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America first, Italia last. Trump campione del sovranismo miope

 

Ai tempi di Mao in Cina dicevano che l’atomica USA era una “tigre di carta”. I mercati hanno capito che anche la minaccia di Trump di mettere i dazi alla merce cinese è una rediviva “Tigre di Carta”. Il danno sarebbe enorme, e per l’intera economia mondiale, come le bombe atomiche negli anni ’60 lo erano per l’intera umanità. L’economia USA va molto bene, disoccupati al minimo storico, anche perché un presidente palazzinaro non si poteva permettere di bloccare l’edilizia, attività che in Italia denuncia disoccupazione a sei zeri:  nel nostro paese dove  siamo prossimi ai tre milioni di posti di lavoro perduti (3.000.000!) indotto compreso. Nel cui novero (i senza lavoro e reddito) non “osiamo” più conteggiare le centinaia di imprenditori che, in dodici anni di crisiedilizia, sono passati a miglior vita, spesso  volontariamente o per cedimento della “struttura corpo-mente”.

Un settore che negli USA non rende più come fino a qualche anno fa è invece quello petrolifero, rappresentato nel paese di Trump dallo “shale oil”, ovvero il petrolio che si estrae, con il “fracking”, dalle sabbie bituminose. Una produzione che ha superato quella dell’Arabia Saudita, ma che comporta dispendiosi consumi energetici;  il chè determina la necessità, per essere un’attività redditizia, di avere un valore del petrolio superiore ai 70 dollari al barile (per i sauditi meglio sarebbe raggiungere gli 85). Ecco che il presidente americano ha trovato la soluzione per rinfrancare i tanti statunitensi che hanno investito (anche con il crowd funding) nel petrolio solido. Si è inventato: le sanzioni all’Iran, la rivolta in Libia e la pantomima dei due presidenti in Venezuela. Il risultato si è visto subito: il petrolio ha raggiunto i 75 dollari al barile.

Certo non rimpiangiamo le ipocrisie dei democratici americani, ma il sovranismo di Trump ci mette di fronte all’unica legge del capitalismo, sancita dal Marchese del Grillo: “Io so io, voi non siete un… nulla”. Ma la miopia del presidente USA, capitalista, palazzinaro e petroliere, si mostra sulla crisi ambientale del pianeta, che per il presidente, anche negazionista, non esiste affatto. Tra i pochi d’accordo: Vittorio Feltri, che su Greta Thunberg titolava: “La rompiballe dal Papa – Vieni avanti Gretina”. Un triste sovranista della bergamasca, ma d’importazione.

 *Libera Associazione Ingegneri

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