insistere in modo ossessivo con il Parlamento Europeo e con la Commissione perché si approvi al più presto la direttiva sulla tutela dei giornalisti minacciati in Europa, una priorità tra le priorità. Dobbiamo ricordare a noi stessi e all’Europa che la ferocia contro Dpahne non è finita, lei ha avuto 109 querele e alcune sono in piedi ancora e chiamano in causa i familiari, per questo dobbiamo creare un pool di avvocati che aiuti la famiglia nella difesa, ciò vuol dire difendere la memoria e il lavoro che ha fatto la nostra collega”. “Anche la manifestazione di oggi, voluta da Fnsi e Articolo 21, ha avuto un brutto prologo che dice tutto. – ha aggiunto Giulietti – Ho ricevuto una telefonata in cui mi si ricordava che a Malta c’è un Governo laburista e che ciò va tenuto presente nell’ambito degli equilibri europei. Ho risposto che quando sono in gioco i diritti e le libertà il colore del Governo che li reprime non mi interessa minimamente e non interessa a chi ogni giorno lotta per l’affermazione della libertà di espressione, davanti a qualunque Governo”. Ad introdurre i lavori dell’incontro è stato il segretario generale della Federazione della Stampa Italiana, Raffaele Lorusso, che ha ricordato come ci sia tanto da fare contro le minacce ai giornalisti in Europa e che “Daphne è l’emblema di quella che è la normalità in molti Paesi, ossia la pressione e l’isolamento dei giornalisti che raccontano verità scomode”. “Purtroppo – ha aggiunto – dopo due anni sappiano chi sono gli esecutori ma non i mandanti e il Governo maltese non ha fatto nulla per aiutare la ricostruzione della verità, anzi possiamo dire che ha fatto del tutto per evitare che si arrivasse alla verità. Crediamo sia giunto il momento di portare all’Onu la proposta di una mozione per la protezione dei giornalisti. Ci stiamo lavorando come Fnsi con la Federazione internazionale dei giornalisti e la Federazione europea dei giornalisti e i tempi sono maturi alla luce delle minacce e persecuzioni cui continuiamo ad assistere”. Per Paolo Borrometi, presidente di Articolo 21, è necessario moltiplicare gli sforzi per proseguire le inchieste di Daphne ” e non dobbiamo stancarci mai di chiedere verità e giustizia per tutti i giornalisti uccisi”. Concetto ribadito da Anna Del Freo, segretario aggiunto della Fnsi e da anni impegnata nella tutela della libertà di stampa in Europa. Ospite speciale della mattinata dedicata a Daphne uno dei blogger che hanno continuato a scavare nello stesso terreno degli scandali finanziari e della corruzione, Manuel Delia, che ha ricordato quanto sia importante mantenere i riflettori accesi sull’isola e sul lavoro di Daphne perché l’obiettivo era quello di zittirla, annientarla, dopo aver cercato di delegittimarla.  Daphne Caruana Galizia era una straordinaria giornalista ed era una donna, ha lasciato una famiglia, tre figli, il marito, amici, passioni, è diventata l’emblema del prezzo pagato dalle donne che non si fermano davanti alla prima verità che passa, perché puntano ad approfondire, ad andare avanti. Questo concetto è stato ricordato da Vittorio Di Trapani, segretario dell’Usigrai che ha chiesto all’azienda pubblica di dedicare approfondimenti e inchieste a Daphne, agli argomenti che trattava e al punto cui è arrivata l’inchiesta “perché il 16 ottobre non sia solo una data, un numero, bensì una giornata che prosegue quel lavoro d’inchiesta”. Tra le molte sfaccettature di questa storia quella colta dal direttore di Fanpage, Francesco Piccinini, riguarda il “silenzio ovattato” della morte di questa giornalista, una morte nel mondo ricco che non vuole essere disturbato e che, anzi, desidera solo andare avanti come nulla fosse accaduto. A ribadire i rischi corsi dai cronisti in tutto il mondo è stata Antonella Napoli del direttivo di Articolo 21, mentre Riccardo Noury di Amnesty International ha sottolineato come sia  ora di “trasformare la giornata del 16 ottobre in una data che metta a fuoco il valore della libertà di espressione e della difesa dei diritti umani, perché i giornalisti nel raccontare la verità sono portatori di diritti umani”. A Daphne Caruana Galizia è dedicato un Premio nella città di Ronchi dei Legionari che per l’edizione 2019, il 26 ottobre, conferirà la cittadinanza onoraria al figlio Mattew, come ha ricordato nel corso dell’incontro in Fnsi Luca Perrino, giornalista de Il Piccolo e tra gli ideatori della manifestazione.

“Questo delitto in Italia lo avremmo classificato come un agguato di tipo terroristico-mafioso, poiché ne incarna tutti i canoni: delegittimazione, denigrazione, morte e ancora denigrazione anche dopo la morte”, sono parole di Sandro Ruotolo che dicono molto, forse tutto, di questa storia e dunque di quanto sia ancora difficile, ma non impossibile, cercare la verità.

Foto di Roberta De Maddi

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