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«Silenzi luterani»

 

Il titolo del cd di Paolo Damiani appena dato alle stampe evoca le Lettere Luterane di Pier Paolo Pasolini ed è stato proposto al pubblico in occasione del Cinquecentenario della Riforma protestante

È stato appena dato alle stampe il cd musicale del compositore d’orchestra, contrabbassista, violoncellista e architetto, Paolo Damiani, dal titolo «Silenzi luterani», grazie all’etichetta Alfa Music. Un bel progetto musicale che il compositore romano ha proposto al pubblico nel 2017.

«Il lavoro celebra i 500 anni della Riforma di Martin Lutero, per convenzione iniziata il 31 ottobre 1517 con l’affissione alla porta del Castello di Wittenberg delle 95 tesi contro lo scandalo delle indulgenze […] – scrive Damiani sul sito internet personale presentando il cd –. In tal modo il giovane teologo prendeva ufficialmente le distanze dalla Santa Sede romana».

Le registrazioni sono state raccolte in occasione di due concerti tenuti presso la SalaAccademia del Conservatorio di Santa Cecilia di Roma e la Sala Concerti della casa del Jazz di Roma, nel 2017.

Sette le tracce disponibili: From heaven above to heart i comeAddio dunqueEin feste bluesDi puro pane e miseriaSic et nuncCanto eretico Tutte queste cose insieme.

«Lutero – prosegue Damiani – fu uno straordinario innovatore, comprese che far cantare tutti i fedeli (e non solo pochi eletti, come avveniva nel cattolicesimo) avrebbe favorito la comprensione dei testi, introducendo inoltre il volgare nella liturgia riformata e coinvolgendo maggiormente tutto il popolo. Il canto corale permetteva ai credenti – all’epoca per lo pù incolti – di apprendere agevolmente i testi sacri, cantati per la prima volta in tedesco e non più in latino. Scrisse testi di notevole interesse e compose anche musica, arte, che elogiò nell’Encomiom Musices; un estratto del quale è stato inglobato nella mia composizione Silenzi Luterani».

Il titolo del brano, ricorda Damiani, evoca le Lettere Luterane di Pier Paolo Pasolini: «articoli scritti nel 1975 e pubblicati sul Corriere della Sera, pochi mesi prima della sua tragica scomparsa».  Una rovente requisitoria contro l’Italia che Pasolini vedeva intorno a sé «distrutta esattamente come l’Italia del 1945». Partendo dall’analisi delle mutazioni culturali, infatti, Pasolini rintracciava i segni di un inarrestabile degrado: la crisi dei valori umanistici e popolari; le lusinghe del consumismo, più forte e corruttore di qualsiasi altro potere; le distruzioni operate dalla classe politica; una invincibile e generalizzata «ansia di conformismo».

«Gli scritti – prosegue Damiani – stigmatizzavano profeticamente la mutazione antropologica del Paese e i vizi dell’Italia democristiana devastata da conformismo e corruzione: luterane quindi, in quanto anche Pasolini – come Lutero – si scagliava contro i mali della sua epoca: la televisione pervasiva e diseducativa, le collusioni dei potenti, il conformismo dei giovani».

Il progetto musicale ha coinvolto diversi musicisti (oltre a Paolo Damiani al contrabbasso, musiche e arrangiamenti): Daniela Troilo, alla voce e agli arrangiamenti, Marta Alquati, voce; Daphne Nisi, voce; Laura Sciocchetti, voce; Erica Scherl, violino; Lewis Saccocci, pianoforte; Francesco Merenda, batteria; Daniele Tittarelli, sassofoni, solista ospite.La Produzione artistica è stata curata da Paolo Damiani e il coordinamento per la produzione da Fabrizio Salvatore.

«La band– afferma infine Damiani – è formata dai miei migliori allievi o neodiplomati del Conservatorio di Santa Cecilia, dove dirigo il Dipartimento Jazz: quattro voci capitanate da Daniela Troilo, evocano in assoluta libertà il colore dei corali Luterani, gravidi di senso del Sacro e di polifonie che squarciano il silenzio,tipico delle cattedrali europee».

Completano il gruppo due strumenti a fiato e una sezione ritmica, «più squisitamente jazz, metropolitana, intensa, nervosa. Le musiche sono liberamente interpolate con frammenti melodici scritti da Lutero e testi dello scrittore friulano, in un percorso ondivago tra suoni estremi e silenzi osceni, forse l’unica possibile risposta quando l’indignazione non basta più»e quando risulta essere impossibile quel «Processo evocato da Pasolini», conclude Damiani.

Paolo Damiani nel 1981 si è laureato in composizione jazz e in contrabbasso classico, dopo aver studiato composizione e strumento con Bruno Tommaso e Giorgio Gaslini. Nel 1976 si è laureato in Architettura presso l’Università di Roma, discutendo una tesi su: Nuovi spazi per la Musica. Nel gennaio 2011 ha vinto il referendum Top Jazz del mensile Musica Jazz, come miglior compositore dell’anno.

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