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Crisi di Governo: la deriva della comunicazione

 

Oltre che per la crisi di Governo questa estate 2019 verrá ricordata per la violenza verbale utilizzata sui social e sui media negli ultimi mesi che a mio avviso credo sia senza precedenti. Oggi ci troviamo di fronte ad una vera e propria deriva della comunicazione.
É stato ricordato proprio ieri durante il discorso dimissionario del Premier Giuseppe Conte dal Senato della Repubblica quanto la politica abbia risentito di un certo tipo di linguaggio inappropriato. “La politica dei nostri giorni – ha dichiarato Conte – si sviluppa per buona parte sul piano comunicativo, affidandosi a un linguaggio semplificato, … e non posso permettere che questo passaggio istituzionale possa consumarsi con conciliaboli riservati, comunicazioni dei social, dichiarazioni per strada o nelle piazze senza un pieno contraddittorio”. Il clima di odio e il successivo linguaggio inappropriato di una parte di questo Governo ha scatenato negli ultimi tempi una vera e propria crisi non solo governativa, ma identitaria. L’aggressivitá e l’arroganza espressa sui social e sui media ha ormai preso la strada del non ritorno. Il web oggi ha sdoganato la libertá di esprimere qualunque cosa passi per la mente di ognuno di noi, senza mai prendere in considerazione le conseguenze delle offese, degli insulti e della diffamazione. Pur di dare autorevolezza al proprio pensiero si utilizzano frasi denigratorie nei confronti di chi non la pensa come noi. Oggi gli odiatori, meglio chiamati haters, hanno preso il sopravvento e spesso il loro scopo non é solo difendere le proprie idee spesso confuse, con fare aggressivo, ma creare volutamente uno scontro individuale o o anche di massa ma che sia finalizzato a fortiticare quel clima d’odio giá purtroppo esistente. Un clima talmente cruento anche verbalmente che altro non provoca che un maggiore allontanamento da quel concetto fondamentale che dovrebbe essere la costituzione di una societá piú civile rispetto al passato. Per far chiarezza sulla questione della comunicazione contemporanea abbiamo contattato il Marino D’Amore sociologo della comunicazione esperto di media che nel suo libro “I mille volti della comunicazione: come il fenomeno comunicativo si declina nella società” Curcio University Press ci spiega questo processo:
“La comunicazione, – dichiara D’Amore – e con essa l’informazione, è lo strumento che forma l’opinione pubblica e rappresenta un amplificatore di emozioni. Le notizie oggi si scelgono attraverso i criteri di notiziabilità, ossia caratteristiche peculiari che rendono un evento notiziabile e quindi vendibile secondo la classica dinamica economica di domanda e offerta. L’emozionalità è uno di questi criteri, ad esempio quando un accadimento coinvolge lo stato d’animo del pubblico: pensiamo ad eventi particolarmente traumatici come quelli in cui ci sono delle vittime. Un altro è il conflitto, dove il bene si oppone al male, dove ci sono due contendenti che sostengono opinioni opposte e che fidelizzano potenziali seguaci tra il pubblico. Anche l’esclusività di una notizia sancisce il suo appeal: la novità di un evento attira il pubblico e condanna all’oblio quelli passati. Gli ‘haters’ ovvero gli odiatori, sono il prodotto di una deriva culturale e pregiudizievole che utilizza la democrazia comunicativa offerta della Rete per diffondere quello stesso odio verso quel nemico, qualunque esso sia, alimentandolo, senza conoscere ciò che accade veramente, viralizzando la disinformazione e celandosi dietro l’anonimato offerto dal web.
Il problema è tanto complesso quanto la soluzione semplice: basterebbe stimolare un consumo critico dell’informazione, fatto di confronto e riflessione, magari distribuita su più fonti informative, grazie alla Rete stessa, unito a un’educazione anche scolastica, che formi nuove generazioni di consumatori mediatici attenti e consapevoli, senza demonizzare il web, ma invece insegnando ad usare le sue immense potenzialità nel modo più efficace. Il discorso del premier Conte di ieri ha denunciato come l’ hate speech abbia connotato profondamente la comunicazione di questo governo su varie vicende come quelle dei migranti o degli avversari politici del momento. Un discorso dell’odio che ha coinvolto i protagonisti dell’agone politico legittimando anche i loro sostenitori a viralizzarlo nel web acuendo la violenza verbale e una ‘non comunicazione’ di fondo perché priva di contradditorio e pluralismo.”
Di recente sono stati pubblicati i risultati della Mappa dell’Intolleranza in rete, un progetto di Vox – Osservatorio Italiano in collaborazione con l’Università Statale di Milano, l’Università di Bari, La Sapienza di Roma e il Dipartimento di sociologia dell’Università Cattolica di Milano. La rilevazione di questo quarto anno di monitoraggio, ha esaminato il periodo tra marzo e maggio 2019, ed ha messo in evidenza alcune caratteristiche peculiari. L’islamofobia ad esempio, si conferma in pole position nella classifica dell’odio online. Oggi la fotografia che emerge dalla Mappa dell’Intolleranza 4.0 racconta di un’Italia ‘furiosa e rabbiosa, che si accanisce soprattutto contro migranti, ebrei, musulmani’. Oggi un hater su tre si scatena contro ‘lo straniero’ spesso musulmano poiché ancora esiste l’erroneo binomio islamico- terrorista, frequentemente denigrato ed accusato anche quando non ha colpe.
Ci troviamo di fronte ad una schiera di haters, cui una certa politica ha inculcato il veleno del diprezzo verso l’altro dando vita ad un clima di tensione, paura e rabbia difficile ormai da ricondurre sulla strada della correttezza e del rispetto. Questa deriva comunicativa ci porterá a limitare il nostro spazio di riflessione, ci renderá sempre piú schiavi del pensiero unico etnocentrico e ci fará sempre piú succubi dell’intolleranza e dell’odio.

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