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Un sogno chiamato dignità

 

La 31enne Carola Rackete, Capitana della nave Sea Watch 3, è stata arrestata con l’accusa di resistenza e violenza a nave da guerra e tentato naufragio. Reato che prevede una pena dai 3 ai 10 anni di reclusione. La donna è stata posta agli arresti domiciliari perché colta in flagrante. I 40 migranti, a bordo della nave che era ferma da tre giorni a largo di Lampedusa, sono sbarcati sull’Isola. Salvini ha dichiarato che “saranno distribuiti in 5 Paesi”. “Sono un cittadino, non di Atene o della Grecia, ma del mondo”, diceva Socrate. Lo erano anche i migranti che sono morti davanti alle coste libiche nell’ultima ecatombe avvenuta nel Mediterraneo; lo era il piccolo Aylan, morto a faccia in giù nell’ottobre 2015 davanti la spiaggia di Bodrum. Era un piccolo profugo siriano Aylan, lo ricordiamo tutti,indossava una magliettina rossa, pantaloni scuri fino alle ginocchia e le scarpine allacciate con cura.

Chissà, forse gliele aveva comprate la sua mamma prima di partire, prima di essere accolto in un nuovo paese. Ci piace immaginare questo. La sua foto ha fatto il giro del web, diventando in pochissimo tempo il simbolo delle tragedie che ogni giorno si consumano in mare tra il silenzio delle onde e la speranza che hanno i migranti di poter trovare un futuro migliore. Tante le foto circolate in rete in quel periodo, tra le quali una in cui è possibile vedere un agente turco, visibilmente provato, che solleva il corpo del piccolo Aylan tra le sue braccia e lo porta lontano da quelle onde minacciose che avrebbero dovuto portarlo in riva sano e salvo, con i suoi sogni da bambino e invece sono diventate la sua tomba. Una realtà difficile e dura, a cui siamo purtroppo abituati da molto tempo. La realtà circostante ci fa capire quanto tutto ciò non possa essere in alcun modo tollerabile.

Serve una politica che abbatta i muri fisici e ideologici e che rimuova ogni forma di ostruzionismo portato in auge da bandiere di propaganda contro lo straniero. Siamo tutti esseri umani e cittadini del mondo e tutti abbiamo diritto alla vita. L’Articolo 3 della Costituzione Italiana recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Erano cittadini del mondo anche quel padre con la sua bambina di 23 mesi, morti nel Rio Grande, mentre tentavano di attraversare il confine tra Messico e Stati Uniti, mentre cercavano di raggiungere il Texas. Chissà quante volte quel padre avrà raccontato alla sua bambina il famoso sogno americano. Chissà come avrà descritto quell’America tanto lontana quanto ambita, piena di luci, colori e sogni da realizzare che un tempo aveva accolto con gioia ed entusiasmo i padri dei loro padri. Un terreno che in passato aveva aperto le porte a tanta gente umile e volenterosa, in grado di lavorare e contribuire alla società e che oggi ha trasformato l’America in una potenza economica. Le favole di quel padre, purtroppo, si sono dissolte nel cielo proprio come le nuvole in una calda sera d’agosto. Nessun sogno americano si realizzerà e nessuna luce illuminerà i loro occhi pieni di speranze perché quel padre e la sua bambina di 23 mesi sono morti nel corso della traversata, proprio come il piccolo Aylan Kurdi. I loro corpi sono stati rinvenuti con il volto immerso in acqua, abbracciati, trascinati dalla corrente del fiume tra la città di Metamoros e Brownsville, dove si presume abbiano tentato la pericolosa traversata.

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