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Nicastri-Arata: nell’indagine della Dia i timori per un articolo di “Alqamah”

 

Dentro l’indagine che ha portato alla cacciata del senatore della Lega Armando Siri dal Governo c’è anche il contributo di un piccolo giornale on line trapanese, “Alqamah”Lo rivelano le carte  dell’indagine per corruzione che ha coinvolto l’imprenditore dell’eolico Vito Nicastri e l’ex consulente della Lega Paolo Arata, secondo i pm, “socio occulto” delle aziende di Nicastri. L’imprenditore trapanese è una vecchia conoscenza degli uomini della Direzione investigativa antimafia che nel 2013 hanno chiesto e ottenuto il sequestro di gran parte del suo patrimonio. Nicastri che ha sempre negato ogni contatto con i boss è ritenuto dai magistrati fra i possibili finanziatori della latitanza di Messina Denaro e al tribunale di  Palermo è imputato per concorso esterno alla mafia.

“Un impianto che fa discutere”-  L’informativa  ricostruisce l’origine dell’indagine e anche un episodio singolare che riguarda Nicastri. Dopo la pubblicazione di un articolo dal titolo “Un impianto che fa discutere”  apparso su “Alqamah” il 21 ottobre del 2017  l’imprenditore chiede un appuntamento alla Dia che registra nella sua informativa: “Era stato lo stesso Vito Nicastri – ad imprimere un’accelerazione alle attività investigative, rendendosi protagonista di un maldestro tentativo di sviamento di possibili indagini nei suoi confronti […]”.  Quando l’imprenditore si reca dal tenente colonnello Rocco Lopane però non sa di essere nuovamente sotto la lente di osservazione degli investigatori, anche a causa delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia di Cosa nostra  che nei mesi precedenti hanno raccontato dell’ascesa del suo socio occulto, l’imprenditore Francesco  Isca “già destinatario di interdittive da parte della Prefettura di Trapani per infiltrazioni mafiose nelle sue ditte”.   “Nella circostanza il Nicastri  – scrivono ancora dalla Dia – manifestava le proprie preoccupazioni per i possibili effetti negativi dell’articolo […] sull’opinione pubblica locale gettando ombre inquietanti sulla liceità di un ambizioso progetto imprenditoriale relativo alla realizzazione in un territorio di Calatafimi-Segesta (Tp) […] Ciò in quanto in coda all’articolo si affermava che dietro le quinte del progetto ci sarebbero stati alcuni imprenditori finiti sotto inchiesta per collusioni con la mafia. Il Nicastri – continuano – sosteneva che il riferimento contenuto nell’articolo era certamente alla sua persona in quanto lo stesso stava da tempo collaborando con la Solgesta srl, azienda, a suo dire, riconducibile a gruppi imprenditoriali del nord Italia, specializzati nella costruzione di impianti di produzione di energia da fonti alternative, intenzionati a realizzare in provincia di Trapani il suddetto impianto di produzione di bio-gas”.

L’inchiesta si allarga. Nel tentativo di sgombrare il campo da sospetti e reagire all’articolo di “Alqamah”, l’imprenditore offrirà agli investigatori elementi utili all’inchiesta. Confermando, soprattutto, i rapporti di collaborazione con  Isca che Nicastri definirà “imprenditore di sua fiducia particolarmente esperto nel settore”. Gli inquirenti poi allargheranno l’indagine arrivando ad individuare i suoi rapporti con Francesco Arata e il figlio Francesco Paolo, “fortemente sospettati” di essere “prestanome” di Nicastri.

Il ruolo dell’informazione locale. “Ci siamo occupati dell’impianto di Gallitello – commenta ad Articolo21 il giornalista e direttore di “Alqamah”, Rino Giacalone – perché comitati e cittadini lamentavano possibili danni ambientali e sanitari a seguito della nascita dell’impianto. Da anni seguo le vicende trapanesi legate all’eolico e all’imprenditoria della provincia, che sono anche state l’aspetto prevalente delle connessioni tra mafia e impresa, in questo caso poi abbiamo provato a dare voce alle proteste dei cittadini”, “Questo dimostra – se ve ne fosse bisogno, chiosa Giacalone – quanto sia importante dare voce ai cittadini che quando sanno leggere  il territorio riescono ad indicarci alcune criticità sulle quali lavorare come giornalisti. Fatti che – come avvenuto in questa occasione – possono provocare una reazione degli indagati, utile ai fini dell’inchiesta”.

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