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Battaglia sugli striscioni: vietato quello della Uil. E a Potenza rimosso il lenzuolo della Chiesa

 

Alla fine è stata ridotta a pura questione di decoro urbano. Eppure non convince la versione fornita dalla Questura di Roma circa il divieto subito da alcuni manifestanti della Uil, che non hanno potuto esporre al Pincio uno striscione ironico sui due vicepremier Salvini e Di Maio. Secondo quanto si è saputo dagli uffici della Questura, infatti, la Digos è intervenuta non per il contenuto, bensì perché “si è ritenuto che lo striscione fosse lesivo del decoro paesaggistico, così come previsto dall’art.49 del Codice dei Beni Culturali”. Siccome la battaglia degli striscioni va avanti ormai da settimane è difficile accettare questa interpretazione, pur legittima naturalmente. Lo striscione di 108 metri quadri conteneva una vignetta con il fumetto di Luigi Di Maio e Matteo Salvini e quest’ultimo dice: “Matté, dicono che mettese contro il sindacato porta male!”; la caricatura di Salvini replica: “Sì, Gigino, lo so, infatti me sto a portà avanti col lavoro». Per la Flp Uil, che lo ha ideato, erano solo due battute ironiche in linea con la goliardia che spesso il sindacato ha messo in campo nelle manifestazioni contro le politiche di Governi di diversa estrazione politica. Tutti e due i vicepremier hanno voluto commentare sui social l’accaduto, negando di aver mai neppure ipotizzato atti di censura e men che meno in questo caso. Salvini, anche nella sua veste di Ministro dell’Interno, ha detto che ha altro cui pensare come l’ordine pubblico e la criminalità organizzata, mentre Di Maio ha precisato di essere “per la libertà sempre”. I sindacalisti presenti alla manifestazione e testimoni diretti dell’accaduto invece hanno raccontato una versione diversa, annunciando che, comunque, la loro protesta contro politiche economiche sbagliate continuerà.
“Dirci indignati è un eufemismo. – afferma Alberto Civica, segretario regionale della Uil – Bloccare lo striscione della Uil Fpl perché inadeguato e offensivo è un atto lesivo per la libertà di ognuno di noi. Per la libertà di espressione e di parola prevista dalla Costituzione. Uno striscione innocuo che riportava semplicemente ciò su cui il segretario generale Carmelo Barbagallo ironizza spesso, cioè che ‘prendersela col sindacato porta male’. Una battuta, una vignetta satirica come ce ne sono state e ce ne sono migliaia. Il ministro Salvini, qualora l’ordine fosse partito da lui, pensa che celando le realtà e occultando le critiche o le semplici battute riuscirà a risollevare il Paese? Noi crediamo che la libertà di chiunque sia il bene primario per cui battersi sempre. Come cittadini e come sindacato. La Digos potrà bloccare uno striscione, non farci tacere o limitare le nostre azioni a favore dei più deboli. ‘Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu possa dirlo’, rimarrà sempre questa la nostra filosofia”. La vicenda di Roma, per una coincidenza temporale perlomeno curiosa, somiglia a quanto successo a Potenza dove tre persone hanno rimosso uno striscione posto davanti alla chiesa di Sant’Anna e Gioacchino e recante la scritta “Prima gli ultimi”. In città è in corso una sorta di rivolta degli striscioni e ve ne sono molti altri infatti, affissi seguendo l’iniziativa di don Marcello Cozzi, esponente di Libera e presidente dell’associazione Cestrim onlus che si occupa di ricerca per il Mezzogiorno, di donne vittime di tratta con azioni di contrasto alla prostituzione e di anti-usura. In questa battaglia dei messaggi su striscioni e lenzuoli c’è una piccola-grande rivoluzione e nell’azione pervicace di rimuoverli c’è l’idea strisciante di sopprimere la libertà di espressione. A prescindere dalle motivazioni formali che, purtroppo, cadono davanti all’evidenza e alla frequenza con cui stanno avvenendo le rimozioni.

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