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Iran: 30 anni di carcere all’avvocato Davoodi

 

Non si arrestano in Iran le condanne nei confronti degli avvocati. Lo scorso 1 giugno é stato condannato a 30 anni di carcere e a 111 frustate l’avvocato iraniano e difensore dei diritti umani Amir Salar Davoodi. Davoodi venne arrestato lo scorso 20 novembre da agenti dei servizi segreti iraniani presso il suo ufficio e come spesso avviene in Iran l’arresto venne eseguito senza un mandato; sia nella sua casa come nel suo ufficio vennero sequestrati numerosi documenti non solo di lavoro ma anche personali. Davoodi é stato a lungo difensore di prigionieri politici e di appartenenti alle minoranze etniche e religiose, alcune delle quali in Iran non hanno vita facile. Per questo motivo aveva creato un suo canale su Telegram, uno dei social network di messaggistica piú utilizzati in Iran, nel quale aveva realizzato una rete di scambio tra avvocati contro la politica dittatoriale del regime iraniano. Le accuse mosse nei suoi confronti sono “propaganda contro il sistema” e  “collusione contro la sicurezza nazionale”; accuse spesso utilizzate dalle autoritá iraniane nei confronti di chi si oppone al regime. La ‘propaganda’ di cui si parla nelle accuse consisteva nel rilascio di interviste, da parte di coloro che avevano subito o che erano a conoscenza di violazioni dei diritti umani nel paese. L’avvocato Davoodi dopo il suo arresto é stato tenuto in isolamento per un lungo periodo senza aver avuto la possibilitá di ricevere visite. Da novembre é recluso nel famigerato carcere di Evin a Tehran e ha potuto avere contatti con la sua famiglia solo lo scorso 21 gennaio. Alcune organizzazioni per la tutela dei diritti umani hanno denunciato il timore e la preoccupazione che l’avvocato sia stato sottoposto a torture. Nei primi mesi della sua detenzione non gli é stato permesso di rivolgersi al medico della prigione tantomeno al suo avvocato. L’arresto di Davoodi non é certamente un caso isolato in Iran tra novembre e dicembre con lui sono stati condannati a lunghe detenzioni anche gli avvocati Qasem Sholehsadi, Arash Keykhosravi e Mohammad Najafi sempre per il loro impegno nella difesa dei diritti umani. Non possiamo certamente non citare il recente caso dell’avvocatessa attivista Nasrin Sotoudeh, condannata a 38 anni di carcere e 148 frustate per aver assunto la difesa delle donne che hanno protestato contro l’obbligo del velo (hijab) in Iran. Una norma obbligatoria introdotta a seguito della Rivoluzione Komenista del 1979 e che sta diventando un vero ‘problema’ tra una parte della popolazione che vorrebbe rimuoverlo e il Governo che continua ad arrestare chi protesta. La condanna di Nasrin Sotoudeh ha sollevato l’indignazione di tanti soprattutto delle tante associazioni che si battono per la tutela dei Diritti Umani. In base all’articolo 134 del Codice Penale che prevede, in caso di condanna per tre o più reati, di scontare la condanna più lunga imposta per la più grave delle imputazioni, Nasrin dei suoi 38 anni dovrá trascorrerne in carcere almeno 12 anni. Anche per l’avvocato Davoodi verrá applicato lo stesso criterio dell’articolo 134 e dei suoi 30 anni di condanna dovrá scontarne 15. Da tempo alcune organizzazioni a tutela dei Diritti Umani hanno chiesto agli organi di competenza iraniani di rimanere in linea con i principi fondamentali delle Nazioni Unite sul ruolo degli Ordini degli Avvocati in base ai quali secondo il principio n° 16 le autorità hanno il dovere di “assicurare che gli avvocati (a) siano in grado di svolgere tutti i loro doveri professionali senza ostacolo, intimidazione, molestia o indebita interferenza”. Hanno chiesto inoltre in base al principio n. 5 di tutelare tutti i detenuti che “devono continuare a godere dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali enunciati dalla Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo”. Dichiarazione che l’Iran ha sottoscritto e ratificato nel 1975, ma che evidentemente deve aver dimenticato da tempo viste le continue violazioni nei confronti della popolazione e contro chiunque voglia opporsi o criticare l’attuale regime. (Nella foto l’avvocato Amir Salar Davoodi)

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